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[MarkeThings #26]: Google rimanda la rimozione dei Cookies, WhatsApp in modalità shop e le altre notizie della settimana.

La conversazione mondiale sull’uso dei dati degli utenti a fini pubblicitari prosegue e nuovi scenari non attendono a farsi conoscere come nel caso di TikTok che fa leva sulla trasparenza nella raccolta dati, mentre Google rinvia la rimozione dei Cookies di terze parti.

Questo e molto altro, nella selezione #26 delle notizie più interessanti in ambito marketing e digital, secondo Marketing Ignorante.

Ogni lunedì, puoi sfogliare i titoli nelle Stories in evidenza del nostro profilo Instagram e qui nel Blog troverai sempre un approfondimento per ogni titolo citato.

Buona lettura! 

1. Google cambia la data di scadenza dei Cookies e sospende la ricerca su FLoC.

Un colpo di scena che per chi ha seguito la questione da “outsider” potrebbe sembrare del tutto inaspettato: Google ha deciso di prendere tempo e spostare al 2023 la rimozione dei Cookies di terze parti da Chrome e sospendere la sperimentazione della metodologia FLoC.

All’interno di MarkeThings abbiamo seguito gli sviluppi dell’argomento e in prima istanza ci saremmo aspettati di tutto, tranne che si finisse per dilazionare “l’esecuzione” dei Cookies da parte di Google.

La disapprovazione generale degli ultimi mesi da parte della community internazionale di advertiser e di tutta quella rete di partner che avrebbero sofferto importanti perdite a seguito di un cambio di metodologia così profondo e repentino, unita all’attenzione posta sulla questione da alcune entità di vigilanza dei mercati nazionali ed internazionali, ha certamente preparato il terreno per questo “dietrofront” di Google.

Un comunicato ufficiale del 24 giugno scorso, riferisce in merito al programma Privacy Sandbox che nonostante si siano fatti dei passi in avanti, si è rivelato essere necessario del tempo in più per permettere ai cambiamenti di permeare correttamente in tutto l’ecosistema.

Dal comunicato si può intendere come la spinta primaria per questa decisione origini dall’indagine dell’Antitrust inglese a cui avevamo fatto cenno in MarkeThings #10.

Il processo di cancellazione del supporto ai Cookies di terze parti quindi verrà avviato a partire da gennaio 2022, per essere completato entro nove mesi circa.

In questo lasso di tempo, Privacy Sandbox avrà (si spera) individuato una metodologia in grado di accontentare tutti gli attori dell’ambito, dagli editori alle autorità, per non parlare degli advertiser.

Dopo aver ricevuto una lunga lista di rigetti (Amazon, DuckDuckGo e molti altri…) ed un coinvolgimento molto limitato nella prima fase di testing, la metodologia FLoC cesserà di essere sperimentata nella prima metà del mese di luglio.

Ma non finisce qui per l’algoritmo più discusso dell’anno, perché nell’annuncio di cessata sperimentazione, Google ha specificato che la misura serve ad apportare delle modifiche a fronte di un perfezionamento che possa renderlo più integrabile negli attuali mercati della pubblicità digitale e che rilascerà degli sviluppi in merito nel corso delle prossime settimane.

2. Instagram: via ai test per la funzione desktop più attesa di sempre, più una curiosa novità.

Ci siamo, una delle funzionalità più attese da tutta la community di creator e più in generale da chiunque ha a che fare con Instagram per motivi di lavoro, è sempre più vicina!

Di cosa stiamo parlando? e perché tutto questo hype?

Ok, la risposta alla prima domanda l’hai avuta già dal titolo di questa notizia, potevo risparmiarmela in effetti…

Per quanto riguarda la seconda domanda beh, se lavori con Instagram hai ben presente quella sensazione di scomodità e disagio che si prova quando dobbiamo trasportare un contenuto lavorato sul nostro laptop, verso il nostro smartphone per poterlo poi caricare in Instagram.

