Facebook diventa Meta: i motivi oscuri del rebranding

La company di Menlo Park si è lasciata alle spalle il concetto di “social network” per dare spazio al “metaverso“: Facebook ha effettuato un rebranding e cambia ufficialmente nome in “Meta”. Si tratta forse di una strategia spinta dalla necessità di “uscire” da una crisi reputazionale? Scopriamolo insieme.

Il dramma dei Facebook Papers

Dopo 4 anni dal primo scandalo si torna a parlare di Facebook papers: oltre 10 mila pagine di note interne, file riservati e messaggi dei dipendenti che mostrano come l’azienda abbia reagito di fronte alle accuse di agevolare la disinformazione, di sostenere regimi politici totalitari, di permettere la diffusione di contenuti divisivi. 

Questi documenti sembrano, purtroppo, confermare la tesi che per la company il profitto venga prima di tutto, prima della sicurezza dei propri utenti.

Dopo il grande scandalo del 2017, negli ultimi giorni il Washington Post ha rincarato la dose riportando l’attenzione sul colosso dei social: i media hanno accusato Facebook di aver nascosto dati importanti sulla disinformazione sui vaccini ai responsabili delle politiche durante la pandemia.

Questa è solo l’ultima di una serie di storie basate su documenti interni trapelati dall’ex dipendente Haugen ai media. 

Tra le altre cose, i rapporti hanno affermato che Facebook non ha agito in alcun modo davanti ad una ricerca che mostrava come Instagram abbia danneggiato la salute mentale degli adolescenti ed in più abbia tentato di rimuovere l’incitamento all’odio dalle sue piattaforme al di fuori degli Stati Uniti ma senza successo perché l’algoritmo non era efficace su lingue diverse dall’inglese, soprattutto in medio oriente.

In situazioni del genere, la brand reputation cala ai minimi portando perdite davvero ingenti, soprattutto se si è quotati in borsa.

Vediamo quindi come le aziende possono e devono agire durante una crisi reputazionale e quale è stata la reazione che ha spinto Facebook al rebranding.

Come gestire una crisi reputazionale

In genere, l’opinione pubblica tende a giudicare l’azienda a priori colpevole imponendo alla stessa di provare la propria innocenza. In questo caso, la prevenzione è l’arma migliore a disposizione dell’azienda per controbattere. Tuttavia, se l’impresa non riesce ad evitare la crisi, deve sapere come gestirla.

Innanzitutto è importante valutare la dimensione, misurare l’influenza generata dalle conversazioni e correlarle alla notorietà e credibilità delle fonti dalle quali provengono.

Per gestire una crisi bisogna:

  • Agire in fretta, non bisogna aspettare e stare a guardare come evolve la situazione;
  • Prendere in mano la situazione, l’azienda deve dare l’impressione di occuparsi della crisi in prima persona senza esserne sopraffatta;
  • Essere onesti e affrontare le critiche, a volte prendersi la piena responsabilità dell’accaduto, a livello reputazionale, è la cosa migliore da fare. 
  • Rispondere e comunicare con tutti i mezzi a disposizione favorendo il dialogo per migliorare gli aspetti negativi;
  • Guardare oltre cercando di fare il possibile per superare la crisi.

Ritornando al caso in questione, Zuckerberg ha descritto i rapporti come uno “sforzo coordinato per utilizzare selettivamente i documenti trapelati per dipingere un’immagine falsa della nostra azienda“. Poco dopo questa affermazione, il fondatore del colosso ha annunciato un’importante operazione di rebranding, che sicuramente getta un occhio al futuro ma ha rappresentato anche un’occasione per riabilitare in parte la brand reputation di Facebook in un momento non certo felice.

Il rebranding di Facebook: perché cambia nome in “Meta”?

Facebook ha cambiato il suo nome aziendale in Meta, questo è ormai chiaro. Ma andiamo più nel dettaglio!

Optare per una strategia di rebranding rappresenta un cambio radicale, in quanto modifica uno degli elementi principali che definisce il posizionamento dell’azienda: il suo nome.

La parola “meta” deriva dalla parola greca che significa “oltre“. Essa rispecchia la volontà di passare dal social network che conosciamo oggi a qualcosa di più grande, il metaverso.

Ma cos’è il metaverso?

Zuckerberg lo ha descritto come un “ambiente virtuale” in cui è possibile entrare, invece di limitarsi a guardare su uno schermo. Le persone possono incontrarsi, lavorare e giocare, utilizzando visori per realtà virtuale, occhiali per realtà aumentata, App per smartphone o altri dispositivi.

Per rendere ufficiale il rebranding di Facebook, nella sede centrale di Menlo Park – California – l’iconico cartello con il pollice in alto è stato sostituito con un logo blu che ricorda un simbolo dell’infinito.

rebranding facebook: logo blu che ricorda il simbolo dell'infinito, su un cartellone a sfondo bianco

Facebook avrà seguito una strategia di rebranding efficace?

Facebook potrebbe incontrare qualche ostacolo sulla sua strada ed avere non pochi problemi a cambiare il posizionamento nella mente degli utenti: vediamo perché.

Parliamo di una company con una brand identity ben definita e affermata negli anni, e più l’identità del brand è forte, più è difficile modificare il posizionamento e la percezione, soprattutto se negli anni ha trascinato con sé vari aspetti negativi.

Inoltre, il “Metaverso” non esiste ancora, si tratta di un nome ancora completamente estraneo all’offerta dell’azienda pertanto potrebbe essere poco convincente.

Ma soprattutto sembra che Facebook abbia anticipato i tempi annunciando i piani futuri proprio per distogliere l’attenzione dalle accuse negative che ha ricevuto. 

La promessa di un futuro roseo e super tecnologico riuscirà ad arginare le conseguenze di questa crisi reputazionale? 

Passare dai social network ad un metaverso funzionerà? O sarà un epic fail? Se siete curiosi di approfondire l’argomento date un occhio al nostro articolo sul Rebranding!

Clara Granaldi

Clara Granaldi

24 anni ed appena laureata in Marketing, la mia più grande passione. Mi piace lavorare a nuovi progetti e raccontare storie con un pizzico di creatività. Perché sono qui? Perché è bello avere una passione e poterla condividere.

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