[MarkeThings #14]: Volkswagen cambia nome in America, LinkedIn si espande e le altre notizie della settimana.

copertina Markethings, la rubrica di notizie selezionate a tema marketing, ogni settimana sul marketingignorante.it

Decathlon lancia un’iniziativa che porta lo sport in un carcere di massima sicurezza, mentre Facebook mantiene il centro del palcoscenico con l’introduzione di nuovi strumenti per il controllo del feed e la comprensione dell’algoritmo.

Questa è la selezione #14 delle notizie più interessanti in ambito marketing e digital, secondo Marketing Ignorante.

Tutti i lunedì, puoi sfogliare i titoli nelle Stories in evidenza del nostro profilo Instagram e qui nel Blog troverai sempre un approfondimento per ogni titolo citato.

Buona lettura! 

1. Voltswagen, una burla planetaria.

Una manovra colossale, che è riuscita a scuotere il mondo della comunicazione, il mondo della finanza, il mondo dell’automotive e l’opinione pubblica in generale.

Riuscire con una sola mossa di marketing ad impattare così tanti mercati è un pò il sogno di ogni marketer, no?

Non è ancora chiaro se la manovra sia stata progettata tenendo in considerazione ogni possibile effetto collaterale, ma quel che è certo, è che Volkswagen cel’ha fatta, è riuscita a fregare tutti, ma proprio tutti!

E si, la prima reazione che ho avuto un istante dopo aver ricevuto la notizia, è stata esattamente la stessa di quelle centinaia di migliaia di persone che stavano leggendo gli stessi Tweet e gli stessi comunicati su cui avevo messo gli occhi anch’io: “presto, devo dirlo a chiunque!”.

Ed è proprio così che la notizia è riuscita a fare il giro del mondo ad una velocità impressionante.
Un comunicato stampa pubblicato “per errore” dall’azienda, riferiva di un re-branding iconico che avrebbe segnato ufficialmente l’inizio di una nuova era produttiva per il grande brand tedesco.

La piccola ma significativa modifica allo storico brand, avrebbe dovuto simboleggiare l’impegno della divisione americana di Volkswagen ad avviare una nuova produzione di veicoli completamente elettrici, a partire dalla nuova ID.4.

Come abbiamo annunciato all’inizio del nostro percorso verso un futuro elettrico, costruiremo veicoli elettrici per milioni, non solo per milionari“, è quanto dichiarato da Scott Keogh, CEO di Volkswagen of America nel comunicato stampa apparso sul sito americano di VW e successivamente rimosso.

A partire dalla CNBC che ha diffuso la notizia in anteprima grazie ad una fonte interna all’azienda, i titoli delle più importanti testate giornalistiche americane e mondiali, includevano “Voltswagen” a ripetizione, fino alla smentita ufficiale, arrivata 24 ore dopo l’uscita a sorpresa del comunicato stampa.

Un effetto inaspettato quello che il finto re-branding ha ottenuto, tanto che alcuni portavoce dell’azienda hanno ammesso di recente che non immaginavano sarebbe stato preso tanto sul serio.

Ma è proprio quello che è successo.

In questo momento, a pochi giorni di distanza dall’accaduto, la manovra ha già accumulato un’innumerevole serie di critiche. A partire dalla stampa, che denuncia di essere stata tratta in inganno dalle conferme dirette ottenute da fonti autorevoli interne dell’azienda, passando per gli esperti nel mondo della comunicazione che hanno descritto la strategia come non divertente e dannosa per il brand.

La posta in gioco era troppo alta per scherzarci su“, le parole di Tom Morton, Chief Strategy Officer di R/GA.

Allo stesso tempo, anche i mercati finanziari hanno reagito alla notizia, naturalmente.
Come riporta il Wall Street Journal, le azioni dell’azienda avrebbero subito delle interessanti variazioni nel periodo di diffusione della notizia.

Secondo i grafici consultabili su TradingView.com, il titolo americano di Volkswagen ha guadagnato l’8.95% nella giornata del 30 marzo, per poi perdere l’1.98% il 1° di aprile.

