[MarkeThings #11]: le scuse di Burger King, la curiosa app “anti-boomer” e le altre notizie della settimana.

copertina Markethings, la rubrica di notizie selezionate a tema marketing, ogni settimana sul marketingignorante.it

Il compleanno di Clubhouse è vicino, ma i regali sono già arrivati! Facebook espande la sua suite di monetizzazione e Twitter rivede il terrificante algoritmo di gestione automatica dei contenuti fotografici.

Questa è la selezione #11 delle notizie più interessanti in ambito marketing e digital, secondo Marketing Ignorante.

Ogni lunedì, puoi sfogliare i titoli nelle Stories in evidenza del nostro profilo Instagram e qui nel Blog troverai sempre un approfondimento per ogni titolo citato.

Buona lettura! 

1. Giornata internazionale dei diritti della donna: lo spot di Google e le scuse di Burger King.

Come ogni anno, sono sempre di più le grandi iniziative sviluppate da brand di tutte le taglie per la giornata internazionale dei diritti della donna. Ma questo 8 marzo, due tra i marchi di cui discutiamo più spesso si sono distinti per la forza del messaggio che hanno scelto di comunicare.

Il primo, è riuscito con uno spot video a rievocare la storia recente delle donne che hanno contribuito a costruire il mondo come lo conosciamo oggi, mentre il secondo ha scatenato un importante effetto collaterale di disapprovazione generale.

A distanza di una settimana, dovresti aver capito a chi mi sto riferendo e si, sto parlando proprio di Burger King.

Il gigante del fast-food, ha scelto di adottare una strategia multi-tweet tramite l’account della divisione UK, per annunciare il lancio di un programma di formazione dedicato alle figure professionali femminili nell’ambito della ristorazione.

Screenshot della serie originale di tweets.

Sfortunatamente, è andato tutto storto.

La serie di tweet è stata aperta con la frase “Women belong in the kitchen”, seguita poi dal resto della comunicazione nel thread relativo, avviato con la frase “If they want to, of course”.

L’intento di Burger King, come ha dichiarato un portavoce della divisione inglese, era quello di scardinare un vecchio stereotipo richiamandone la terminologia. L’obiettivo era proprio quello di attirare l’attenzione con lo stile sfacciato e pungente che caratterizza il brand, sul problema reale dell’inclusione femminile nel settore della ristorazione.

In Inghilterra, oggi, solo il 20% degli Chef sono donne ed è sulla base di questo triste ed offensivo dato, che il marchio si è impegnato nel lancio di un percorso di studi e job-placement mirato a cambiare le cose.

Ma la scelta comunicativa si è rivelata essere un azzardo, pagato a caro prezzo dalla divisione inglese di Burger King che in poche ore è stata sommersa da accuse di sessismo e misoginia. In pochi si sono soffermati su quello che poteva essere l’intento reale del gesto, mentre il grande pubblico ha recepito in maniera estremamente negativa il primo tweet, volutamente fraintendibile.

La serie iniziale di tweets, è stata rimossa dopo il vano tentativo da parte del brand di chiarire le proprie intenzioni.
Il thread originale infatti, ha continuato a popolarsi di accuse e messaggi offensivi nelle ore successive alla pubblicazione e questo ha spinto il marchio a rimuovere l’intera sequenza per non lasciare spazio all’odio.

“Faremo meglio la prossima volta”, è la promessa con cui Burger King conclude il messaggio di scuse che speriamo possa mettere fine a questo spiacevole scenario di avventatezza e fraintendimenti.

Tutta un’altra storia quella di Google.

Con lo spot “First of many”, Google ha celebrato le pioniere che hanno superato per prime gli ostacoli culturali della loro epoca.

“Ogni prima volta apre le porte per molte altre”, con questa frase emblematica si apre lo spazio dedicato alla celebrazione di questa importante ricorrenza nel blog di Google.

