copertina Markethings, la rubrica di notizie selezionate a tema marketing, ogni settimana sul marketingignorante.it

[MarkeThings #22]: Chiudono tutti i Disney Store italiani, Amazon acquisisce MGM e le altre notizie della settimana.

La raccolta di questa settimana vede come protagonista un tema in particolare: l’e-commerce.
Da Disney a Yalo e YouTube, la dimensione dello shopping online è in fase di crescita esplosiva e forse è già pronta a fare un passo in avanti.

Quella che stai per leggere, è la selezione #22 delle notizie più interessanti in ambito marketing e digital, secondo Marketing Ignorante.

Ogni lunedì, puoi sfogliare i titoli nelle Stories in evidenza del nostro profilo Instagram e qui nel Blog troverai sempre un approfondimento per ogni titolo citato.

Buona lettura! 

1. Instagram: raggiunto un equilibrio per la questione like e più controllo per i formati Reels e Live.

Quella dei like all’interno di Instagram è stata una questione a lungo dibattuta da molti punti di vista.
La questione psicologica prende senza alcun dubbio il centro della scena e finalmente Facebook sembra aver raggiunto una conclusione piuttosto diplomatica.

All’interno di un comunicato ufficiale pubblicato il 26 maggio scorso, possiamo vedere come i risultati dei test svolti negli ultimi due anni sulla presenza o meno del contatore dei like abbiano restituito dei dati discordanti, dividendo il pubblico in due fazioni generali.

Per qualcuno, l’assenza del contatore ha generato un effetto “depressurizzante” come lo definisce Instagram, rispetto all’esperienza d’uso della piattaforma. Per altri invece, senza il contatore, risulterebbe molto difficile analizzare i trend e il sentiment generale rispetto a determinati argomenti.

Basti pensare in effetti a tutta la fetta di utenti professionali, che a fronte di una perdita totale del conteggio dei like, perderebbero un indicatore non fondamentale, ma comunque molto utile a delineare strategie editoriali e simili nell’ambito del SMM.

La scelta finale di Facebook, sembra essere quella più semplice e sensata. Oltre che essere perfettamente in linea con i recenti roll-out di funzioni mirate al potenziamento del “controllo della piattaforma” da parte dei singoli utenti, come abbiamo preannunciato in MarkeThings #14.

Il responso finale?
Ognuno potrà scegliere come meglio crede!

Tramite un’apposita funzione sarà possibile rendere il contatore visibile o invisibile con solo un paio di click. Questo, in aggiunta alle recenti implementazioni per il controllo del feed o dei commenti, stanno rendendo Facebook ed Instagram sempre più affini alla personalizzazione dell’esperienza d’uso a discrezione dell’utente singolo.

Fonte: Facebook Newsroom

Un fattore, quest’ultimo, che indipendentemente dalla grandezza della piattaforma non può più essere lasciato in disparte a fronte del data-mining compulsivo di un tempo.

Formati Reels e Live: più controllo grazie ad un nuovo set di insights!

Amanti dei numeri, gioite insieme a me!

Un aggiornamento rilasciato durante la scorsa settimana, ha aperto le porte ad un nuovo set di metriche utili per controllare le performance dei propri contenuti nei formati Reels e Live.

Il formato Reels vedrà l’inserimento di una sezione insights contenente le metriche “Play“, “Account raggiunti” “Like“, “Commenti“, “Salvataggi” e “Condivisioni“.

Il formato Live invece permette ora di osservare i dati relativi alle metriche “Account raggiunti“, “Picco di spettatori“, “Commenti“, “Condivisioni“.

Fonte: Facebook for Business

Queste metriche appena elencate, andranno ad integrarsi con quelle già presenti negli insights generali di Instagram.

Infine, per permettere agli utenti business di avere una panoramica ancora più chiara sull’andamento delle strategie adottate per i canali social, Instagram aprirà un’utilissima sezione che mette in comparazione i dati generali di ogni formato utilizzato. Così da avere subito chiaro qual’è il formato che sta performando di più rispetto agli altri in uso.