Insomma, che sia piaciuta o meno, la strategia di VW America, è riuscita a far circolare freneticamente il nome del nuovo prodotto completamente elettrico, appena lanciato sul mercato. E al di là dell’uso di una ‘K’ o di una ‘T’, l’impegno del produttore tedesco nel raggiungimento di obiettivi importanti nella conversione all’elettrico, sembra essere realistico.

A questo punto, il termine “dieselgate” sembra essere acqua passata, ma solo il tempo e le azioni sapranno darci conferma di quanto dichiarato.

Fonti: Aljazeera, The Wall Street Journal, Forbes.

2. Facebook analytics chiuderà a fine giugno.

Una piccola parte degli strumenti di Facebook per advertiser e marketer, se ne andrà per sempre.

Con un brevissimo comunicato, Facebook ha annunciato che il 30 di giugno, Facebook Analytics smetterà di esistere. All’interno del comunicato non è specificata alcuna motivazione particolare, ma quest’ultimo contiene la procedura per l’esportazione dei propri dati e le alternative consigliate per continuare ad analizzare le proprie attività su Facebook ed Instagram.

Un duro colpo per gli amanti delle statistiche e gli utenti tecnici che sono soliti affezionarsi ai propri tool di fiducia.
Ma siamo sicuri che questi utenti stiano ancora utilizzando Facebook Analytics oggi?

Facebook Analytics, è un servizio di Facebook che permette agli utenti di mettere in relazione i dati di una pagina
Facebook
con quelli di un Facebook Pixel, così da poter monitorare l’intero processo di conversione dell’utente.

Un supporto eccezionale per il digital marketing di qualche anno fa.
Ma nonostante questo, il servizio non ha mai guadagnato una popolarità rilevante e non è mai stato adottato massivamente dalla community del marketing digitale.

In effetti, una delle motivazioni che potrebbe aver spinto Facebook a spegnere definitivamente il servizio di Analytics, potrebbe essere proprio questa: lo scarso utilizzo generale dell’app. Oggi infatti, esistono molte alternative (le più usate: Amplitude e Mixpanel), in grado di offrire panoramiche più chiare e visioni d’insieme molto più ampie rispetto allo strumento di Facebook.

Allo stesso tempo, un’altra possibile motivazione potrebbe essere rappresentata dalla “questione Apple” o “questione iOS 14“, che vede una serie di modifiche a tutela della privacy individuale.

Le nuove politiche di Apple, vanno ad imporsi nella maggior parte delle piattaforme di terze parti a cui un utente Apple può avere accesso e questo, negli ultimi mesi, ha causato non poche preoccupazioni tra gli advertiser e sta portando (come tutto il tema generale della privacy, d’altronde) le piattaforme a rivedere i propri strumenti e metodi in fatto di advertising e raccolta dati.

Al netto delle ipotesi sulle motivazioni che hanno portato allo spegnimento del servizio analitico di Facebook, le alternative suggerite nel comunicato potrebbero peggiorare la UX e rendere il lavoro dell’advertiser, ancora più complesso, nonché più costoso.

L’azienda ricorda che è possibile ottenere dati molto utili sulle proprie attività, incrociando quelli reperibili su Facebook Business Suite, Ads Manager e Events Manager.

In realtà una fascia di utenti che utilizzano con frequenza l’app esiste e trova corrispondenza in tutti quei piccoli brand locali che non hanno bisogno di metriche articolate e grandi masse di dati da cui estrarre veri e propri tesori per il management aziendale.

Ma allo stesso tempo, nonostante questi ultimi saranno penalizzati in un primo momento, stiamo parlando di una dinamica accettabile e addirittura prevedibile.

I servizi privati, specialmente se gratuiti, possono sparire da un momento all’altro ed è compito di chi li utilizza evitare di focalizzarsi solamente sullo strumento in sé, e concentrarsi sulle logiche che danno vita ad un dato strumento. Solo così potremo garantirci l’indipendenza professionale dal “monopolio del software”.