Oltre a celebrare il raggiungimento del record storico di ricerche per “la prima donna”, come simbolo di un grande movimento positivo in atto, Google ci ricorda che nonostante si siano fatti passi da gigante negli ultimi decenni, la strada è ancora molto lunga.

“Mentre celebriamo le ‘prime’ della storia, ci impegniamo per fare in modo che molte altre seguano le loro orme.”, attraverso le parole di Lorraine Twohill, CMO di Google, nella pagina dedicata alla giornata internazionale della donna, è possibile approfondire il programma di Google.org Impact Challenge.

Nella sua versione dedicata interamente alle donne, il programma di sovvenzioni creato da Google, metterà a disposizione 25 milioni di dollari per le organizzazioni che creano mezzi di sviluppo economico in grado di permettere a donne e ragazze di raggiungere la prosperità e l’indipendenza che meritano di diritto.

2. Buon compleanno Clubhouse! Si festeggia con un “world tour” in partenza dall’Italia e con il primo programma per creators.

Nella settimana del primo anniversario dalla nascita dell’ormai celeberrima app, una carrellata di novità piombano improvvisamente sull’account Twitter della startup e sul blog ufficiale.

Iniziamo dalla novità più entusiasmante: Clubhouse Creator First.

Creator First, è il primo programma di accelerazione a numero chiuso per i creators che hanno dato libero sfogo alla loro creatività su Clubhouse.

Il programma, annunciato nella giornata di ieri, ha come obiettivo quello di supportare 20 creators nella produzione di formati e contenuti di qualità sempre migliore.

Nel dettaglio, la start-up si impegnerà a supportare i creators in tre modi:

1. Attraverso la fornitura della strumentazione necessaria: un nuovo iPhone, un nuovo iRig, delle nuove AirPods Pro. Ma l’universo Android, dovrà aspettare ancora un pò…

2. Occupandosi della promozione dei contenuti: servizi di design dedicati, promozione dentro e fuori Clubhouse, supporto nella creazione dell’audience.

3. Assicurandosi che il creator sia economicamente soddisfatto: stipendio mensile e instradamento nella costruzione di rapporti con i brand più calzanti, al fine di rendere profittevole lo sforzo creativo.

Un’occasione eccezionale per gli amanti dell’audio (come il sottoscritto).
Naturalmente, essendo limitato nel numero di ammissioni, il programma sarà soggetto a selezione dei candidati che faranno richiesta di adesione.

Il termine ultimo per presentare le domande di ammissione è fissato al 31 marzo 2021 e potrai sottoporre la tua candidatura compilando questo form.

Dopo l’annuncio di Creator First, il profilo Twitter di Clubhouse ha iniziato a popolarsi di nuovi Tweet contenenti alcuni update di prodotto.

Sto parlando delle nuove specifiche per gli inviti che hanno origine dai clubs piuttosto che dai profili personali; questa tipologia di invito, mostrerà un badge di referral che rappresenta il club da cui è stato ricevuto l’invito e non più il classico riferimento al singolo utente mittente dell’invito.

Inoltre, è stata aggiunta la possibilità di condividere link, oltre al filtro lingua che ti proporrà rooms in linea con le tue abitudini linguistiche. E per finire, è stata introdotta la possibilità di lanciare inviti digitando solamente il numero di telefono della persona in questione anche quando non è presente nella nostra rubrica, oltre a vari update di sicurezza non meglio specificati.

Infine, a partire da oggi, avrà inizio il World Tour” di Clubhouse che organizzerà eventi virtuali in tutti i paesi dove viene utilizzata l’app. L’obiettivo è quello di andare ad approfondire la conoscenza diretta dei segmenti locali di audience e la prima Town Hall di questo tour, si terrà oggi in Italia!

3. Più strumenti di monetizzazione e nuove features in test per Facebook.

Il formato video è la tipologia di contenuto più consumata in assoluto ed è proprio per i video che Facebook ha deciso di espandere il set degli strumenti di monetizzazione dedicati ai creator.

