[MarkeThings #15]: Riaffiorano i dati rubati da Facebook nel 2019, la negatività pubblicitaria di Wix e le altre notizie della settimana.

copertina Markethings, la rubrica di notizie selezionate a tema marketing, ogni settimana sul marketingignorante.it

Clubhouse annuncia una nuova collaborazione con Stripe, mentre Adobe sperimenta un nuovo modo per fare pubblicità sostenibile, tutto ciò in un mondo in cui l’industria del gaming è sempre più imponente e c’è chi ci ha visto lungo…

Ecco a te la selezione #15 delle notizie più interessanti in ambito marketing e digital, secondo Marketing Ignorante.

Tutti i lunedì, puoi sfogliare i titoli nelle Stories in evidenza del nostro profilo Instagram e qui nel Blog troverai sempre un approfondimento per ogni titolo citato.

Buona lettura!

1. Disponibili online i dati di 533 milioni di utenti Facebook rubati nel 2019, tra cui 33 milioni di italiani.

Nelle scorse settimane si è tornati a parlare di un noto episodio del 2019, che vide il furto dei dati personali di 533 milioni di utenti Facebook.

L’argomento è stato rievocato da Business Insider che ha appreso la notizia tramite un Tweet di Alon Gal, il fondatore di una società di cybercrime intelligence e colui che ha reso nota la presenza del database rubato all’interno di un forum per hacker.

Il tweet originale di @UnderTheBreach

Inizialmente, il grande archivio di dati personali è circolato in rete come merce di alto valore che era possibile acquistare negli angoli più remoti del web e poi su Telegram, tramite community anonime a tema hacking.
Ma questa volta, tutto il contenuto del file era accessibile gratuitamente e senza troppi sforzi.

Numeri di telefono, nomi, cognomi, date di nascita, indirizzi, facebook ID, bio ed email di 533 milioni di utenti tra cui circa 30 milioni di account italiani, erano (e probabilmente lo sono tutt’ora) facilmente accessibili ed utilizzabili da chiunque avesse intenzione di organizzare qualche tipo di frode informatica.

L’articolo di Business Insider che tratta l’argomento, risale al 3 aprile e dalla sua uscita, la notizia ha fatto nuovamente il giro del mondo, attirando l’attenzione di Facebook, che non ha esitato a commentare l’accaduto con un comunicato pregno di spiegazioni, ma povero di soluzioni dirette.

In effetti, quest’ultimo aspetto non è da biasimare, siccome i dati in questione sono in circolazione e ormai non c’è molto da poter fare a riguardo. Facebook ha ribadito come la falla che ha permesso di estrapolare i dati dalla piattaforma è stata corretta immediatamente dopo l’accaduto e invita gli utenti interessati a verificare le proprie impostazioni di privacy.

Ma una cosa che Facebook avrebbe potuto fare, in qualità di piattaforma che gode della fiducia di 2,7 miliardi di utenti, è esattamente quella che lo stesso Alon Gal suggerisce. Ovvero, notificare tutti gli utenti che hanno subito il furto di dati in modo da renderli consapevoli rispetto alla possibilità di ricevere tentativi di truffe.

Insomma, un invito alla cautela e alla consapevolezza che potrebbe salvaguardare l’incolumità di una grande fetta di utenza semplicemente attraverso la divulgazione delle principali metodologie di frode informatica che purtroppo ancora oggi sono tutt’altro che note ai più.

Ma questo probabilmente non accadrà.

Infatti, il comunicato ufficiale di Facebook si è orientato per lo più sulla precisazione che la perdita di dati in questione non è stata frutto di un hack, ma dello sfruttamento di una vulnerabilità del tool d’importazione contatti che ha permesso agli attaccanti di fare uno scraping dei dati contenuti all’interno della piattaforma.

“Lo scraping è una tattica comune” e il fatto che “i dati rubati non includono informazioni finanziarie, di salute o password” sembra aver concesso a Facebook la possibilità di limitare da un certo punto di vista la propria responsabilità sull’accaduto e di invitare semplicemente gli utenti a fare attenzione alle proprie configurazioni.