Fonte: Facebook for Business.

Presto, verranno aggiunti anche dei nuovi preset per controllare il time frame nella visualizzazione dei dati che saranno resi accessibili anche da desktop.

2. Disney cambia rotta: chiudono tutti gli store italiani e non solo.

15 negozi fisici con 230 dipendenti (dati: Money.it) non sembrano numeri esorbitanti per un marchio come Disney.

Anche se 230, in verità è molto, molto più di un semplice numero. Purtroppo, 230 rappresenta la quantità di persone che al momento sono senza prospettive lavorative, in uno scenario generale come quello italiano che di confortevole ha ben poco.

Di questo importantissimo aspetto, se ne stanno già occupando i sindacati che non hanno atteso per farsi sentire. Ma quella italiana è una piccola parte di tutti i negozi fisici che Disney è intenzionata a chiudere in via definitiva per un grande cambio di rotta commerciale.

All-in sull’e-commerce; questa sembra essere la formula che il grande brand americano ha intenzione di applicare per digitalizzare anche il suo mercato globale del merch ufficiale.

Infatti, il programma di Disney sembra includere la chiusura di tutti i negozi europei e quella di circa 60 store americani entro la fine del 2021.

Per ciò che riguarda il frangente italiano della vicenda, la società che gestisce i 15 store italiani risulta essere in liquidazione dal 19 maggio scorso. Le cause di questa chiusura totale, sembrerebbero ricollegarsi in primo luogo alla crisi economica post-covid.

Quest’ultimo fattore, soprattutto nel caso di un brand di dimensioni bibliche, semplifica di gran lunga la scelta strategica quando si ha un’alternativa commerciale in grande fase di crescita globale che permette oltretutto di contenere i costi ed espandere la distribuzione.

Insomma, un’alternativa irrinunciabile quella dell’e-commerce, che in combinazione all’ingresso incredibilmente aggressivo e performante nel mondo dello streaming, vedono Disney prendere una dimensione sempre più digitale e perfettamente orientata alle dinamiche di business presenti e future, a discapito purtroppo di quei lavoratori che si vedranno travolti dallo tsunami del cambiamento.

Fonte: Money.it

3. Yalo: round da 50M di dollari, ma che cos’è il c-commerce?

Rimaniamo in tema di commercio digitale con la notizia che vede protagonista Yalo, al centro di uno nuovo round di finanziamenti da 50 milioni di dollari.

“E sti *!@#$” starai giustamente pensando…
Ma perché questa notizia è interessante per chi, come noi, si occupa di marketing?

Come ben saprai, il timing è fondamentale in ottica di scelte strategiche e quindi, conoscere i trend di mercato per imparare a prevederli è una soft skill opzionale, si, ma una di quelle che potrebbe cambiare completamente i piani d’azione.

Cos’è Yalo?

Reduce da un recente rebrand, Yalo (prima YaloChat), è una multinazionale con quartier generale a S. Francisco tra le primissime (se non la prima) ad occuparsi in maniera specifica di “Conversational Commerce“, che insieme all’alternativa contestuale “Chat-Commerce“, vanno a rivelare il significato di questo nuovo ed intrigante termine: c-commerce.

Sto parlando di quelle funzionalità che in occidente abbiamo iniziato a vedere di recente grazie agli strumenti per business introdotti da WhatsApp, all’emergere dei chatbot e grazie alle semplificazioni di acquisto in-app messe appunto da piattaforme come Instagram, Facebook, TikTok ecc…

Questo tipo di funzionalità, sono tutt’altro che una novità in Asia e specialmente in Cina, dove il fenomeno delle super-app (singole app, che svolgono multiple funzioni) ha preso il posto del “vecchio” modus operandi che prevedeva un uso distribuito delle app in base alla loro singola funzione.

In tutto questo, il ruolo di Yalo, che ha visto una forte espansione in mercati in via di sviluppo come l’america latina ed il sud-est asiatico, è quello di intermediazione tra i brand e l’utenza, attraverso la fornitura di strumenti software in grado di monitorare ed automatizzare le fasi di gestione per il brand e rendere fluida l’esperienza d’uso per gli utenti.

