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[MarkeThings #27]: Arriva il servizio newsletter di Facebook, la legge anti-filtri norvegese e le altre notizie della settimana.

Ne parlavamo già a febbraio, ma ora è finalmente arrivato Bulletin il servizio integrato di newsletter creato da Facebook. Nel frattempo, l’importanza dei video continua a farsi sentire, tanto che Instagram vi orienta parte della sua strategia.

Questo e molto altro, nella selezione #27 delle notizie più interessanti in ambito marketing e digital, secondo Marketing Ignorante.

Ogni lunedì, puoi sfogliare i titoli nelle Stories in evidenza del nostro profilo Instagram e qui nel Blog troverai sempre un approfondimento per ogni titolo citato.

Buona lettura! 

1. Facebook rilascia “Bulletin”: una piattaforma integrata di newsletter.

Ne avevamo parlato a febbraio nel numero 5 di MarkeThings e dopo quasi 5 mesi di attesa, l’indiscrezione rilasciata in anteprima dal New York Times si è rivelata essere corretta.

Bulletin è appena stato rilasciato in America e sembra anche meglio di come lo immaginavamo.

L’interesse verso l’industria editoriale da parte di Facebook era facilmente intuibile da tempo e l’evolversi della “questione australiana” di cui abbiamo ampiamente discusso all’interno di questo formato, è stata un’ulteriore dimostrazione di quanto i contenuti di tipo informativo siano vitali per la piattaforma (chi l’avrebbe mai detto!).

E allora perché non creare un intero spazio dedicato agli scrittori indipendenti dove possono creare, sviluppare e monetizzare una propria audience sfruttando i vantaggi dell’esposizione di Facebook senza esservi strettamente vincolati?

Ecco, è proprio questo lo scopo di Bulletin.

Ok, ma i vincoli?

Secondo quanto espresso nel comunicato ufficiale che presenta Bulletin, fino al 2023 Facebook non tratterrà alcuna percentuale dalle eventuali iscrizioni premium ottenute dal creator

Ancora più importante è l’aspetto per cui il creator avrà la piena proprietà della sua lista di lettori e dei propri contenuti che potrà portare altrove con sé, qualora si rendesse necessario.

Quindi, secondo quanto dichiarato da Facebook stessa, i vincoli sull’utilizzo di Bulletin da parte di uno scrittore indipendente sembrerebbero veramente minimi, lasciando spazio ad una discreta serie di aspetti positivi che rendono il neonato strumento di Facebook una valida alternativa a piattaforme come Medium.

Caratteristiche principali.

Per prima cosa, è importante considerare che stiamo parlando di una beta, ovvero una versione non definitiva dello strumento che per ora rimarrà a numero chiuso e ad uso esclusivo del mercato americano dal punto di vista dei creator.

Dalla prospettiva del lettore invece, il portale di Bulletin sarà accessibile da ogni parte del mondo e continuerà (anche dopo la beta) ad essere un portale esterno alla piattaforma primaria di Facebook, così da permettere anche a chi non è iscritto al social, di poter consumare i contenuti direttamente dal web.

Il creator, una volta entrato a far parte del programma Bulletin, avrà a disposizione una serie di strumenti con cui personalizzare il proprio spazio interno alla piattaforma, che rimarrà indipendente da Facebook grazie alla creazione di un sotto-dominio dedicato al creator.

Gli altri strumenti a disposizione dei creator includono:

  • La possibilità di pubblicare con facilità all’interno della sezione News di Facebook e di tutte le altre sezioni compatibili con il formato (quasi tutte).
  • Possibilità di richiedere assistenza direttamente a Facebook in ambito di contenuti, monetizzazione e crescita dell’audience.
  • Opportunità di scelta tra diversi prodotti a pagamento per l’utente come i contenuti stessi, l’accesso a gruppi Facebook privati o l’acquisizione di privilegi all’interno della community.
  • Strumenti analitici per osservare e comprendere il comportamento degli utenti in relazione ai nostri contenuti.
  • Possibilità di includere contenuti audio come i podcast, anche se provenienti da piattaforme terze.
  • Supporto legale, finanziario e di design.

…ma è gratis?

Il modello di business di Bulletin prevede un accordo agevolato pluriennale nei confronti dei creator che potranno sbizzarrirsi con la piattaforma in questa fase di pre-lancio.

Infine, sarà il creator a decidere se e quando sarà il momento di rendere premium i propri contenuti e anche in questo, Facebook promette di non esigere alcuna percentuale (fino al 2023) dalle revenue del creator che verranno pagate dai lettori rigorosamente con Facebook Pay.