Molto spesso, avere a che fare con la piattaforma diventa frustrante a causa delle sue limitate opzioni di pubblicazione che fino ad oggi ci hanno obbligato ad utilizzare l’app da mobile, con tutte le limitazioni del caso per un utilizzo business, oppure ad affidarci a software terzi per controllare la piattaforma “dall’esterno”.

Poter pubblicare direttamente dalla versione desktop dell’app, permetterà ad una vasta fetta di “professionals” di approcciarsi ad Instagram in modo più semplice, diretto, affidabile e sereno visto che si eviterà la “scocciatura” del cambio di dispositivo tra una task e l’altra.

Questa funzione, è attualmente in test su cerchie ristrette di utenti e nonostante io ne abbia parlato solo in ottica lavorativa, sarà disponibile per tutti, non solo per gli utenti business.

Un “semplice” bottone che abbiamo atteso per anni e che ora andrà ad aggiungersi alla possibilità di creare e pubblicare post da desktop che già avevamo con Creator Studio, indicato però per la sola utenza business.
Questo permetterà finalmente una pubblicazione cross-device per tutti gli utenti di Instagram.

Più interazione con Twitter.

Per concludere, l’ultima novità interessante riguardo ad Instagram arriva da Twitter che estenderà l’interazione tra le due app con la possibilità di condividere i Tweet nelle storie di Instagram!

Un’interazione, quest’ultima, che potrebbe permettere a tutti i creator e brand che operano su entrambe le piattaforme, di rendere la linea comunicativa generale più inclusiva nei confronti di tutte le audience a cui ci si riferisce.

Naturalmente, questo era possibile anche da prima dell’introduzione di questa accortezza, ma certamente ora si potranno gestire i contenuti cross-platform in maniera più pulita e lineare.

Si tratta di un’opportunità veramente interessante per chi si trova a dover comunicare con pubblici eterogenei distribuiti su entrambe le piattaforme e vuole estendere la copertura dei propri contenuti Twitter.

Gli aspetti negativi per ora riguardano il lancio della fase di testing esclusivamente in ambiente iOS. Perciò gli utenti Android non vedranno il pulsante “condividi nelle storie” per un bel pò.

E per ultimo, un aspetto funzionale che almeno in prima battuta non permetterà agli utenti Instagram di uscire dalla piattaforma per atterrare direttamente sul contenuto Twitter.

Personalmente, non credo che la funzione verrà mai implementata da questo punto di vista, ma finalmente potremo mettere a riposo gli screenshot per un pò.

3. A volte ritornano: i Tamagotchi sono di nuovo tra noi o meglio, addosso a noi.

Parliamoci chiaro, ogni millennial ha almeno un ricordo relativo a questo prodotto.

Che questo ricordo sia in chiave positiva o negativa poco importa oggi quando a distanza di 25 anni, Tamagotchi torna di nuovo a far parlare di sé con l’ultima versione del gioco elettronico più amarcord degli anni 90-2000.

Il 2021 segna il 25° anniversario dal primo lancio sul mercato di un prodotto per bambini che a partire dal Giappone è riuscito in pochissimo tempo a diventare un trend mondiale, tanto da sollevare numerose contestazioni da parte di genitori e rappresentanti del mondo dell’istruzione a causa della frequenza estrema con cui i bambini erano in contatto con il loro “cucciolo digitale”.

Un pò come tutta la categoria dei videogame portatili, l’impatto di Tamagotchi sui bambini di metà anni 90 fu impressionante. Tanto da influenzare fortemente lo stile di vita di alcuni di loro e al punto da spingere alcune categorie di rappresentanti di questa particolare fascia di consumatori, a richiedere il ritiro dal mercato.

Ma le controversie si esaurirono in un nulla di fatto, influenzato anche dal passare del tempo e dall’arrivo inesorabile di prodotti sempre più affascinanti, evoluti, divertenti, fino ad arrivare a quelli connessi. E nonostante tutto, questa è la linea che Tamagotchi ha seguito con lo sviluppo del suo prodotto negli ultimi 25 anni.