In parole più semplici, Yalo permette ai brand che vogliono vendere anche in modalità di conversational commerce attraverso app di messaggistica istantanea e simili, di sfruttare tool per la creazione e la gestione di strategie di marketing, campagne pubblicitarie, monitoraggio dei processi di vendita ecc…

Possibili prospettive di un futuro prossimo.

È la stessa Yalo ad affermare che questa modalità di commercio digitale tarderà ad essere acquisita dalle economie forti, mentre è in rapidissima crescita nelle economie in via di sviluppo.

Il motivo può essere ricollegato ad un gap tecnologico che vede gli utenti di massa nei paesi in via di sviluppo, approcciarsi al web con smartphone economici, anziché costosi dispositivi desktop, tablet o smart TV.

Le abitudini di consumo e quelle di utilizzo degli strumenti digitali sono completamente diverse e questo fa sì, che le applicazioni più usate in assoluto siano per lo più quelle essenziali, ovvero, le app di messaggistica, le chat.
Ed è proprio all’interno di queste ultime che si è subito diffuso il commercio elettronico.

Anche se segue una narrazione differente, la linea temporale delle economie forti punta inevitabilmente verso la stessa dimensione.

Basti pensare alla grande diffusione dei dispositivi conversazionali come Alexa di Amazon e simili, oltre all’avvicinamento sempre più importante a strumenti che svolgono lo stesso ruolo di Yalo, ma nella dimensione desktop (Shopify e tutta la categoria) grazie al boom globale dell’e-commerce degli ultimi anni.

Insomma, in occidente, la strada verso l’adozione delle super-app è ancora abbastanza lunga oltre che incerta e questo potrà dare il tempo ai retailer, brand e advertiser per potersi configurare di conseguenza.

L’unica cosa certa è che in un momento apparentemente catastrofico per l’economia mondiale come quello che stiamo vivendo, le opportunità si nascondono in ogni angolo e tocca a noi essere in grado di identificarle e non lasciarle fuggire!

Risorsa utile:

Se l’argomento ti ha incuriosito, ti consiglio di dare un’occhiata al questo report prodotto proprio da Yalo, che offre una fotografia molto dettagliata sullo scenario che ti ho appena descritto e molteplici esempi pratici.

Fonte: TechCrunch.

4. Amazon acquisisce MGM, conquistando un patrimonio d’intrattenimento da 8.5 miliardi di dollari.

Ad oggi qualcuno potrebbe dire che si fa prima a contare ciò che non è di Amazon, rispetto a tutto quello che possiede.

Al di là dell’iperbole, l’impero di Bezos continua effettivamente a mettere a segno dei colpi finanziari da pelle d’oca, scommettendo su strategie di mercato che a volte lasciano interdetti anche i migliori strateghi.

Quella di cui sto parlando, è la seconda acquisizione più importante nella storia di Amazon dal punto di vista finanziario. E con “seconda” intendo per ordine di grandezza, perché in verità la lista di acquisizioni è molto, molto più lunga.

L’acquisizione più costosa in assoluto è stata quella di Whole Foods (importante catena americana di supermercati BIO) nel 2017, per la contenuta cifra di 13,7 miliardi di dollari.

Con l’acquisizione di MGM, una delle più importanti case di produzione cinematografica dell’intera storia del cinema, l’obiettivo di Amazon sembra essere quello di sbaragliare la concorrenza nel settore dell’intrattenimento.

In primo luogo, l’acquisto dei diritti su titoli immortali come James Bond, darebbe la possibilità a Prime Video di andare a differenziare l’offerta, puntando ad un pubblico più ampio (di età superiore) e con una propensione a spendere potenzialmente superiore. Una risposta a dir poco incisiva, rispetto alle strategie adottate dai competitor degli ultimi anni.

E per finire, secondo quanto dichiarato da Bezos in alcune interviste, questa mossa permetterebbe all’azienda di alimentare l’effetto flywheel, per ottenere quindi un numero sempre crescente di utenti in corrispondenza ad una crescita del valore medio di spesa dei singoli utenti sulla piattaforma.

