danila bavastro al social football summit

MARKETING IGNORANTE

Danila Bavastro: una vita di sport e social media marketing

danila bavastro legge la gazzetta dello sport

Ciao Danila raccontaci chi sei e cosa fai

Ciao e un saluto a tutti coloro che avranno voglia di leggermi! Sono una genovese doc, classe 1986. Potete trovarmi facilmente anche su instagram. Nella mia vita ci sono tre cose che mi fanno svegliare con il sorriso tutte le mattine: vivere in una città di mare, il forte legame con la mia famiglia dallo stampo tipicamente italiano e il mio lavoro.

La mia occupazione è nel mondo dello sport. Un ambito che amo da sempre, in primis per i suoi valori. Forse era già tutto scritto nei geni: sono figlia di un’insegnante di educazione fisica e di un ex judoka, cardiologo e medico dello sport.

Mi occupo di comunicazione dal 2008. Prima come giornalista pubblicista, poi come addetta stampa e social media manager. Oggi in qualità di digital strategist.

Da anni metto in campo il mio entusiasmo in tutto ciò che faccio, avendo sempre tre punti di riferimento: l’etica professionale, la gratitudine verso chi mi ha aiutato ad arrivare fin qui, ispirandomi, e l’impegno costante per migliorarmi ogni giorno.

Credo che gli obiettivi si raggiungono attraverso lo studio, la costanza, la pazienza e anche il coraggio di buttarsi. E proprio il voler uscire dalla mia comfort zone mi ha portato a raggiungere tante soddisfazioni.

Qual è stata l’esperienza più significativa per la tua carriera

Difficile selezionarne una sola. Sicuramente essere stata chiamata a partecipare come speaker alla prima edizione del Social Football Summit, raccontando davanti a centinaia di persona un caso di successo social che ha dato lustro alla società per cui lavoro, è tra i momenti più belli. 

Se mi è concesso ne cito un altro… aver dato vita alla web tv ufficiale del Genoa. Si chiama Genoa Channel ed è il canale youtube del mio club. Ne vado particolarmente orgogliosa e prima di vederlo nascere l’abbiamo progettato nei minimi dettagli, dal nome alle playlist, dal logo alla sigla, nel periodo in cui coprivo il ruolo di social media manager. 

Ora che ci siamo sciolti, possiamo buttarci sul tema caldo dell’intervista, sport e marketing, perché si ha la sensazione che per essere dei marketer nello sport si debbano avere più conoscenze che competenze? è un falso mito, una mezza verità o la realtà dei fatti?

Penso che come tutti gli ambiti in cui ambiscono ad entrare in tanti è più facile dire che è un ambiente in cui si entra per raccomandazioni anziché per merito. Mi viene in mente la favola della volpe e l’uva, non so se mi spiego… Sono consapevole delle difficoltà di entrare nel mondo dello sport ma con grande volontà, spirito di sacrificio e competenze è possibile. Io ne sono la prova vivente. 

Com’è la settimana-tipo di chi si occupa di marketing nel mondo dello sport?

Quello che posso dirti è che non esiste una vera settimana tipo perchè tutte sono diverse una dall’altra, ad accezione di alcune mansioni che ciclicamente si ripetono. E questa è la bellezza di lavorare in questo mondo, un ambiente molto adrenalitico e che si rinnova ogni giorno. Un ambito che ti stimola sempre a rimetterti in gioco. Si parte dalla possibilità di portare avanti un progetto con la massima tranquillità per settimane ma c’è anche l’ipotesi in cui nell’arco di poche ora si debba stravolgere tutto. Una gran bella palestra di vita!

Quando si pensa al marketer nello sport si pensa a colui che inventa l’iniziativa “figa” per i tifosi, ma è realmente così? 

Beh, è anche così ma non solo. Certamente ideare iniziative rivolte a stimolare il così detto “fan engagement” rientra tra gli obiettivi ma c’è anche il rovescio della medaglia ossia avere un piano secondario da giocarsi nell’ipotesi in cui l’andamento dello squadra non risulti ottimale. Purtroppo il bello e il brutto di lavorare nel mondo dello sport è proprio quello di non sapere in anticipo come andranno le performance della squadra e questo comporta una forte rilevanza della componente emotiva del tifoso nel breve periodo. E come stare su un’altalena. 

Un altro aspetto che spesso non è chiaro è il reale target di una società sportiva. Dall’esterno si pensa principalmente al tifoso ma il target di riferimento è molto più ampio perchè comprende anche sponsor, opinion leader, organi di controllo, istituzioni, opinione pubblica. Quindi detto ciò bisogna soffermarsi a pensare se davvero un marketer è dedicato solo “all’iniziativa figa” oppure c’è molto di più.

Il tifoso si sa, un giorno è euforico e un giorno arrabbiato, come si gestisce un audience così volubile?

Come ho recentemente scritto sul mio profilo instagram per lavorare nel mondo dello sport e riuscire a gestire un audience così umorale, bisogna avere delle soft skills ben definite che delle volte sono quasi più importanti delle competenze tecniche. Parlo di proattività, flessibilità e problem solving. Alcune dinamiche non dipendono direttamente da noi, come i risultati della squadra per esempio, per cui quando arriva una sconfitta la cosa migliore da fare è armarsi di pazienza, non farsi prendere dal panico e tenere sempre a mente che dal giorno seguente si lavora per una nuova sfida e quella che è andata male si lascia alle spalle velocemente così come una bella vittoria. 

3 consigli che ti senti di dare a chi vorrebbe intraprendere questo percorso? 

Il primo consiglio che mi sento di dare è di essere pazienti e volenterosi. Il secondo di cercare di scegliere un percorso di formazione legato allo sport management o marketing sportivo perchè, a differenza di qualche anno fa, adesso ci sono molti master e corsi di specializzazione che preparano bene ad entrare in questo mondo. Il terzo e ultimo consiglio riguarda il modo di proporsi a una società sportiva. Per esperienza personale vedo decine di cv arrivare ogni giorno ma poche proposte di idee per stuzzicare la curiosità di chi si trova a ricevere l’ennesima candidatura. Non dico che sia un’arma vincente certa ma posso dire che è un modo per distinguersi. Un ultimo consiglio che aggiungo è quello di collaborare con realtà limitrofe al mondo dello sport, come agenzie grafiche, video o media. E’ un modo per farsi conoscere dall’esterno e conquistarsi la fiducia di chi lavora nelle società sportive. 

Cosa ti auguri per il futuro del calcio italiano dal punto di vista del marketer ?

Il calcio, come lo sport, sta crescendo molto in italia dal punto di vista del marketing digitale e dell’innovazione quindi mi auguro che questa crescita possa essere sempre più esponenziale. Un’altra cosa che mi auguro, da donna, è che possano aumentare le quote rosa all’interno delle società sportive. Ad oggi sono ancora troppo poche ed è un vero peccato. 

1 libro che consiglieresti assolutamente di leggere

Vorrei non suggerire i soliti libri di marketing, ormai noti a tutti, che comunque consiglio vivamente di leggere. Suggerisco invece di trovare il tempo di leggere le biografie di atleti e di allenatori di spessore come “The special One” o Massimiliano Allegri. Dalle vite straordinarie di chi è arrivato a grandissimi livelli c’è sempre da imparare. Ne aggiungo un altro che mi sta particolarmente a cuore: “Abbiamo toccato le stelle” di Riccardo Gazzaniga, una raccolta di storie di sportivi importanti che offre grandi spunti di riflessione.

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