Strumento utile:

Fortunatamente, oggi esiste uno strumento che permette a tutti noi semplici utenti attenti ai dati personali, di scoprire se questi sono stati rubati da una qualsiasi delle piattaforme a cui forniamo il nostro indirizzo email.

Visita haveibeenpwned.com per saperne di più!

E no, non mi hanno pagato.
Semplicemente, credo che servizi gratuiti di pubblica utilità come questo, debbano essere condivisi il più possibile.

2. Clubhouse attiva i pagamenti diretti: al via la partnership con Stripe.


“Fin dai primi giorni di Clubhouse, uno dei principi fondamentali è sempre stato quello di costruire una piattaforma creator-first”.

Con queste parole, si apre l’ultima comunicazione ufficiale del fenomeno social del momento.
Nel numero 11 di MarkeThings, vi avevamo parlato dell’interessante programma di accelerazione per creator lanciato in quei giorni da Clubhouse.

Ma oggi, la notizia più interessante è quella della collaborazione tra Stripe e Clubhouse, che ha permesso alla startup dell’audio-social di costruire una funzionalità per ricevere ed inviare pagamenti diretti all’interno dell’app.

Lo scopo della funzionalità di pagamento, sarebbe proprio quello di permettere al pubblico di sostenere direttamente i creator con estrema semplicità e allo stesso modo, di concedere ai creator un ulteriore strumento per monetizzare il proprio lavoro, senza il bisogno di rivolgersi a servizi esterni e strutturare così percorsi intricati per l’utente.

Cosa che come ben sappiamo, nella stragrande maggioranza dei casi, porta alla perdita d’interesse da parte di quest’ultimo.

Il grande vantaggio di questo strumento all’interno di Clubhouse, è la totale assenza di commissioni a carico del creator.

Per quanto fuori dagli schemi di funzionamento comuni, Clubhouse non guadagnerà nulla sulle transazioni a favore dei creator, mentre questi ultimi percepiranno il 100% della somma donata dall’utente.

L’unica commissione spetta a Stripe. Il servizio di pagamenti digitali, otterrà una microscopica percentuale che andrà a sommarsi, in fase di conferma, alla cifra che l’utente intende versare a vantaggio del creator.

Fonte: joinclubhouse.com

La funzionalità è in roll-out dal 5 aprile, ma è ancora in fase di test su cerchie ristrette di utenti con lo scopo di raccogliere i feedback e rilasciare una versione finale aperta a tutti, nel minor tempo possibile.

3. Adobe: design a world with bees.

Il tema dell’ecosostenibilità sta prendendo il sopravvento in gran parte della comunicazione con cui abbiamo a che fare ogni giorno. Finalmente.

Stiamo assistendo oggi ad un cambiamento epocale, per quanto lento, in cui possiamo osservare brand che ci hanno accompagnato per una vita, cambiare obiettivi, tono di voce e in certi casi anche il mercato di riferimento!

Purtroppo, in fatto di comunicazione, l’espandersi di grandi fenomeni come questo, può anche avere delle conseguenze negative come il fenomeno del greenwashing.

Ma l’estendersi di questa nuova mentalità commerciale, ha portato alla nascita di milioni di iniziative che mirano ad ottimizzare i processi di business e ad incentivare la consapevolezza a tutti i livelli della società, dal maker al consumatore finale.

Una delle iniziative più recenti di questo tipo, riguarda Adobe che nonostante non sembra avere un collegamento diretto tra il tipo di business che svolge ed il suo impatto sull’ambiente, come molti altri brand stanno facendo negli ultimi mesi, ha abbracciato completamente la causa con un’iniziativa che punta a salvaguardare la vita delle api.

Ormai tutti siamo a conoscenza di come lo stile di vita contemporaneo costituisca un pericolo per la sopravvivenza delle Api e di conseguenza anche per la nostra specie, se consideriamo il ruolo chiave che questi animali svolgono per la prosperità dei nostri raccolti.

“Il ruolo di Adobe è quello di creare bellezza dentro e fuori lo schermo”, a partire da questo concetto, il brand produttore di software ha ideato una campagna che permette agli utenti di portarsi a casa il materiale pubblicitario per poi farlo a pezzi e piantarlo per dare vita a fiori e piante selezionate in base alle abitudini di impollinazione delle api locali.