Il nostro forse non è tra i mercati in cui Tamagotchi ha mantenuto un alto livello di popolarità, ma nel resto del mondo e particolarmente in Asia, l’universo dei “cuccioli digitali” ha continuato ad espandersi di pari passo alle necessità dei piccoli consumatori estremamente esigenti.

Oggi, il fenomeno asiatico di fine anni 90, prodotto dal colosso Bandai, ha raggiunto una forma perfettamente compatibile con i più moderni dispositivi d’intrattenimento per bambini.

L’ultima versione di Tamagotchi infatti sarà indossabile, proprio come uno smartwatch e oltre ad alcune funzioni con comandi vocali, potrà interagire con altri Tamagotchi e segnare l’ora proprio come un vero orologio.
A conferma di una particolare mutazione tra le preferenze del consumatore bambino.

Fonte: Engadget.

Se pensiamo all’epoca in cui il prodotto in questione è stato rilasciato, almeno dal punto di vista del gioco e dell’intrattenimento, il consumatore bambino viveva una sua dimensione dedicata di preferenze generali che di conseguenza venivano assecondate dal mercato con prodotti dedicati.

Il cambiamento che possiamo osservare oggi in riferimento a questa particolare fascia di utenti nell’ambito dei prodotti di intrattenimento, è la propensione a desiderare e quindi preferire sempre di più i prodotti visti in uso dai genitori o comunque dalle fasce adulte di consumatori.

Cosa che negli anni 90 era meno probabile per un livello minore di intercambiabilità di prodotto tra consumatore adulto e consumatore bambino.

Di conseguenza, il mercato risponde con un’offerta di prodotti che vanno a rispecchiare queste necessità a partire dalle linee di smartphone, tablet ed interi software completamente dedicati al consumatore bambino, fino ad arrivare poi alla versione smartwatch del Tamagotchi, un prodotto che ha intrattenuto 3 generazioni di consumatori adattandosi ogni volta alle nuove necessità di questi ultimi.

Non sappiamo ancora se la nuova versione di Tamagotchi sarà disponibile per il mercato europeo e particolarmente per quello italiano, ma da quanto si può evincere online, l’interesse di Bandai sembra essere diretto verso il Nord America, UK, Australia.

Fonte: Engadget.

4. Facebook: estensione di funzionalità e-commerce fino a Whatsapp!

Il grande interesse di Facebook verso il crescente mercato dell’e-commerce ha trovato ancora una volta dimostrazione con le parole di Mark Zuckerberg in una live del 22 giugno scorso riassunta poi in questo post.

Una delle più grandi sfide per WhatsApp è sempre stata quella della monetizzazione.
Gli utenti non sono disposti ad avere delle inserzioni pubblicitarie tra i loro messaggi quotidiani, né tanto meno nella versione WhatsApp delle storie, gli “stati”.

E tutto ciò è stato confermato anche dalla forte avversione nei confronti dell’aggiornamento sulla privacy di cui abbiamo discusso più volte all’interno di questo formato.

Un’avversione che dimostra come per fortuna gli utenti si sentano ancora in dovere di difendere i propri dati, ma che lascia anche intendere come questi ultimi considerino erroneamente WhatsApp come un elemento distaccato da Facebook e che rifiutare l’aggiornamento abbia contribuito a mantenere “protetti” i propri dati.

Nonostante queste considerazioni, gli utenti WhatsApp continuano a scambiarsi miliardi di messaggi ogni giorno e la componente di utenza business è sempre più alta.

Proprio da questa base sembra essere partita l’iniziativa di estendere le funzioni shop anche a WhatsApp, dove presto sarà possibile visualizzare i prodotti di un negozio e avviare direttamente una chat prima di acquistare.

Visualizzazione prodotti in Whatsapp | Fonte: about.facebook.com

I prossimi passi includeranno certamente l’inserimento di metodi di pagamento interni a WhatsApp, mentre Zuckerberg conferma come con una sola registrazione sarà possibile configurare il proprio Shop e renderlo disponibile all’interno di Facebook, Instagram e WhatsApp.

