Body positive del brand Dove che con la campagna reverse selfie mostra il prima ed il dopo delle foto di alcune adolescenti con e senza filtri.

Brand e body positive: trend della bellezza senza filtri

Imperfezioni che scompaiono, gambe che si allungano ed addominali che si scolpiscono. Tra i filtri di Instagram e TikTok e le post-produzioni con Photoshop, lo standard di bellezza sembra sempre più elevarsi ad una perfezione irreale.

Per fortuna, negli ultimi anni, molte iniziative anche da parte di importanti brand vanno in controtendenza: i corpi vengono mostrati come veri ed umani, l’amore per se stessi diventa un trend ed il body positive è un movimento appoggiato da sempre più persone. 

I filtri nelle foto: una pericolosa tendenza

Cosa vuol dire essere “normali” quando ci riferiamo a delle persone?
La nostra percezione di uno standard di bellezza fisica è influenzata dai contesti in cui viviamo: sociali, culturali ed anche commerciali.

Quando le grandi aziende vendono nei loro messaggi pubblicitari un’ideale di perfezione, diventano complici del problema. Quest’ultimo, viene ingigantito anche sui Social Network quando “persone comuni” contribuiscono usando filtri e ritocchi fotografici per avvicinarsi a quegli standard irraggiungibili. 

Nonostante siamo consapevoli che nei contenuti a cui siamo esposti le foto siano editate o ritoccate, il nostro inconscio continuerà a registrare quegli ideali di bellezza come standard a cui conformarci. Stress, ansia e depressione sono solo alcuni degli effetti che ne nascono. 

Da una ricerca del 2019 della Mental Health Foundation su 1.118 adolescenti, è emerso che la preoccupazione sull’immagine del proprio corpo abbia spinto un ragazzo su dieci ed una ragazza su quattro a modificare la forma del loro viso o corpo.

Il 37% dei ragazzi intervistati, ha dichiarato di essersi sentito in imbarazzo per il loro fisico. Inoltre, il 25% di essi affermano di sentirsi così stressati per la loro apparenza da perdere il controllo.

Il problema però riguarda anche gli adulti: secondo un’indagine del magazine Stylist, l’83% delle donne intervistate afferma che i social media deteriorino la loro autostima. Ancor più spaventoso è che 1 adulto su 8 abbia vissuto pensieri suicida a causa della scarsa accettazione del proprio corpo. 

I disturbi causati dai filtri sulle foto

La causa di tutto questo non è più però solo il paragone con gli altri e con le celebrità. La tendenza di alterare la propria immagine sui social comporta anche ad un pericoloso paragone con se stessi.

App che permettono di modificare i propri connotati e di scolpire il proprio corpo su foto e video, come Body Editor, Facetune e RetouchMe, contano più di 10 milioni di download ognuna. Altre invece, come Zoom e Snapchat, integrano la possibilità di modificarsi direttamente all’interno del loro sistema.

Addirittura anche su TikTok, quando si passa alla modalità “Live” per iniziare una diretta, la fotocamera pre-imposta dei filtri bellezza senza consenso dell’utente.

@nessa.may.8

##toxic ##societalnorms ##beautymode #tiktokistoxic ##perfectjustthewayyouare ##MAKEYOURMOVE

♬ You – Petit Biscuit

Negli ultimi anni sono stati identificati tanti disturbi legati all’immagine del proprio corpo. Tra questi, anche la “Snapchat dysmorphia”. Si tratta di un disturbo legato all’immagine del proprio corpo che nasce dall’abuso dell’utilizzo di filtri su social. Le persone iniziano a soffrire di dismorfia, cioè non si riconoscono più quando si guardano allo specchio poiché abituati a vedersi perfetti nei loro scatti.

L’insieme di tutti questi dati fa comprendere quanto il problema sia insidiato nella nostra realtà. Esiste una soluzione per risolverlo?

Estetica del normale: brand che promuovono il body positive

Se è vero che le pubblicità di grandi aziende abbiano influenzato la nostra percezione di bellezza, allora è altrettanto vero che partendo da messaggi più inclusivi e reali da parte delle stesse sia possibile invertire la tendenza.

Già da diversi anni, tanti brand cercano di appoggiare il movimento del body positive. Nasce così il messaggio dell’ “estetica del normale”: è nell’imperfezione la bellezza che ci rende umani. 

DOVE: Progetto Autostima

È dal 2004 che Dove lotta per rivoluzionare il concetto di bellezza, diventando “La casa della bellezza autentica”.

Attraverso il “Progetto Autostima”, offre supporto alla crescita di una percezione positiva del proprio corpo e all’aumento della sicurezza in se stessi. Le campagne Dove hanno raggiunto più di 69 milioni di giovani ed hanno l’obiettivo di coinvolgerne 250 milioni entro il 2030.