Insomma, anche se per ora non è troppo chiaro, l’utilizzo di Bulletin da parte di uno scrittore indipendente sarà regolato dall’acquisto di una licenza che per ora sembra essere gratuita data la fase di test in beta per una cerchia ristretta di creator.

L’obiettivo successivo di Facebook è quello di includere sempre più creator all’interno di Bulletin per poi distribuire lo strumento su scala globale.

Vuoi vedere con i tuoi occhi?
👉 Dai un’occhiata qui: bulletin.com.

Fonte: Facebook.

2. Instagram non è più un social fotografico: la nuova strategia svelata da Mr. Mosseri.

Il tempo passa rapido e sempre più rapidamente si evolvono le preferenze e le necessità degli utenti online.

La prima conseguenza logica è l’evolversi di pari passo delle piattaforme di uso quotidiano come Facebook, Instagram e Whatsapp, ed è proprio quello che abbiamo potuto osservare senza troppo sforzo negli ultimi anni.

Per ciò che riguarda Instagram, negli ultimi mesi abbiamo osservato una serie di piccoli cambiamenti che una volta uniti non possono che portare alla spiegazione finale fornita dal CEO di Instagram, Adam Mosseri, che in una live del 30 di giugno ha ridefinito senza mezzi termini i prossimi obiettivi della piattaforma.

“Video is king!” Potrebbe diventare il novo motto di tanti content manager alla ricerca della formula perfetta per il proprio brand o per il proprio cliente. E in effetti, a dimostrare l’importanza dei video (a livello generale), è disponibile oggi un gran numero di report, come quello di cui abbiamo parlato in MarkeThings #7.

Ma sentire il CEO di uno dei social più frequentati al mondo, sottolineare l’evidente realtà che ha visto un forte mutamento nel prodotto dettato dalle richieste degli utenti, può sicuramente aiutare a crearsi una prospettiva di come potrebbe diventare la piattaforma da qui a 5 anni.

Un complesso gioco di strategia.

È evidente come lo scopo d’intrattenere l’audience con contenuti che riescano anche divertire, porterà Instagram in competizione ancora più diretta con YouTube e TikTok.

Per competere con le giuste forze, la strategia di Instagram fa leva su 4 pilastri fondamentali come ci spiega Adam nel video che puoi vedere poco sopra.

Creator, Video, Shopping, Messaging.

Nei numeri passati di MarkeThings abbiamo potuto osservare con il passare dei mesi tante novità, leak e curiosità sull’evolversi di queste quattro aree che al di là di ogni ipotesi personale, oggi sono state confermate da Mosseri in persona come il fulcro della strategia di crescita di Instagram.

Dai programmi di accelerazione e monetizzazione differenziata per creator, passando per tutti i nuovi formati video, per l’inclusione dei tag di prodotto nelle foto o degli shop nei profili, questo 2021 è iniziato proprio con la messa in pratica di un piano strategico di implementazione generale che ora trova riscontro nelle parole di Adam Mosseri.

Video is king.

Se non si fosse ancora capito, il nuovo sovrano della grande dinastia dei contenuti digitali è il video.

“Non siamo più un’app di photo-sharing in senso stretto.”

Con queste parole, Mosseri introduce la parentesi specifica sul formato video dopo aver dato un quadro della situazione attuale che vede gli utenti di Instagram alla ricerca dell’intrattenimento puro.

Questo però, avviene all’interno di un mercato dove la competizione è diventata estrema e quindi la risposta è sempre una ed una sola: cambiamento.

Questa volta, con il termine “cambiamento” sembrerebbe che Mosseri non si riferisca all’inserimento dei formati più apprezzati dagli utenti in altre piattaforme, come abbiamo già visto per le storie o per i più recenti reels.
Bensì, si tratterebbe dell’avvio di una profonda sperimentazione.

Uno dei primi test riguarderà l’estensione dei suggerimenti per i contenuti video, così da mettere gli utenti davanti ad una scelta maggiore di nuovi contenuti che prima non avrebbero potuto vedere senza seguire una pagina specifica.

Un pò come accade nei suggerimenti di YouTube, prima di ritrovarsi a guardare video di cavalli che parlano russo dopo aver trascorso 6 ore all’interno della piattaforma senza essersene resi conto.

Ma a differenza di YouTube, la sperimentazione di Instagram includerà la possibilità per gli utenti di suggerire dei topic all’algoritmo, così che questo potrà proporre solo i contenuti che l’utente desidera vedere di più.