A completare questa lista di implementazioni a tema e-commerce, Zuckerberg descrive anche l’inserimento dei listini Facebook Shops, all’interno di Facebook Marketplace, così da incentivare l’attività di visualizzazione e acquisto del miliardo di utenti mensili che la sezione Marketplace ha raggiunto.

Prodotti Shops in Marketplace | Fonte: about.facebook.com

Un ulteriore strumento annunciato da Zuckerberg è quello della funzionalità di acquisto visivo, in cui proprio come in Google Lens o Pinterest Lens, l’utente potrà scoprire nuovi prodotti attraverso le informazioni fornite in tempo reale dalla fotocamera rispetto agli elementi contenuti nell’immagine che stiamo inquadrando.

Visual Search | Fonte: about.facebook.com

E per concludere, la carrellata di novità in chiave e-commerce di Facebook si chiude con la prossima introduzione di un nuovo modello di Ad, le “Shop Ads”, ideate per proporre all’utente dei prodotti in linea con le sue preferenze, visualizzabili attraverso filtri AR e che una volta cliccati possano indirizzarlo verso il Facebook shop dove finalizzare l’acquisto.

Ad dinamica con filtro AR | Fonte: about.facebook.com

Fonte: Facebook.

5. TikTok introduce Brand Lift Study per implementare l’efficacia delle nostre ads.

Il 22 giugno scorso, un annuncio ufficiale di TikTok ha introdotto al pubblico Brand Lift Study, un nuovo modello di sondaggi che permetterà agli advertiser di comprendere più a fondo l’efficacia delle inserzioni acquistate all’interno della piattaforma.

Brand Lift Study (BLS), consiste principalmente in un sondaggio sponsorizzato che è possibile direzionare verso l’audience che vogliamo “interrogare”, con l’obiettivo di identificare in maniera più precisa la resa e la pertinenza delle campagne di un brand in relazione all’awareness, al comportamento, all’apprezzamento e alle intenzioni degli utenti.

Esempio di Ad BLS | Fonte: TikTok for Business.

L’aspetto grafico del sondaggio corrisponde pienamente allo stile classico di TikTok, con animazioni e musica di sottofondo. Ma in questo caso, verrà richiesto all’utente di selezionare una risposta tra le 4 proposte in relazione ad una domanda specifica a discrezione dell’advertiser.

Strumenti per la raccolta di questo tipo di dati sono presenti anche in Facebook e Twitter, ma la particolarità della proposta di TikTok fa leva sulla partnership con Kantar, importante società di analisi dati e brand consulting, selezionata nel ruolo di “garante” sulla trasparenza e sulla qualità dei dati raccolti.

Quest’ultimo particolare, va a completare la struttura degli strumenti analitici di TikTok, sviluppata nel nome della trasparenza in collaborazione con soggetti terzi autorevoli, com’è possibile scoprire in questa pagina dedicata alla definizione dei metodi di tracking applicati dall’azienda.

Ad oggi, i dati compongono gran parte della linfa vitale del lavoro di ogni marketer e in una fase di così grande subbuglio riguardo a questo tema specifico, offrire trasparenza, completezza e qualità in riferimento ai dati di performance, è sicuramente un punto a favore per una piattaforma pubblicitaria.

Queste erano le notizie della settimana.
Se sono state utili, ti do appuntamento a lunedì prossimo 😉

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Andrea Felicella

Andrea Felicella

Napoletano d'origine, cresciuto immerso nella natura Umbra. Nerd dal primo respiro, sportivo e fortemente appassionato di tutto ciò che è "geek" oltre che di Musica e di Economia. Le dinamiche dell’imprenditoria mi affascinano da sempre e sono particolarmente legato alle discipline che riguardano il Marketing. È così che dopo aver venduto la mia prima attività commerciale nell'estate del 2020, ho deciso di diventare un Marketer a tutto tondo. Oggi svolgo attività di consulenza per PMI e professionisti.

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