3. Decathlon e lo sport accessibile per tutti, nasce il primo team di e-cycling formato interamente da detenuti.

Oudenaarde, Belgio.
In un carcere di massima sicurezza, ha preso vita “The Breakaway”, la lodevole iniziativa ideata da Decathlon che permette ad una squadra di eCycling formata interamente da detenuti di competere con gli sportivi del mondo esterno.

“Lo sport ti rende felice. Lo sport ti rende libero. Ti fa smettere di pensare a queste mura.”
Queste sono le parole che si possono sentire dalla voce di uno dei detenuti che fanno parte della squadra di ciclismo virtuale durante il teaser ufficiale dell’iniziativa.

Teaser ufficiale “The Breakaway”.

Nella sua missione per rendere lo sport accessibile a tutti, Decathlon, la nota catena francese di articoli sportivi ha dato vita all’iniziativa con il supporto del Ministero della Giustizia belga, dell’associazione no-profit De Rode Antraciet occupata nello sviluppo di attività sportive e culturali per i detenuti e Cellmade, ente che promuove il lavoro e l’artigianato circondariale.

Il team di “The Breakaway”, si allena e compete grazie alla piattaforma Zwift che permette ai possessori di trainer compatibili (rullo da allenamento su cui posizionare la propria bicicletta) di connettersi al software, disponibile in free-trial, che catapulta lo sportivo in una dimensione virtuale online, dove potrà competere ed allenarsi con altri ciclisti e corridori!

Fonte: Adsoftheworld.

4. Tutti pazzi per l’audio, Discord lancia gli Stage Channels per le community.

Discord, il celebre servizio VoIP che in epoca pre-covid era noto prevalentemente tra i gamers, ha lanciato la sua risposta al più forte trend degli ultimi mesi. Ma non è solo una questione di moda!

Grazie agli eventi legati al Covid-19, Discord ha guadagnato una forte popolarità anche al di fuori delle community di gamers e si è esteso verso gli ambiti più disparati nel mondo della socialità digitale, un pò come tutti i servizi nella sfera delle telecomunicazioni.

La forte crescita dell’azienda, ha fatto si che nel 2020 il suo valore raddoppiasse al punto da valutare una quotazione in borsa. Nel frattempo, Microsoft si è esposta con una proposta di acquisto da 10 miliardi di dollari.

Questa spinta data dagli eventi, ha portato l’azienda a cambiare il suo claim da “Chat for gamers” a “Your place to talk“, con l’intento di allontanarsi dal focus sulla nicchia del gaming.

L’app, sia desktop che mobile, permette di comunicare attraverso chiamate, videochiamate, messaggi e media, all’interno di spazi privati, oppure all’interno di spazi più ampi, detti server.
Ed è proprio per i Community Server che si è reso necessario attivare un nuovo canale di comunicazione real-time.

I Community Server, sono potenti mezzi di comunicazione per chiunque voglia instaurare un dialogo in tempo reale, moderabile e scalabile, con la propria community! Oppure, è un ottimo luogo dove iniziare a costruirne una, grazie alla possibilità di sfruttare lo strumento Discovery che inserisce il nostro server all’interno del menù di proposte per gli utenti che sono alla ricerca di nuovi spazi dove esprimersi.

La nuova funzionalità dei canali vocali in stile clubhouse, non è una vera e propria novità all’interno di Discord.
Infatti, l’utilizzo principale della piattaforma da parte degli utenti negli anni passati ruotava proprio intorno alla chat vocale. Soprattutto grazie alle performance di Discord, che è sempre stato in grado di garantire un ottimo livello di qualità dell’audio e di stabilità delle chiamate, tanto da non interferire in alcun modo con l’esperienza di gioco.

Ma il motivo di questa nuova aggiunta, è riconducibile all’ottica di sviluppo che non vede più Discord come un’app per gamer appunto. In questo scenario, lo spunto di Clubhouse è stato utile a Discord per semplificare i processi che già erano in corso all’interno delle sue community.

Con gli Stage Channels, admin e moderatori dei community server, avranno la possibilità di gestire eventi, interviste e appuntamenti di vario genere con la propria audience in maniera semplificata, intuitiva e decisamente meno caotica grazie al sistema delle alzate di mano.