Nonostante il problema sia stato intercettato dall’azienda più di 15 anni fa, lo stesso si mostra tremendamente attuale. Nel 2021, il progetto si rinnova attraverso la campagna “Reverse Selfie – Have #TheSelfieTalk”, realizzata insieme all’agenzia Ogilvy

Con dita sottili che sfiorano velocemente lo schermo di uno smartphone, la ragazzina di 13 anni che appare nella pubblicità impersonifica tutte le adolescenti che modificano le proprie foto per conformarsi agli standard di bellezza tossica a cui sono esposte. 

La sconvolgente ed impattante campagna è solo una parte dell’impegno di Dove nel progetto: attraverso dei “kit-autostima” e numerosi articoli divulgativi sui loro blog, raggiungere l’amore per se stessi diventa un obiettivo più facilmente raggiungibile. 

H&M ed il coraggio di affrontare l’opinione pubblica

Nelle società in cui gli stereotipi fisici sono ben radicati, non è semplice sopportare il peso del giudizio altrui. 

La via d’uscita? Un salto nel silenzio, dove accettare se stessi ed amarsi diventano scelte dettate dalla ricerca del proprio benessere. 

Nella campagna beachwear 2021 di H&M, la modella Paloma Elsesser diventa simbolo della ribellione ai canoni estetici, raggiungendo la libertà aggrappandosi alla sua forza interiore. 

I costumi promossi, disponibili fino alla taglia 50, cercano di adattarsi alla fisicità di ogni donna per permettere a tutte di sentirsi a proprio agio e godersi ogni attimo in serenità. 

ASOS: le imperfezioni che ci rendono unici

Smagliature, nei, cellulite e macchie sulla pelle: facendo un giro per le vetrine virtuali di ASOS sarà molto semplice rendersi conto dell’impegno del brand nel promuovere uno standard di normalità, di bellezza oggettiva e reale all’insegna del body positive. 

Immagine di ASOS, brand che incoraggia il body positive con foto delle sue modelle in costume non ritoccate con in evidenza smagliature e cellulite.

La mission dell’azienda, talvolta, parla chiaro:

We believe in a world where you have total freedom to be you, without judgement. To experiment. To express yourself. To be brave and grab life as the extraordinary adventure it is. So we make sure everyone has an equal chance to discover all the amazing things they’re capable of – no matter who they are, where they’re from or what looks they like to boss. We exist to give you the confidence to be whoever you want to be”.

– ASOS

La rappresentatività è la chiave del successo di ASOS: non solo più di 200 modelli assoldati per meglio rispecchiare tutta la clientela, ma sono presenti anche 3 categorie (curvy; petite; tall), in cui ci si può immedesimare nel modello che meglio rappresenti la propria fisicità. 

Diesel e la Haute Couture: oltre il cyberbullismo

L’insicurezza di ragazzi ed adolescenti è spesso veicolata dal giudizio altrui. Usare la propria identità digitale per mostrarsi migliori diventa un’arma per combattere anche contro il cyberbullismo. 

Commenti negativi, insulti e invidie sono all’ordine del giorno quando ci si espone sui social.
La soluzione che propone Diesel? Fregarsene!

È del 2018 la campagna “Haute Couture”. Celebrità come Nicki Minaj, Gucci Mane e Bella Thorne mostrano che anche (e soprattutto) persone “di successo” ricevono commenti dispregiativi.

Indossando (letteralmente) i commenti d’odio ricevuti su iconici capi Diesel personalizzati, arriva forte e chiaro il messaggio di coraggio di continuare a credere in se stessi.

L’odio online è inevitabile, ma dargli peso è opzionale. L’autoironia e la consapevolezza di se stessi può aiutare a non sprofondare nel baratro della scarsa autostima. 

Victoria’s Secret e l’addio agli Angeli: eccesso di politically correct o cambio di rotta?

Victoria’s Secret è uno dei brand più accusati di essere promotore dello standard bellezza irraggiungibile. Chi non conosce i suoi “Angeli”?

La selezione di modelle alte, statuarie ed il più possibile prive di imperfezioni ha per anni creato il malcontento di una parte di donne che non si sentiva rappresentata. 

Foto delle modelle denominate "Angeli" del brand Victoria's Secret condannato per anni di essere contro il movimento body positive.

Con i cambiamenti avvenuti nella società, soprattutto spinti dalla Gen Z sempre più attenta all’inclusività, ed il sommarsi di scandali passati come le diete drastiche imposte ed il movimento #MeToo, Victoria’s Secret ha iniziato il suo declino.

