copertina Markethings, la rubrica di notizie selezionate a tema marketing, ogni settimana sul marketingignorante.it

[MarkeThings #42]: gli elementi predittivi di Google Ads, Nike approda su Roblox e le altre notizie della settimana.

La reazione del pubblico alla questione dei dislike di YouTube è sempre più chiara, mentre arriva in Europa il primo spot natalizio di Prime Video!

Ti do il benvenuto nel numero 42 di MarkeThings, la selezione settimanale delle notizie più interessanti in ambito marketing e digital, secondo Marketing Ignorante.

Tutti i lunedì, puoi sfogliare i titoli nelle Stories in evidenza del nostro profilo Instagram, mentre qui nel Blog troverai sempre un approfondimento per ogni titolo citato.

Se ti va, inviaci feedback, suggerimenti ed opinioni su questo formato e sul suo contenuto.
Potresti contribuire a migliorarlo di settimana in settimana.

Buona lettura!

1. Google Ads: nuovi tool per la previsione della domanda e per lo studio dei trend.

Ok, siamo finalmente arrivati a quel punto dello sviluppo tecnologico in cui scenari come quelli descritti nei film Minority Report e Matrix non sembrano poi così tanto assurdi, al di là del contesto cinematografico.

Predire i trend che dominano le preferenze dei consumatori è qualcosa che i marketer hanno sempre cercato di fare con migliaia di tecniche dall’affidabilità estremamente variabile.

Poi, c’è chi è in grado di farlo con naturalezza ma in quel caso più che di una skill, andiamo a parlare di un vero e proprio dono.

E se presto si riuscisse ad ottenere una predizione attendibile, semplicemente fornendo una serie di dati ad un’intelligenza artificiale capace di “vedere il futuro” in modo aritmetico?

Nulla di fantascientifico, anzi…

Stiamo parlando della naturale evoluzione di strumenti e algoritmi che sono attivi nel grande mondo dei dati, più o meno da sempre. Anche da prima della rivoluzione digitale del Web 1.0 e 2.0, certamente.

Ma è proprio sullo sviluppo di questi algoritmi predittivi attraverso l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, che Google sta lavorando con l’obiettivo di offrire uno strumento di predizione praticabile e quanto più affidabile possibile, per tutti gli utenti di Google Ads.

Oltre agli elementi di predizione specifica, la pagina Insights di Google Ads si è arricchita anche di altri dettagli succulenti per gli amanti dei dati.

Previsioni di domanda.

Il primo tra gli strumenti predittivi che Google ha rilasciato in beta pubblica, permette di ottenere una previsione della domanda di un dato prodotto per un arco temporale futuro di 6 mesi.

La stima, viene prodotta incrociando i dati storici dell’account Ads che si sta utilizzando, con dei processi di machine learning che produrranno infine una prospettiva che rappresenterà certamente un utilissimo alleato numerico nella creazione, gestione ed organizzazione di campagne di marketing.

Fonte: blog di Google.

Dati sull’interesse dei consumatori.

Una nuova sezione che è molto interessante nonostante non riguardi direttamente le previsioni è quella che si occupa di monitorare dei dati aggregati ed anonimizzati utili a comprendere come il nostro consumatore target esprime il suo interesse per un dato prodotto durante la fase di ricerca online.

Più nel dettaglio, questi dati aggregati verranno assemblati in modo da produrre dei modelli che contengono le query di ricerca più diffuse in riferimento ad un prodotto che abbiamo da offrire.

Per ogni modello, nella sezione dedicata all’interesse dei consumatori, l’advertiser potrà osservarne la crescita generale e le performance in relazione alle campagne di sua proprietà.

Uno strumento certamente importante per comprendere più a fondo i processi logici che avvicinano i consumatori ai prodotti che stiamo vendendo e per creare campagne più efficaci.

Fonte: blog di Google.

Audience Insights.

Questo nuovo gruppo di metriche, raccoglierà i dati relativi alle affinità del nostro pubblico specifico in relazione al nostro trascorso creativo e quindi agli asset pubblicitari in nostro possesso.

L’advertiser potrà quindi scoprire in maniera dettagliata, quanti utenti hanno preferito un certo gancio rispetto ad un altro e che incidenza hanno questi utenti nel numero totale di conversioni risultate da una singola campagna.