Fonte: Adsoftheworld

Il video della campagna è stato realizzato per Adobe dalla divisione tedesca della Miami Ad School e quindi non sappiamo quando e dove la campagna di marketing esperienziale andrà effettivamente in scena.

Quel che è certo, è come sarà possibile realizzarla!

Ad oggi infatti, la diffusione dei temi legati all’ecosostenibilità, ha fatto in modo che nascessero sempre più compagnie specializzate nella produzione di supporti pubblicitari green.

Nella campagna di Adobe, si dovrebbe utilizzare un particolare tipo di carta che nel processo di produzione vede l’inserimento di semi di vario tipo tra gli strati del pannello, da cui è possibile ricavare qualsiasi tipo di formato, dal biglietto da visita, fino al poster che Adobe invita a strappare per portarsi qualche seme a casa.

Fonte: Adsoftheworld

Ma il mondo dei supporti pubblicitari green non si limita a questo.

Oggi esiste una grande varietà di gadget e strumenti che oltre ad essere utili ad un brand, possono esserlo anche per l’ambiente. Per farvi un’idea più precisa, vi invito a dare un’occhiata a portali come quello di iGreen, (non c’è alcuna affiliazione in essere) leader italiano nel settore dei green gadgets.

Infine, la campagna di Adobe andrebbe ad operare anche via software con un’estensione dell’app Adobe Capture che permetterebbe agli utenti di verificare se un fiore è apprezzato o meno dalle api oltre alla funzione bee eye-view, una mappa visiva di una data area in grado di indicare quanti fiori bee-friendly sono presenti in quel luogo.

Fonte: Adsoftheworld

4. Wix sbeffeggia WordPress con una spudorata video ad.

Tra Wix e WordPress, il rapporto di competizione non è mai stato né sano, né positivo.

Basti ricordare lo spiacevole caso del 2016 in cui il fondatore del builder open-source WordPress, Matt Mullenweg, accusò pubblicamente Wix di aver copiato il codice di WordPress (accessibile a tutti, perché open-source).

Ma questa volta la società israelita torna a puntare il mirino su WordPress attraverso una serie di iniziative pubblicitarie spudoratamente esplicite e descritte dalla critica di settore come iniziative di poco gusto.

Tutto ha avuto inizio quando una serie di influencer di settore hanno ricevuto un pacco regalo da Wix che includeva delle cuffie Bose con soppressione dei rumori ambientali. In verità il dono, risultava firmato da WordPress, siccome Wix ha voluto vestire i panni del leader di settore per recapitare a dei personaggi influenti questo messaggio.

Non so voi, ma già questa prima parte della storia mi ha portato in uno stato di confusione, più che curiosità o simpatia. Ed è stato lo stesso effetto che questo primo approccio ha avuto sulla maggior parte degli utenti che hanno ricevuto il dono misterioso.

Altri invece, dopo aver visto il video, hanno provato una spiacevole sensazione nel percepire il senso delle due stilettate sulla “mancanza di memoria” e sulla fetta di mercato.

Ma l’apice della comunicazione negativa di Wix si è avuto con lo spot “The Update Button of Doom | You Deserve Better”.

“WordPress mi ricorda mio padre, sono entrambi assenti…”

Lo spot ritrae uno sviluppatore web visibilmente in crisi, durante una seduta dalla psicoterapeuta in cui è presente anche WordPress, causa dei mali dello sviluppatore, impersonificato nello stesso uomo del video “Top Secret”, distratto ed incurante.

Lo stile della campagna, è quello tipico delle così dette “attack ad”, impiegate solitamente nel mondo della politica e che mirano a mettere in cattiva luce l’avversario.

Ma in un contesto del genere, in un periodo storico del genere e per questo tipo di soluzioni, siamo sicuri sia stata una mossa conveniente per il brand Wix?

Sicuramente, gli addetti incaricati dall’azienda per la progettazione della campagna avranno pensato di si e probabilmente qualcuno di voi starà anche giustamente pensando che la cosa sia stata presa un pò troppo sul serio.