Fino ad ora, era possibile accedere ai programmi di monetizzazione esclusivamente con video di durata superiore ai 3 minuti. Ma lo scorso 11 marzo, con un comunicato ufficiale, Facebook ha annunciato l’estensione delle funzioni di monetizzazione a tutti i formati video, dalle storie fino alle live.

La differenza sostanziale, è racchiusa nella volontà da parte di Facebook di sperimentare le in-stream ads. Ovvero, quella tipologia di spot breve che interrompe momentaneamente la visione del contenuto, come avviene ormai da tempo su YouTube.

Il focus principale è puntato sui video brevi e quindi tutti quei contenuti che si aggirano intorno al minuto di lunghezza. Per questi video, uno spot in-stream interromperà la visione approssimativamente dopo i primi 30 secondi. Mentre per i video ancora più brevi, come le storie, Facebook inizierà a testare degli stickers pubblicitari, cedendo parte del ricavato al creator.

I requisiti minimi per accedere ai nuovi strumenti di monetizzazione, equivalgono a 600.000 minuti totali di visualizzazione per tutti i formati video pubblicati negli ultimi 60 giorni (in precedenza, venivano conteggiati solamente i contenuti dai 3 minuti di durata a salire) per pagine (non profili) con almeno 10.000 followers, intestate a soggetti maggiorenni, residenti in paesi che accettano le policy di monetizzazione della piattaforma.

Per ciò che riguarda i live, l’annuncio di Facebook include anche la notizia dell’espansione del programma di in-stream ads che prima d’ora era solamente su invito e per una cerchia ristretta di creators. Per accedere al programma di live in-stream ads, sarà necessario avere un totale di 60.000 minuti di visualizzazione negli ultimi 60 giorni, esclusivamente per il formato live.

Infatti, ognuno di questi programmi presenta dei criteri di ammissione distinti e quindi nessuno dei requisiti appena descritti potrà essere calcolato in maniera cumulativa con formati non inerenti ai criteri del programma selezionato.

Ad ogni modo, l’intento di Facebook sembra chiaro e corrisponde perfettamente alle esigenze di ogni piattaforma ricca di contenuti potenzialmente monetizzabili. Retribuire i creatori di contenuti e potenziarne la produttività, estendere i touch-points per gli inserzionisti e creare un ecosistema di contenuto sempre più completo per non lasciare alcun motivo all’utente per abbandonare la piattaforma.

È così che ad oggi, il mercato dei contenuti sembra assomigliare sempre di più ad un’asta a cui partecipano le piattaforme più popolate al mondo, che si scontrano per aggiudicarsi la miglior fetta di mercato, al miglior prezzo possibile.

In conclusione, a confermare i rumors citati in MarkeThings #6 e per completare la ricostruzione della strategia monetaria di Facebook, Reuters riporta le dichiarazioni dell’azienda di Menlo Park sulla sperimentazione che si sta svolgendo in India.

I test in questione, riguardano l’introduzione della possibilità di condividere i propri Reels anche nel feed di Facebook; proprio com’è accaduto per le stories qualche anno fa!

4. Unilever elimina la parola “normale” dai prodotti per la cura della persona.

Oltre 200 prodotti per la cura della persona subiranno un re-style in fatto di informazioni leggibili sulla confezione.

Questo cambiamento, verrà messo in atto nel corso dell’anno da Unilever, come primo step di un piano operativo che mira a ridefinire il concetto di bellezza trasmesso dai brand del gruppo, in modo più inclusivo e positivo.

La gen. Z, ha acquisito dei canoni di osservazione che differiscono dai concetti di bellezza dei decenni passati e si sta finalmente arrivando a considerare la bellezza attraverso i concetti di accettazione e padronanza positiva delle proprie imperfezioni.