Le possibilità di gestione e moderazione dell’audience sono molteplici e vengono definite tutte qui.
Uno Stage Channel, al momento, può ospitare fino ad un massimo di 1000 partecipanti, ma naturalmente il team di sviluppo sta già lavorando sull’espansione di questo limite.

Non esiste alcun limite invece per il numero di Stage Channel che l’admin di un Community Server può creare ed è anche possibile avviare più canali in contemporanea all’interno di un solo server.

Al momento, la funzionalità è ancora in fase di roll-out e non è disponibile per tutti i dispositivi Android.

5. Nuovi strumenti per il controllo del proprio feed: la risposta di Facebook alle forti accuse di manipolazione della realtà.

The Social Dilemma, il documentario di Netflix che “svela” i meccanismi che regolano la distribuzione dei contenuti all’interno dei social network (che in fondo sono molto simili a quelli usati dallo stesso produttore del documentario), è solo una delle centinaia di trattazioni sul tema della manipolazione della realtà messa in atto dai giganti del tech come Facebook.

A pochi giorni di distanza dall’ennesima comparsa del CEO di Facebook davanti alle istituzioni per definire il ruolo della piattaforma nei recenti atti di violenza collettiva e disinformazione, la posizione dell’azienda rimane salda sul rifiuto di ogni accusa di coinvolgimento. Affermando invece che ciò che le persone vedono all’interno della piattaforma, è solo il frutto delle scelte individuali.

Ma per ovviare a quella che è stata finalmente riconosciuta come una preoccupazione reale per gli utenti, Facebook ha rilasciato una serie di strumenti che permetteranno di controllare il proprio feed e passare con facilità ad una versione non controllata dall’algoritmo.

Nel comunicato ufficiale, sono riportate tutte le novità introdotte dai nuovi strumenti a disposizione di tutti gli utenti iscritti alla piattaforma.

In primo luogo, sarà possibile scegliere un’audience specifica che avrà la possibilità di commentare i nostri post, bloccando la possibilità di farlo a tutto il resto del pubblico di riferimento.

Dopo i commenti, preferiti, è lo strumento che permette di selezionare i contenuti che desideriamo visualizzare in cima al nostro feed, attraverso una lista di massimo 30 profili di amici e pagine.
Questa nuova impostazione, sarà raggiungibile dal nuovo menù per accedere ai filtri relativi al news feed.

All’interno del nuovo menù dedicato ai filtri, troveremo anche l’opzione per visualizzare i contenuti del feed in ordine cronologico, così da scavalcare l’assortimento automatico gestito dall’algoritmo. Questi due strumenti, saranno sempre disponibili all’interno del nuovo menù già visibile in Android e in roll-out su iOS e fanno parte di tutta la suite di gestione dei contenuti.

Inoltre, con lo scopo di rendere più trasparenti le meccaniche che regolano la distribuzione dei contenuti e delle informazioni all’interno della piattaforma, Facebook ha esteso le informazioni di contestualizzazione riferite ai post suggeriti automaticamente dall’algoritmo.

Questo strumento è disponibile dal 2014 e venne introdotto con lo scopo di rispondere alla domanda “perché sto visualizzando questo contenuto?”.

Purtroppo, le informazioni fornite, si sono sempre rivelate molto limitate per rendere realmente comprensibili le dinamiche di distribuzione dei contenuti ed è per questo che la nuova versione include una panoramica più completa sul “percorso” che un determinato contenuto ha svolto per finire sotto i nostri occhi.

Fonte: Facebook.

All’annuncio dell’introduzione di questi nuovi strumenti a disposizione degli utenti, si è aggiunto anche il commento di Nick Clegg, VP of Global Affairs and Communication in Facebook ed ex vice primo ministro britannico.

Bisogna essere in due per ballare il tango“, cita tutte le pubblicazioni che negli anni hanno descritto l’azienda e più in generale i colossi del web, come macchine di distruzione della società.

Al di là delle numerose estremizzazioni che è possibile trovare in ogni angolo del web, gran parte delle preoccupazioni degli utenti sono più che reali.

