Comprare un’auto per avere la libertà

Accendendo la televisione ci troviamo spesso di fronte a pubblicità di automobili. Il settore automobilistico, però, vende due cose: un prodotto (ovvero la macchina) e la libertà. Ma il consumatore finale vuole un’auto oppure libertà e unicità?

Auto e libertà sono un concetto legato da sempre

Durante l’adolescenza si pensa sempre che, una volta compiuti 18 anni, si diventerà degli adulti liberi di vivere la propria vita e fare le proprie scelte. Si può votare, si può consumare legalmente alcolici, comprare sigarette, ma soprattutto prendere la patente e guidare. Cosa c’è di più indipendente di avere la possibilità di andare ovunque da soli senza più dipendere dai propri genitori?

Assolutamente niente.

automobili di fast and furious

In realtà tutti sappiamo che questa è solo una percezione, la maggiore età non comporta davvero un cambiamento radicale, anzi, spesso si devono ancora finire le superiori e poi c’è tutto un altro percorso davanti.

L’immaginario però rimane e questo lo sa benissimo chi vende automobili. Per questo motivo l’auto è stata sempre associata alla libertà. In macchina puoi andare dove vuoi senza rendere conto a nessuno e scoprire che il viaggio è la vera destinazione. Guidare vuol dire essere liberi di andare dove si vuole, essere soli o in compagnia davanti alle moltissime strade che ci appaiono davanti.

Ma l’auto rappresenta ancora la libertà?

Con il passare degli anni e l’avanzamento della tecnologia e della globalizzazione le cose sono un po’ cambiate per diversi fattori:

  • C’è molta più concorrenza. In Italia non c’è solo la Fiat, ma automobili proveniente da tutto il mondo come Germania, Inghilterra, Giappone, Francia, Stati Uniti e così via;
  • Le città sono sempre più attrezzate con più linee di metro e trasporti pubblici sempre più efficienti (questa è la direzione, poi sappiamo che non tutte le città italiane sono attrezzate nello stesso modo) e questo vuol dire che ci si può muovere sempre più facilmente senza una macchina;
  • Il cambiamento climatico è un altro elemento che sta radicalmente cambiando il settore automotive. Se gli adolescenti degli anni ‘60 sognavano un auto che li rendesse liberi ora molti desiderano una macchina che non inquini;
  • “Grazie” alla pandemia ci siamo resi conto che a volte non è così essenziale spostarsi, perché grazie a internet molti compiti o lavori possono essere svolti da remoto;
  • C’è il car sharing, ma anche il bike sharing o i monopattini elettrici che consentono di spostarsi velocemente e senza mezzi pubblici dando ai cittadini la libertà di non dover comprare una macchina.

Per tutti questi motivi da anni ci si chiede: l’auto rappresenta ancora la libertà? Se ci si può spostare in mille modi diversi perché l’automobile dovrebbe essere sinonimo di libertà? Ma non solo, possedere un’auto per certi versi rischia di diventare un elemento negativo perché sarebbe meglio utilizzare altri mezzi più green.

Non solo libertà, ma anche unicità e sostenibilità

Per questo motivo se oggi, nel 2021, accendete la televisione vedrete moltissime pubblicità di automobili e troverete diverse strategie di comunicazione.

C’è chi prova ancora a vendere libertà. 

Solitamente questa strategia viene adottata per vendere le auto più grosse come i suv che permettono ai guidatori di andare lontano, fuori dalla città staccandosi dalla tecnologia ed essere liberi di vivere la vita là fuori. Guidare un suv vuol dire crearsi la propria strada perché chi guida suv è come Marty McFly, non ha bisogno di strade.

Poi c’è chi punta di più sull’essere originali, come per dire che chi guiderà quella macchina sarà unico e in grado di pensare con la propria testa, distinguendosi dalla massa.

Infine c’è chi si limita a descrivere le caratteristiche tecniche dell’automobile puntando sulla qualità degli optional e l’estetica accattivante.

Abbiamo detto in precedenza quanto sia importante il fattore ambientale, per questo molte case automobilistiche preferiscono parlare del fatto che vendono macchine elettriche che non inquinano (in teoria).

Quattro ruote uguale indipendenza?

Tutti i brand cercano di vendere un concetto e non solo un prodotto, ovviamente. Il “problema” delle auto, da sempre, è che molte persone non comprano una macchina per vivere un’avventura ma per spostarsi da un punto A a un punto B.

La scelta quindi ricade su due aspetti: quello qualitativo e quello emozionale.

Qualitativo vuol dire che l’automobilista sceglierà la macchina che offre performance migliori come un buon motore, più optional, il comfort, ecc.

D’altro canto c’è l’aspetto emotivo, ovvero come ti fa sentire guidare quella macchina. Avere una BMW, piuttosto che una Opel, per esempio, dà a chi la guida la sensazione di essere un po’ più cool.

Ed è proprio essere figo ciò che viene venduto. Le pubblicità televisive di Porsche, Ferrari e Maserati sono pochissime perché tutti sanno che quelle sono macchine cool. Gli altri costruttori di auto devono competere per dare la stessa sensazione ed emozione a tutti quelli che non possono permettersi una macchina di lusso. Possono mettere in evidenza che cosa hanno di diverso dagli altri, ma le differenze sono sempre più sottili ed è per questo che la competizione è sull’emozione, sull’aspetto e la sensazione che essere al volante di quel veicolo dà al guidatore.

Auto di ritorno al futuro

Per concludere, personalmente non sono un grande amante della comunicazione che fanno molte case automobilistiche, perché mi sembrano sempre rivolte a un pubblico tra i 35 e i 50 anni che vuole sentirsi dire che è speciale, ma appunto, è solo un’opinione personale. 

Se volete approfondire su Quora c’è una conversazione a riguardo.
Voi invece cosa ne pensate? Vi aspetto in community per discuterne!

Luca Puggioni

Luca Puggioni

La scrittura è la mia passione, ho pubblicato un romanzo, scritto diversi cortometraggi e faccio il copywriter. Il mio attuale obiettivo è aprire un marketplace per aiutare gli aspiranti sceneggiatori a vendere il proprio lavoro.

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