copertina Markethings, la rubrica di notizie selezionate a tema marketing, ogni settimana sul marketingignorante.it

[MarkeThings #20]: TikTok e l’impegno per proteggere i minori, Facebook punta sulla buona informazione e le altre notizie della settimana.

Non potevamo non parlare dell’interessante lancio della nuova collezione di Havaianas a tema Fortnite, in un momento di sanzioni e dispute istituzionali sui temi della privacy e della concorrenza.

Questa è la selezione #20 delle notizie più interessanti in ambito marketing e digital, secondo Marketing Ignorante.

Ogni lunedì, puoi sfogliare i titoli nelle Stories in evidenza del nostro profilo Instagram e qui nel Blog troverai sempre un approfondimento per ogni titolo citato.

Buona lettura! 

1. TikTok: rimossi 500k account in Italia, mentre oltre oceano è in cantiere una piattaforma di collocamento.

E si, hai letto bene, secondo quanto riportato da Axios.com, la direzione americana di TikTok starebbe lavorando alla costruzione di una piattaforma di collocamento lavorativo.

La decisione (al momento non ufficializzata dall’azienda) deriva da una recente tendenza che ha permesso a molti utenti americani di trovare lavoro attraverso l’app. L’obiettivo primario è quello di semplificare ed innovare il processo di reclutamento per il brand e quello di candidatura per gli utenti.

La sezione dedicata alla ricerca di lavoro, sarebbe costituita da una pagina web separata dall’app, ma accessibile attraverso quest’ultima. All’interno della pagina, il brand alla ricerca di risorse potrà pubblicare le sue richieste, alla quale gli utenti interessati potranno rispondere con un video breve, anziché usare il classico CV.

Il tema del lavoro, ha avuto una grande espansione tra i topic americani dell’app grazie all’avvicinamento di numerosi creator specializzati. Quest’ultima può essere una testimonianza di un’evoluzione del modus operandi che con cui la gen Z si affaccia al mercato del lavoro, come riporta questo interessantissimo articolo del Washington Post.

L’avvento di questi creator, ha permesso al tema di diffondersi al punto che secondo le ricerche svolte dall’azienda, alcuni gruppi di nuovi utenti avrebbero completato l’iscrizione proprio con l’obiettivo di sfruttare l’app per trovare una nuova occupazione.

Un esempio recente tra i più altisonanti riguarda la HBO, che la scorsa estate ha ricevuto più di 300 candidature alle selezioni per la partecipazione ai tirocini estivi, attraverso l’hashtag #HBOMaxsummerintern.

Questo ha spinto Kate Barney, responsabile risorse umane in TikTok-Global Business Solutions Nord America ad esprimersi pubblicamente su LinkedIn con il suo supporto alle attività di offerta/ricerca lavoro all’interno della piattaforma, mentre l’azienda starebbe testando le funzionalità appena descritte su un numero ristretto di brand.

In italia, mezzo milione di account rimossi nel rispetto delle direttive del Garante per la Protezione dei Dati Personali.

In seguito agli spiacevoli avvenimenti dei primi mesi del 2021, il Garante per la Protezione dei Dati Personali italiano, aveva richiesto a TikTok di mettere in atto un piano per impedire l’accesso alla piattaforma ai minori di anni 13.

Stiamo parlando purtroppo di un problema che per la maggior parte delle app online è di difficilissima risoluzione. E proprio per questo, un comunicato recente da parte dell’azienda, definisce l’impegno pratico della piattaforma nel verificare l’età degli utenti.

Purtroppo, se ci sforziamo un pò, possiamo leggere tra le righe di questo comunicato che non esiste ancora una metodologia perfettamente efficace per mettere in atto questo tipo di monitoraggio, se non la verifica del documento d’identità.

Ma quest’ultima ed estrema opzione risulterebbe naturalmente inapplicabile per via delle restrizioni in materia di privacy.

Allo stato attuale delle cose, TikTok ha definito il processo di verifica attraverso la formazione verticale di team specializzati nel monitoraggio dei segnali d’uso provenienti dagli account classificati come possibilmente appartenenti a minori.

L’analisi delle parole chiave utilizzate e degli interessi dimostrati, permetterebbe ai team di monitoraggio incaricati, di capire se un account è in mano ad un minore che ha fornito informazioni non veritiere sulla propria età.

Oltre a questo, il supporto della community viene descritto come essenziale, grazie all’attività di segnalazione che gli altri utenti svolgono nei confronti di account palesemente gestiti da minori di anni 13.

Queste metodologie, hanno portato la piattaforma a richiedere la verifica dell’età a più di 12 milioni e mezzo di utenti italiani, che ha avuto come esito la cancellazione di 500.000 account associati ad infratredicenni, come si può constatare nel comunicato ufficiale del GPDP.

2. Havaianas lancia la nuova collezione all’interno di Fortnite.

Se il caso di Travis Scott non è stato abbastanza per convincerti della grande forza comunicativa dei videogame di portata globale come Fortnite, il lavoro di Havaianas riuscirà sicuramente ad attivare l’attenzione anche di quei consumatori poco attratti dalla cultura musicale citata poco fa.