Ma il punto della questione è l’uso di una componente comunicativa così negativa nei confronti di un competitor nel mercato del 2021. Un mercato sensibile a certi temi, come quello della salute mentale ed un’audience abituata alla competizione positiva e romanzata tra Mc Donald’s e Burger King.

Ma se anche volessimo eliminare le considerazioni socio-economiche (vitali in questo ambito della comunicazione), l’utilizzo di “attack ad” come questa, al di fuori del contesto politico, rappresenta un grande rischio per un brand che sceglie di adottarle.

Il rischio consiste proprio nella generazione di altra negatività in risposta alla negatività proposta.
L’esatto contrario rispetto all’esito desiderabile in contesti legati alla politica.

E infatti, per constatare la risposta negativa dell’audience possiamo partire dall’osservare i commenti degli utenti di YouTube:

Fonte: YouTube
Fonte: YouTube
Fonte: YouTube

Fonti: Matt Mullenweg Blog, WordPress Tavern

5. Marketing & Gaming: Fernando Machado, mente del marketing di Burger King, approda in Activision Blizzard.

Quante volte abbiamo parlato dello strepitoso marketing di Burger King sia nei profili social di Marketing Ignorante che qui all’interno del blog?

Dopo il triste episodio della giornata internazionale della donna che ha visto protagonista la sezione inglese del brand, una delle ultime volte che abbiamo parlato del marketing di Burger King è stata nel numero 7 di MarkeThings, in cui abbiamo proprio osservato l’approccio del brand al settore del gaming, ben diverso dalla sua audience ordinaria.

Ma questa volta, ad approcciarsi al mondo del gaming, sarà Fernando Machado, Global CMO di Restaurant Brands International, la holding che possiede Burger King in tutte le sue aree di azione, Tim Hortons (brand di fast food canadese) e Popeye (brand di fast food americano).

Il pluripremiato Machado è colui che ha rivoluzionato lo stile comunicativo e l’approccio generale di Burger King, fino a farlo diventare il brand dallo stile irriverente, sfacciato e dannatamente divertente che conosciamo oggi.
Se volete lasciarvi ispirare, consiglio la visione di questa intervista per conoscerlo meglio:

Fonte: Business Insider

Ma il 2020 è un anno che ha cambiato per sempre il corso della storia, oltre che dell’economia mondiale.
Un mercato che già era in fortissima espansione da anni, è completamente esploso per via delle restrizioni internazionali che hanno portato milioni di nuovi utenti a riunirsi online, per trascorrere insieme delle ore di gioco.

Forse è proprio questo il motivo che ha spinto Machado a dirigersi verso l’azienda più importante nella storia dei videogames.

Activision Blizzard è il gruppo che con i suoi prodotti è stato in grado di colorare l’infanzia e la vita di molti nerd come il sottoscritto. L’azienda ha dato vita a molti dei titoli più importanti del settore come World of Warcraft, Call of Duty, HearthStone, Crash Bandicoot, Candy Crush Saga, Guitar Hero e molti, moltissimi altri.

Il valore dell’azienda nel 2021 si aggira intorno ai 72 miliardi di dollari e nonostante il pubblico dei gamer, sia un pubblico che dimostra un rapporto conflittuale con la pubblicità canonica, la notizia dell’arrivo di Fernando Machado lascia ben sperare per una crescita ancora più esplosiva.

Fonti: Brand News, Business Insider.

Queste erano le notizie della settimana.
Se sono state utili, ti do appuntamento a lunedì prossimo 😉

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Andrea Felicella

Andrea Felicella

Napoletano d'origine, cresciuto immerso nella natura Umbra. Nerd dal primo respiro, sportivo e fortemente appassionato di tutto ciò che è "geek" oltre che di Musica e di Economia. Le dinamiche dell’imprenditoria mi affascinano da sempre e sono particolarmente legato alle discipline che riguardano il Marketing. È così che ho deciso di diventare un Marketer a tutto tondo. Dopo aver venduto la mia prima attività commerciale nell'estate del 2020, ora sono un consulente per PMI e professionisti.

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