Gli obiettivi a breve/medio termine.

I suggerimenti non sono abbastanza naturalmente e le prime fasi di sperimentazione vedranno progressivamente anche la comparsa di nuove funzionalità video tra cui la possibilità di consumare contenuti a tutto schermo, con l’obiettivo primario di offrire intrattenimento video ad un livello superiore per ciò che riguarda l’esperienza utente.

Su questo vitale versante di sperimentazione, gli obiettivi dichiarati da Mosseri si posizionano da qui ad un anno e mezzo circa.

Un lasso di tempo che può essere considerato di breve periodo, ma che per tutti gli operatori del settore rappresenta un’ulteriore sfida all’insegna di un tenore sempre più alto di cambiamenti strutturali della piattaforma.
Cosa che da una prospettiva migliore, può rappresentare anche un’opportunità di crescita.

Fonte: Twitter.

3. TikTok estende l’esperienza video: prolungata la durata fino a 3 minuti.

Nel titolo precedente di questa rassegna #27 abbiamo parlato di video e proprio a dimostrazione di quanto questo tipo di contenuti abbiano acquisito una rilevanza centrale tra le preferenze degli utenti online è con un comunicato ufficiale che TikTok introduce l’estensione della durata massima dei contenuti video.

Il primo luglio scorso, la piattaforma social di video-entertainment più chiacchierata degli ultimi anni, ha introdotto un cambiamento a dir poco radicale e decisamente in controtendenza rispetto ai canoni più recenti.

Se nella fase iniziale della vita di TikTok il punto di differenziazione era costituito proprio dalla brevissima durata dell’unico formato offerto (video verticali), questo limite si è presto esteso dai 15 secondi iniziali a 60 secondi di durata massima per poter caricare un contenuto all’interno della piattaforma.

Per un non addetto ai lavori, è facile pensare a questi cambiamenti come necessità dell’azienda che per qualche motivo vengono imposte all’utente, quando in verità sappiamo benissimo che il processo decisionale per questo tipo di cambiamenti strutturali è l’esatto contrario.

Questa volta, sembrerebbe che a chiedere “più tempo” non sia stata proprio la community, ma i creator.
O almeno questo è quello che possiamo leggere nel comunicato scritto da Drew Kirchhoff, Product Manager di TikTok.

Ma sappiamo bene che la voce dei creator, in fondo, è la traduzione della voce della community.
Una community, quella di TikTok, che continua a crescere nel senso anagrafico del termine.

Secondo Statista (autorevole portale di statistica tedesco) infatti, il numero degli utenti americani di età compresa tra i 10 e i 29 anni sarebbe passato da un 62% calcolato nel 2020 ad un 47,4% degli utenti totali calcolati nel 2021.

La fascia 10-29, ha iniziato a contrarsi a causa dell’ingresso di un grande numero di utenti nella fascia 20-29.

Questo ha portato ad una spaccatura che nel 2021 vede un 25% di utenza composto da utenti di età compresa tra i 10 ed i 19 anni, un 22,5% di utenti tra i 20 ed i 29 anni, con una sorprendente ripartizione degli spazi residui per utenti tra i 30 e 50+ anni.

Fonte: Statista

Un innalzamento dell’età, implica per fisiologia un innalzamento della soglia di attenzione ed una necessità generale di contenuti più complessi.

Una complessità che non necessariamente si concretizza nel contenuto stesso (nonostante l’avvento di nuovi topic sempre più “impegnati”), ma anche semplicemente nella durata del singolo video.

4. Pinterest blocca le Ad sulla perdita di peso.

Una mossa che qualche qualcuno definirebbe “coraggiosa”, ma più che coraggio occorre etica per decidere di bloccare un’intera categoria di prodotti pubblicitari. Soprattutto quando i prodotti pubblicitari costituiscono il fulcro del tuo business.

È stata proprio questa la scelta messa in atto da Pinterest che nel suo supporto alla guerra contro il body shaming e contro gli stereotipi di apparenza, ha eliminato la possibilità di pubblicizzare prodotti per il dimagrimento che utilizzano termini o immagini potenzialmente discriminatori.

Il comunicato ufficiale dell’azienda specifica come questo upgrade delle policy relative ai prodotti pubblicitari sia mirato a rendere la piattaforma un luogo ancora più accogliente per chiunque, indipendentemente dalla taglia e dalla forma del suo corpo.

Fonte immagine: Pinterest Newsroom.