Il celebre marchio produttore di infradito, in collaborazione con l’agenzia Cheil Brasil, ha portato una nuova location all’interno del gioco. La nuova isola si presenta a forma di infradito e rappresenta la collaborazione tra il produttore di calzature estive e la casa produttrice del videogame, per il lancio della nuova collezione a tema.

Fonte: Marketing Dive, con autorizz. di Cheil Worlwide.

Insomma, il target desiderato da Havaianas è facilmente intuibile, la strategia di Fortnite è impeccabile e il mezzo, beh, il mezzo è proprio il pezzo forte.

La nuova location, è stata resa accessibile durante un evento speciale svolto il 14 maggio. Durante l’evento, i visitatori dell’isola (player) potevano ricevere uno sconto sui nuovi modelli dopo aver pubblicato uno screenshot di gioco sui social, con l’hashtag #HavaianasFortniteDay.

Pe questo lancio, la comunicazione pubblicitaria di Havaianas è stata resa vivibile attraverso un’esperienza di gioco che porterà poi alla riconoscibilità immediata in negozio, nonché all’acquisto diretto mediante la partecipazione all’evento speciale.

Una strategia esperienziale che passa attraverso l’attività ludica preferita dai giovanissimi che affollano le stanze di gioco online del titolo. Una metodologia, quella del posizionamento attraverso i videogames come media, che continua a diffondersi grazie alla grande efficacia esperienziale e all’alto tasso di memorabilità.

3. Google con Global Citizen: il cambiamento climatico non è “skippabile”.

“Make it stop” è il titolo della nuova campagna video di awareness sui cambiamenti climatici, nata dalla collaborazione tra Google e Global Citizen.

Global Citizen è un’organizzazione che dal 2011 si batte per temi sociali di vario genere e che ha come macro-obiettivo quello di contribuire all’eliminazione della povertà estrema entro il 2030.

Grazie ad uno scopo così ambizioso, l’organizzazione, che vanta partner del calibro di P&G, Coca Cola, Cisco e altri, è riuscita a raccogliere un impegno istituzionale (e non solo), dal valore di 48 miliardi di dollari, di cui già 22 sono stati impiegati per scopi sociali.

Insieme a Google, Global Citizen ha lanciato una campagna ad alto impatto visivo su YouTube, il cui scopo è quello di sensibilizzare lo spettatore che davanti al classico layout da Ad di YouTube proverà per prima cosa a cliccare “skip ad” o “salta annuncio”.

Il pulsante in realtà è solamente un elemento in sovrimpressione e quindi non è cliccabile. Nell’attesa, la fotografia di una casa immersa nel verde dei boschi, inizierà a bruciare, mostrando il messaggio nascosto al di sotto.

Fonte video: Ads of the World.

“The climate crisis is unskippable” è la prima frase leggibile tra le fiamme della fotografia che lentamente lascerà spazio al claim primario della campagna: “You don’t have to be a bystander to the climate crisis.”, ovvero “non rimanere spettatore davanti alla crisi climatica”.

Con questo messaggio, Global Citizen e Google fanno leva sull’attivazione del rimorso attraverso una metafora funzionale non invasiva, siccome la stragrande maggioranza degli utenti clicca il pulsante “salta annuncio”, ma molto potente perché perfettamente veicolante per il concetto primario che intendono trasmettere.

4. Facebook: pop-up per condividere con “coscienza” e blocco per l’aggiornamento di WhatsApp in Germania.

Ormai una nuova settimana è sinonimo di nuovi test e nuove funzionalità per l’ecosistema Facebook, estremamente attivo sul versante della sperimentazione.

La novità di questa settimana riguarda un test che sarebbe in corso di svolgimento sul 6% dell’utenza globale di Facebook e che serve a valutare la funzionalità di un nuovo pop-up che invita gli utenti a leggere il contenuto di un link prima di condividerlo.

Per quanto può sembrare assurdo, condividere una notizia senza neanche leggerla è un’abitudine veramente frequente in Facebook e la frequenza è sempre più alta nei casi di contenuti discutibili che portano inevitabilmente al dibattito acceso.

L’idea dietro il nuovo pop-up sarebbe quella di aumentare la frizione nei passaggi che intercorrono tra la scelta di un link e la sua condivisione. Questo aumento di frizione, nonostante la disponibilità del tasto “condividi ora”, potrebbe portare l’utente a riconsiderare l’impulso iniziale di condivisione per un dato contenuto.

L’efficacia di questa accortezza non è ancora nota, essendo questo un test, anche se in realtà la prima piattaforma ad inserire questo genere di pop-up è stata Twitter.

Garante privacy di Amburgo: procedura di sicurezza per la sospensione dell’aggiornamento di WhatsApp.

Ricordi la nota questione dell’aggiornamento su termini e condizioni d’uso di WhatsApp, di cui abbiamo discusso a gennaio?

A distanza di mesi da quel “abbiamo riflettuto su cosa avremmo potuto fare meglio”, il termine ultimo concesso da WhatsApp per permettere agli utenti e alle istituzioni di studiare a fondo l’aggiornamento che ha fatto discutere il mondo intero, è arrivato.