Questo principio sembra essere ben chiaro per Unilever, che negli ultimi anni è stata accusata più volte di aver avviato campagne che trasmettevano involontariamente messaggi stereotipati e potenzialmente offensivi. Ma l’obiettivo per gli anni a venire, è quello di rendere l’immagine dei propri prodotti, più realistica, inclusiva e vicina ai consumatori.

L’eliminazione della parola “normale” è un primo passo molto significativo verso la correzione di una tendenza comunicativa che ha portato il settore del beauty a rafforzare il sentimento di esclusione per alcune categorie di consumatori.

A confermare questo impatto sociale negativo, è stato proprio uno studio condotto dalla stessa Unilever, da cui è emerso che su 10.000 consumatori intervistati, il 56% di questi ha confermato che l’industria dei prodotti di bellezza e cura della persona ha contribuito ad aumentare il sentimento di esclusione.

7 consumatori su 10, hanno indicato la parola “normale” come termine ad impatto negativo. Il rapporto passa ad 8 consumatori su 10 nella fascia di età 18-35. E per finire, il 74% degli intervistati, ha dichiarato di desiderare un’industria del beauty che metta al primo posto il benessere dei consumatori, anziché il loro aspetto esteriore.

Oltre al ban della parola “normale”, il piano operativo di Unilever prevede anche una riduzione drastica dei “ritocchi” estetici in post-produzione per i testimonial ed una scelta più inclusiva di questi ultimi che non prenda in considerazione le misure, le proporzioni o il colore della pelle e che si estenda anche alle minoranze che di rado sono rappresentate pubblicamente.

5. Limit è la nuova app anti-boomer in stile Instagram.

Scott Avy, 29 anni, un giovane americano con la passione per il mondo start-up che è stato parte del team di Expedia, di Nike e che attualmente è un senior product manager di Indeed (portale dedicato alle offerte di lavoro). Ecco l’identikit della mente che si cela dietro Limit 18-25, il nuovo social network anti-boomer.

Rispetto ai numerosi e sorprendenti trend che abbiamo potuto osservare con piacere nell’ultimo anno, Limit è una novità assoluta. La User Interface dovrebbe assomigliare ad una combinazione di TikTok e Instagram, i contenuti principali dovrebbero essere video brevi e fotografie.

L’unica cosa certa è che non è possibile registrarsi se non si ha un’età compresa tra i 18 e 25 anni.
E infatti, non ho potuto provarla…

Ad ogni modo, l’idea lanciata da Limit è a dir poco interessante!

Attualmente, l’app è completamente gratuita, non ha alcun costo di registrazione, nessuna possibilità di acquisto in-app e nessuno strumento pubblicitario al suo interno. La registrazione, viene approvata entro un massimo di 24 ore dalla richiesta, durante la quale è necessario fornire un documento d’identità valido.

Solo così si potrà essere ammessi all’interno della piattaforma che mira a raccogliere in un ambiente protetto, utenti di generazioni molto vicine. Così che questi possano crescere insieme, al riparo dal cieco giudizio delle generazioni più distanti, che possono non essere in grado di comprendere a pieno le dinamiche sociali dei nuclei più giovani.

Al compimento del 26° anno di età, una simpatica notifica che mostra delle figure di anziani stilizzati, comunicherà all’utente che avrà 30 giorni di tempo per esportare tutti i contenuti che intende salvare.
Dopodiché, il suo account verrà eliminato.

Le prospettive di questa nuova concezione nell’approccio a segmenti specifici di pubblico, lasciano immaginare uno scenario che premia gli utenti con un ambiente estremamente inclusivo (com’è stato per i giovanissimi, agli albori di TikTok), che rende la piattaforma più sostenibile e che potenzialmente può essere un terreno fertile per nuovi modelli pubblicitari che necessitano di una mole inferiore di dati per risultare efficaci.