L’azienda dipinge un contesto molto delicato secondo cui a partire dai dati raccolti dalla National Eating Disorders Association (NEDA), a seguito della quarantena vi è stato un fortissimo incremento dei disturbi alimentari.

In via generale, questi scenari patologici hanno subito un’ulteriore mutazione in fase di ritorno alla socialità fisica dopo 15 mesi di distanza forzata, generando un grave innalzamento della “pressione da accettazione estetica” nel ricominciare a frequentare personalmente i vecchi nuclei sociali.

A partire dal primo luglio, Pinterest ha definitivamente proibito l’accesso agli strumenti pubblicitari per prodotti dimagranti di ogni tipo. Dalle creme agli integratori, fino agli elettrostimolatori e simili.

Questa decisione rende Pinterest la prima piattaforma ad aver eliminato completamente le pubblicità di prodotti dimagranti, perfezionando così una policy che includeva già da anni delle specifiche relative al body shaming e prodotti di dimagrimento ritenuti pericolosi.

Fonte: AdWeek, Pinterest

5. La Norvegia rende illegale l’uso non dichiarato di filtri estetici sui social.

Anche il tema dell’accettazione fisica di sé stessi, è stato un tema cardine di questo ultimo anno che ha visto susseguirsi una serie di cambiamenti interni ed esterni alle piattaforme social e che hanno portato una buona dose di attenzione verso un topic che è stato sottovalutato troppo a lungo.

Questa volta però a prendere l’iniziativa non è stata una piattaforma privata, né tanto meno una community specifica. Questa volta a muoversi in maniera incisiva in direzione della normalizzazione degli standard di bellezza è stato uno Stato.

Il gioco di parole non era previsto, lo giuro.

Una legge per l’uso dei filtri sui social.

Si, hai letto benissimo. Per quanto banale può sembrare la questione ad uno sguardo superficiale, la Norvegia ha preso molto sul serio la questione degli standard irrealistici di bellezza che sono il frutto delle convenzioni del mondo pre-social che con l’avvento di questi strumenti, hanno trovato libero sfogo.

Purtroppo però, in ambiti delicati e di forte impatto sociale come i canoni diffusi di bellezza e l’accettazione di sé stessi, la possibilità di piegare la realtà a nostro piacimento che ci è stata offerta dagli strumenti digitali non ha fatto altro che spargere sale sulle ferite di quei segmenti di popolazione più vulnerabili.

È proprio in questi scenari che dovrebbe farsi distinguere il valore di un’istituzione e lo Stato Monarchico Norvegese non ha esitato ad includere all’interno del suo “Marketing Act” anche una legge specifica sull’utilizzo di effetti ed altri strumenti che alterano il reale contenuto di fotografie che ritraggono persone.

Un adesivo di avvertimento.

L’emendamento in questione implica che qualsiasi contenuto sponsorizzato ottenuto da un processo in cui si è alterata la reale forma del corpo, la reale taglia o il colore della pelle, dovrà essere contrassegnato obbligatoriamente con un apposito badge.

Questa specifica di legge, include anche l’utilizzo dei filtri offerti dalle piattaforme stesse.

L’emendamento è stato approvato con una maggioranza schiacciante di 72-15, ma si applicherà solo dopo che il Re avrà deciso. Ad ogni modo, l’obiettivo dell’intero atto di regolamentazione del marketing è sicuramente lodevole.

L’intento finale dell’emendamento è quello di andare a colpire ogni messaggio pubblicitario ed ogni azienda che sfrutta l’insicurezza e la scarsa autostima come leve di vendita e che contribuiscono così al continuo innalzamento della “body pressure”.

Quello della “kroppspress” (body pressure – pressione sull’accettazione fisica secondo determinati canoni) è stato un tema molto dibattuto in Norvegia nell’ultimo anno.

Fonte: Daily Mail UK

Queste erano le notizie della settimana!
Se sono state utili, ti do appuntamento a lunedì prossimo 😉

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Andrea Felicella

Andrea Felicella

Napoletano d'origine, cresciuto immerso nella natura Umbra. Nerd dal primo respiro, sportivo e fortemente appassionato di tutto ciò che è "geek" oltre che di Musica e di Economia. Le dinamiche dell’imprenditoria mi affascinano da sempre e sono particolarmente legato alle discipline che riguardano il Marketing. È così che dopo aver venduto la mia prima attività commerciale nell'estate del 2020, ho deciso di diventare un Marketer a tutto tondo. Oggi svolgo attività di consulenza per PMI e professionisti.

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