Le proroghe concesse da WhatsApp, non sono state ritenute sufficienti per alcune istituzioni particolarmente interessate al tema della privacy e in Europa, un paese in particolare ha deciso per primo di agire per impedire l’avanzamento unilaterale dei nuovi termini e condizioni.

Sto parlando della Germania, che ha messo in atto una procedura d’emergenza prevista dalla General Data Protection Regulation (GDPR) che ha permesso ai regolatori tedeschi di emanare un ordine restrittivo che impedisce formalmente alla tech company di mettere in pratica l’aggiornamento.

L’ordine restrittivo, imposterà un divieto formale della durata massima di 3 mesi, durante i quali l’agenzia garante della privacy tedesca solleciterà le istituzioni centrali dell’Unione, che dichiarano di essere già a lavoro sul caso.

La risposta da parte di WhatsApp descrive il provvedimento attuato dal garante della privacy tedesco, come illegittimo e basato su di un fraintendimento generale.

Allo stesso tempo il portavoce della tech company ha reso nota la volontà di procedere da parte di WhatsApp, lasciando intendere che probabilmente l’ordine restrittivo verrà ignorato per poi sottoporre un ricorso.

Al contrario, il comitato europeo per la protezione dei dati ha definito la procedura attuata dai tedeschi, come legittima e prevista dall’art.66 della GDPR. Ma tutta la vicenda, ha riattivato un ciclo di controversie istituzionali che vede nuovamente protagonista la commissione per la tutela della privacy Irlandese, a cui Facebook fa capo per le sue operazioni in Europa.

Quest’ultima commissione non è digiuna da critiche esplicite da parte di alcuni stati membri dell’UE che la ritengono troppo permissiva e indulgente.

La questione ha riacceso l’interesse di tutte le commissioni a tutela della privacy di ogni stato confederato, ma per ora, il fascicolo rimane in sospeso sulla scrivania della comitato europeo per la protezione dei dati.

Fonte: TechCrunch.

5. L’antitrust italiana sanziona Google per abuso di posizione dominante sul mercato delle app.

100 milioni di euro è l’ammontare totale della sanzione emanata dall’antitrust italiano in riferimento ad un caso particolare di abuso della posizione dominante che il mastodonte tecnologico possiede sul mercato delle App.

Il provvedimento si riferisce al caso di “JuicePass”, applicazione sviluppata da Enel X Italia, società del gruppo Enel, specializzata nella trasformazione ed innovazione energetica in ottica di sostenibilità.

JuicePass, è un’applicazione pensata per indirizzare i possessori di auto elettriche verso le torrette di ricarica. Il software è disponibile all’interno del play store e dell’app store, ma la controversia si è accesa quando Google ha impedito l’accesso di JuicePass ad Android Auto.

Se non lo conosci, Android Auto è una versione di android ottimizzata per l’uso durante la guida attraverso le configurazioni interattive del veicolo. Il sistema è disponibile di default su moltissime autovetture oggi giorno e questo lo rende un mercato estremamente interessante per chi sviluppa software compatibili.

La nota dolente risiede nelle condizioni che Google ha instaurato per l’accesso allo store di Android Auto, limitandolo di fatto a dei partner selezionati, per poi coprire tutte le necessità restanti degli utenti automobilisti con applicazioni proprietarie.

Infatti, la difesa di Google in risposta alla sanzione fa proprio riferimento alle recenti implementazioni delle app native di Google in Android Auto, che permettono attraverso Google Maps di trovare torrette di ricarica nei paraggi.

Ma questo naturalmente può essere associato ad una condizione di “unica verità”, che all’interno di un mercato concorrenziale non è ammissibile per definizione, siccome da vita ad un contesto di monopolio.

Per questo motivo, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato non si è limitata ad emettere la sanzione nei confronti di Google, ma come possiamo leggere nel comunicato ufficiale, ha suggerito un correttivo per uscire dalla posizione di abuso.

Il correttivo prevede l’apertura di Android Auto ai software di terze parti, soprattutto in vista delle probabili implementazioni da parte di Google che potranno vedere l’inserimento di strumenti altamente concorrenziali come i metodi di pagamento diretti e simili.

Come risponderà Google all’ennesima sanzione in materia di concorrenza?
Per ora è tutto da scoprire…

Queste erano le notizie della settimana.
Se sono state utili, ti do appuntamento a lunedì prossimo 😉

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Andrea Felicella

Andrea Felicella

Napoletano d'origine, cresciuto immerso nella natura Umbra. Nerd dal primo respiro, sportivo e fortemente appassionato di tutto ciò che è "geek" oltre che di Musica e di Economia. Le dinamiche dell’imprenditoria mi affascinano da sempre e sono particolarmente legato alle discipline che riguardano il Marketing. È così che dopo aver venduto la mia prima attività commerciale nell'estate del 2020, ho deciso di diventare un Marketer a tutto tondo. Oggi svolgo attività di consulenza per PMI e professionisti.

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