Il filo che separa Amazon dall’acquisire il monopolio in una serie di mercati diversi continua a farsi sempre più sottile e quest’ultima operazione infatti non farà altro che riaccendere per l’ennesima volta le perplessità dei supervisori, che però al momento non sembrano essere riusciti ad interferire con la folle corsa del colosso finanziario.

Quel che è certo, è che in futuro, le nuove generazioni si troveranno a studiare le gesta di un imprenditore senza precedenti di nome Jeff e della sua gigantesca creatura che è riuscita a sedersi sul tetto del mondo.

Ma magari quei libri li compreranno proprio dove li compravano i nonni, su Amazon, per dare l’esame di storia economica all’Università degli Studi di Amazon, così da trovare un ottimo posto come consulente nell’International Bank of Amazon.

Ok.
Meglio interrompere sul nascere questa visione distopica così arancione per lasciare spazio alla più concreta speranza che tutto questo non si realizzi, cosa molto più plausibile per fortuna.

5. Google estende le combinazioni tra strumenti pubblicitari: nuove opportunità per brand e advertiser su YouTube.

Durante una livestream del Google Marketing 2021, il team di Google ha presentato un’ampia serie di novità in fatto di strumenti pubblicitari e relativamente a questi ultimi, si è data particolare attenzione all’automazione e all’implementazione delle combinazioni tra diversi strumenti pubblicitari.

La novità più interessante nell’immediato, è quella che vede oggi la possibilità di accoppiare le campagne video su YouTube (nuove o pre-esistenti) e le campagne Discovery, ad una nuova sezione che permette all’utente di visualizzare direttamente i prodotti disponibili per l’acquisto nello spazio sottostante alla video-ad.

Fonte: Campaign US

Quest’ultima novità completa la serie di notizie di una settimana particolarmente focalizzata sul commercio digitale (pura casualità) e anche in questo caso, possiamo vedere come sia sempre più incisiva la tendenza a finalizzare gli acquisti in-app anche al di fuori degli e-commerce dedicati.

È proprio questo lo scopo della nuova funzione che permetterà agli utenti di YouTube non solo di osservare all’interno della stessa app il prodotto che hanno appena visualizzato in uno spot, ma anche di acquistarlo senza dover svolgere ulteriori ricerche o passaggi d’iscrizione.

Dal punto di vista dell’utente che utilizza una moltitudine di app, questa serie di cambiamenti accrescerà sensibilmente il numero totale di prodotti e offerte commerciali all’interno di ogni piattaforma di uso quotidiano. Cosa che nel lungo periodo potrebbe portare ad un incremento fisiologico del tasso di rigetto pubblicitario.

Ma naturalmente quest’ultimo scenario non è molto plausibile se consideriamo l’estrema conoscenza degli utenti che i player proprietari delle infrastrutture posseggono al giorno d’oggi.

Dal punto di vista dei brand e degli advertiser, questo tipo di implementazioni estende ancora di più i touch point con l’utenza target e di conseguenza la possibilità di chiudere le campagne con dei tassi di conversione superiori, come dimostrato dai risultati dei test condotti da Google su brand e advertiser nell’ultimo anno.

Fonte: Google Marketing 2021, Campaign US.

Queste erano le notizie della settimana.
Se sono state utili, ti do appuntamento a lunedì prossimo 😉

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Andrea Felicella

Andrea Felicella

Napoletano d'origine, cresciuto immerso nella natura Umbra. Nerd dal primo respiro, sportivo e fortemente appassionato di tutto ciò che è "geek" oltre che di Musica e di Economia. Le dinamiche dell’imprenditoria mi affascinano da sempre e sono particolarmente legato alle discipline che riguardano il Marketing. È così che dopo aver venduto la mia prima attività commerciale nell'estate del 2020, ho deciso di diventare un Marketer a tutto tondo. Oggi svolgo attività di consulenza per PMI e professionisti.

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