Ma attraverso una pacata analisi del contesto da una posizione di parte, Clegg esprime un concetto oggettivamente condivisibile, secondo cui gli utenti si sentirebbero meno in pericolo se gli venisse data la possibilità di comprendere a fondo il funzionamento dell’algoritmo.

In effetti, questa potrebbe essere una buona strada verso una normalizzazione o quanto meno, una presa di coscienza nell’uso degli strumenti di socialità digitale. In questo modo, ogni utente sarebbe ancora più libero di scegliere con cognizione di causa se accettare i termini di servizio o meno.

L’introduzione dei nuovi tool di gestione del feed, sembra essere un primo passo verso la concretizzazione delle parole di Clegg e dei concetti che potrebbero rendere la vita nelle community digitali, più consapevole per tutti.

La strada è ancora tutta da scoprire, ma nel frattempo il web si sta popolando in maniera esponenziale di soluzioni a queste problematiche, come i social network decentralizzati.

Fonte: Facebook, Medium.

6. LinkedIn: in fase di lancio la “creator mode” e nuovi strumenti per chi cerca lavoro.

Il “business social media” di proprietà di Microsoft, ha visto una forte crescita di utenti nell’ultimo anno.
Per rendere la piattaforma uno strumento ancora più efficiente, il team di LinkedIn ha introdotto una serie di novità in favore di creators, utenti in cerca di lavoro e freelancers.

Partiamo proprio da quest’ultima categoria, che presto avrà la possibilità di creare delle pagine dedicate interamente alla raccolta dei servizi offerti. Queste pagine dedicate, saranno raggiungibili direttamente dal profilo del freelancer e saranno sicuramente un ottimo supporto per parlare dei propri servizi, senza risultare opprimenti per gli altri utenti.

A seguire, gli utenti che sono in cerca di lavoro, potranno produrre e caricare una “cover story”.
La cover story, non è altro che un formato storia, che rimarrà stabile come overlay della nostra foto del profilo e se cliccata, lancerà il video verticale introduttivo che noi stessi abbiamo preparato.

La presenza di una cover story, sarà segnalata da un cerchio arancione, progettato con l’obiettivo di indicare ai recruiters che il profilo contiene una storia di presentazione.

La creator mode invece, permetterà di convertire il nostro profilo standard in un profilo creator (non l’avresti mai detto, vero?).

Quest’ultimo, permetterà agli utenti in modalità creator, di selezionare fino a 5 hashtag che descrivono con precisione gli argomenti più trattati nel profilo, così da essere indicizzati in maniera più pertinente e proposti ad un pubblico più mirato.

Inoltre, gli hashtag potranno anche essere collocati all’interno della Intro (opzione a scelta) e il tasto “connetti” cambierà in “segui”. A completare la serie di novità per chi produce contenuti su LinkedIn, ci sarà la possibilità di mostrare le nostre live anche all’interno della copertina del nostro profilo.

Infine, a seguito di una ricerca condotta su campioni di utenti e recruiters, verrà anche introdotta la possibilità di specificare il pronome di genere con cui desideriamo essere contattati. La ricerca, ha evidenziato che il 70% degli utenti in cerca di lavoro pensa che sia importante renderlo noto ai recruiters, di cui il 72% conferma quanto espresso dagli utenti e la reputa un’importante forma di rispetto.

Fonti: Linkedin Pressroom, LinkedIn Blog.

Queste erano le notizie della settimana.
Se sono state utili, ti do appuntamento a lunedì prossimo 😉

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Andrea Felicella

Andrea Felicella

Napoletano d'origine, cresciuto immerso nella natura Umbra. Nerd dal primo respiro, sportivo e fortemente appassionato di tutto ciò che è "geek" oltre che di Musica e di Economia. Le dinamiche dell’imprenditoria mi affascinano da sempre e sono particolarmente legato alle discipline che riguardano il Marketing. È così che ho deciso di diventare un Marketer a tutto tondo. Dopo aver venduto la mia prima attività commerciale nell'estate del 2020, ora sono un consulente per PMI e professionisti.

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