Sono 250 i negozi chiusi fino a maggio 2020. Nel 2021, altri 50 chiuderanno i battenti.

Forse per adattarsi ai valori affermatosi nella società o forse per salvarsi dal fallimento, il brand di lingerie ha deciso di dire addio ai suoi Angeli e di abbracciare il body positive.

Il VS Collective sarà infatti un nuovo gruppo di donne partner che con la loro storia, esperienza ed interessi aiuteranno l’azienda a creare una svolta: raggiungere un mondo che – secondo le parole del CEO Martin Waters – si occupi di “ciò che vogliono le donne”

Multe anti-filtri: lo stop alle pubblicità ingannevoli 

Avvertenza: “questa foto è stata ritoccata con dei filtri”.
Questa è la frase che potremmo leggere su contenuti fotografici di grandi aziende che promuovono i loro prodotti. 

Già dal 2017, il Governo francese ha introdotto l’obbligo di inserire questa specifica per cercare di frenare la promozione di immagini irrealistiche.

La pena? Una bella multa salata del costo di 37’500€  o, se più alto, il 30% del costo speso nella creazione della pubblicità messa in discussione. 

Addio ai filtri anche in UK con la campagna #filterdrop , iniziata dall’influencer Sasha Pallari ed appoggiata dall’Advertising Standard Authority (ASA).

La decisione è stata presa dopo che sono stati scovati contenuti di due aziende di creme abbronzanti (Skinny Tan Ltd e Tanologist Tan) le quali mostravano risultati migliori di quelli reali proprio falsandole attraverso filtri.

L’autorità garante della pubblicità britannica ha stabilito che << tutti i contenuti sponsorizzati sui Social che contengono filtri i quali potrebbero esagerare i risultati del prodotto promosso al pubblico sono ingannevoli. Di conseguenza, brand, influencer e celebrità che violino questa legge vedranno rimossi i loro contenuti con effetti per entrambe le parti coinvolte >>. 

Più di recente, anche la Norvegia sceglie di dettare regole simili sul mondo dei filtri. In questo caso, è d’obbligo apporre uno specifico badge sui contenuti sponsorizzati che alterino la reale forma di corpo, taglia o colore della pelle. 

Sarà presto anche il turno dell’Italia per unirsi in questa battaglia?

Body positive: un trend inclusivo… ma non del tutto

Sebbene negli ultimi tempi siano stati compiuti tanti passi in avanti per rompere gli stereotipi della bellezza, i traguardi che possono portare a benefici tangibili non sono ancora raggiunti.

Essere normali” vuol dire accettarsi nella propria umanità: non esiste categoria di body shape, di genere o di caratteristiche facciali che tenga.

Perché gli uomini, che hanno le stesse paranoie estetiche, non devono sentirsi parte di questa lotta? Soprattutto nelle società mascoline, dove l’uomo è visto come forte ed un duro, è davvero difficile riuscire a trovare una pubblicità che sia fatta su misura per non urtare la sensibilità del genere maschile. 

Foto del fitness influencer Sam Wood che incoraggia anche gli uomini ad amare il loro corpo. La foto mostra un "prima" di un fisico con qualche chilo in più ed un "dopo" con un fisico atletico. La foto è stata ritoccata.
Una foto modificata dell’influencer fitness coach Sam Wood, che invita tutti a non credere alle foto sui Social e a seguire i propri miglioramenti personali per raggiungere la miglior versione di se stessi

Allo stesso modo, la lotta dovrebbe iniziare ad includere tutti i problemi estetici. Messaggi anche per chi si sente troppo magro, troppo alto, troppo curvy, con troppi peli, con pochi peli, poco tonico, con troppa cellulite, con piedi troppo lunghi o troppo corti… e chissà quante altre paranoie potremmo aggiungere.

#AllBodiesAreGoodBodies: la bellezza migliore è la sicurezza in se stessi. Solo facendo ciò che ci fa stare davvero bene abbiamo la possibilità di emanare la nostra luce interiore.

Unico limite? La salute, fisica e soprattutto mentale. 

Credi che qualche altro brand stia già facendo grandi passi per appoggiare questi temi ed il body positive? Raccontala nei commenti qui in basso: abbiamo bisogno di ispirarci con costanza ai migliori per apportare un vero cambiamento! 

Marica D'Onofrio

Marica D'Onofrio

Napoletana, nata nel 1997, a metà tra i millenials e la categoria Gen Z. Dopo la laurea triennale in Economia Aziendale, continuo il mio percorso di studi con un Master in Marketing & Service Management. Viaggio non appena ne ho l'occasione. Amo le sfide e conoscere nuove persone. "Never stop blooming. Keep learning, keep growing".

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