L’ideatore, Scott Avy, non nega la possibilità di sviluppare una serie di prodotti sotto il brand Limit, come la versione 26-35 e successive. Così da arrivare a sviluppare un ecosistema che si adatti perfettamente agli interessi e alle esigenze dei segmenti demografici abilitati a far parte della community.

L’aspetto più preoccupante per lo sviluppo e la diffusione di massa per un’app come Limit, è senza dubbio quello della privacy. L’obbligo di caricare un documento valido, potrebbe risultare limitante nei paesi in cui questo meccanismo viola le normative in materia di tutela dei dati personali.

Forse è ancora presto per porsi certi interrogativi problematici dal punto di vista dell’utente; l’app è stata pubblicata sul Play Store il 1° marzo 2021.

Per provarla, sempre se rientri nella fascia di età target, clicca qui per atterrare sul portale ufficiale di Limit che ahimè, non presenta i requisiti minimi di navigazione sicura con protocollo https, ma che può indirizzarti agli store da cui scaricare l’app.

6. Twitter ottimizza finalmente i contenuti fotografici.

Twitter non si è mai distinto per le sue proprietà visuali e in effetti non sembrava essere quello l’obiettivo del social network. Ma i tentativi svolti fino ad ora, hanno lasciato molto spazio alle contestazioni.

Basta ricordare quando numerosi test hanno provato che l’algoritmo incaricato di tagliare automaticamente le immagini per occupare meno spazio nel feed e mostrare le parti più rilevanti dell’immagine, presentava dei preoccupanti bias razziali che portavano alla sistematica eliminazione delle persone di colore dalle immagini.

Problemi simili, si sono riscontrati anche con gli algoritmi di riconoscimento visivo di Microsoft, Google e Zoom.
Ma questa è un’altra storia…

La problematica del ritaglio automatico di Twitter ha iniziato a scoraggiare gli utenti dal pubblicare contenuti fotografici. Una conseguenza logica della frustrazione conseguente alla mancanza di controllo sul risultato finale che nella maggior parte dei casi sfocia in una brusca interruzione della narrativa, come si può notare nell’esempio riportato proprio da Dantley Davis, il Chief Design Officer di Twitter.

Per questo motivo Davis, ha comunicato il 10 marzo scorso, l’inizio di una serie di test su segmenti ristretti di pubblico per rivoluzionare i criteri di ridimensionamento dei contenuti fotografici all’interno del feed.

Gli unici dettagli emersi dalle parole di Davis, riguardano la possibilità di non applicare alcun ritaglio automatico alle foto scattate con delle proporzioni normali (non è ben chiaro a cosa si riferisse, probabilmente ratio 1:1 o 4:5), mentre per i contenuti ad orientamento panoramico e grandangolare, il ritaglio automatico si limiterà ad evidenziare la porzione centrale dell’immagine.

Insomma, è possibile che presto avremo a che fare con una versione molto più “visiva” di Twitter.
Questo richiederà uno sforzo maggiore agli utenti per mantenere il focus sui tweet e varierà anche la micro-manualità in fatto di numero di scroll in proporzione ai tweet visualizzati.

Ma oggettivamente, è possibile affermare che le funzionalità che sono attualmente in test, renderanno Twitter un posto molto più accogliente di prima.

Queste erano le notizie della settimana.
Se sono state utili, ti do appuntamento a lunedì prossimo 😉

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Andrea Felicella

Andrea Felicella

Napoletano d'origine, cresciuto immerso nella natura Umbra. Nerd dal primo respiro, sportivo e fortemente appassionato di tutto ciò che è "geek" oltre che di Musica e di Economia. Le dinamiche dell’imprenditoria mi affascinano da sempre e sono particolarmente legato alle discipline che riguardano il Marketing. È così che ho deciso di diventare un Marketer a tutto tondo. Dopo aver venduto la mia prima attività commerciale nell'estate del 2020, ora sono un consulente per PMI e professionisti.

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