Fonte: blog di Google.

Variazioni dei dati storici.

Infine, quest’ultima implementazione della pagina Insights di Google Ads permette di osservare come le nostre scelte strategiche vanno ad impattare in tempo reale le performance delle nostre operazioni pubblicitarie.

Insomma, quelli appena rilasciati da Google sono senz’altro degli strumenti estremamente importanti nella costruzione di una strategia pubblicitaria ad alta precisione.

Il fatto che una buona parte di questi dati siano di tipo aggregato ed anonimo, lascia ben sperare per una prospettiva di funzionamento lineare degli strumenti pubblicitari di Google anche in seguito all’avvento imminente del cookieless web e più in avanti, del Web 3.0.

2. Instagram: due nuove funzionalità in fase di rollout.

Come ormai avviene quasi una volta alla settimana, Adam Mosseri ha annunciato l’arrivo di due nuove funzionalità aggiuntive direttamente dal suo profilo Instagram.

Questa volta, sfruttando il formato Reel è andato a presentare quella che lui stesso definisce una “finally feature“, ovvero una di quelle funzionalità che sarebbero dovute esistere da tempo e che finalmente hanno fatto la loro comparsa e poi una discutibile aggiunta per “gestire la rabbia“.

La “finally feature” riguarda i caroselli, che ad oggi sono a tutti gli effetti tra i formati di contenuti più ingaggianti della piattaforma. Dai un’occhiata a questo interessante report in merito!

Perché “finally”?

Perché la possibilità di eliminare un singolo contenuto appartenente ad un carosello, beh, è sempre risultata una caratteristica logicamente naturale che però per qualche ragione è sempre mancata.

Ma dal completamento del rollout generale, questa “flessibilità limitata” dei caroselli diventerà un lontano ricordo perché si potrà rimuovere un singolo contenuto appartenente alla serie di foto/video, senza dover eliminare l’intero carosello.

Al momento la feature è disponibile solo per i dispositivi equipaggiati con iOS, mentre per i dispositivi Android bisognerà attendere ancora un pò.

Se provi rabbia, è meglio che smetti.

La seconda funzionalità in fase di rilascio annunciata la scorsa settimana da Adam Mosseri, riguarda la segnalazione di problemi tecnici o di altra natura.

Rage Shake” è un nuovo metodo di segnalazione, pensato per reagire più rapidamente ad una problematica tecnica della piattaforma, o meglio, per permettere all’app di interpretare quella che secondo Instagram è una reazione fisica diffusa quando ci si trova di fronte ad un bug dell’app.

È importante sottolineare che da quanto si può vedere nel video, sembrerebbe che oltre ai bug tecnici, con il “Rage Shake” si potrà accedere allo spettro completo delle segnalazioni.

E nonostante il modo fresco e leggero utilizzato per diffondere la notizia, che non è assolutamente da biasimare, la nascita di una funzionalità del genere potrebbe essere un interessante spunto di riflessione.

Per farla semplice, il fatto che si arrivi a provare rabbia per ciò che vediamo durante la nostra esperienza utente, al punto da iniziare a stringere forte il nostro dispositivo scuotendolo come se cercassimo di strangolarlo (un pò alla “brutto bacarospo” dei Simpson per intenderci) beh, potrebbe anche voler dire una semplicissima cosa…

Che è arrivato il momento di prendersi una pausa!

Oggi più che mai, il benessere digitale dovrebbe essere una priorità per gli utenti di ogni tipo.
Ma fin troppo spesso finiamo per dimenticarcene.

Certamente lo spirito di Instagram nel design di questa feature si fonda tutto sull’importantissima cultura del feedback. Tutto splendido.

Però, per quanto possa valere, ecco un consiglio oggettivo:
Se provi rabbia mentre sei su Instagram o social simili, è meglio che smetti di utilizzarli per un pò.
Magari torna solo dopo qualche ora, a mente fresca, pronto per prendere decisioni consce e sane.

3. Il progetto di Nike su Roblox.

Il mondo di Roblox si espande a vista d’occhio e con lui cresce anche l’interesse commerciale dei grandi player del “mondo analogico”. Dopo Chipotle, di cui vi ho parlato in relazione ad Halloween nel primo numero di questo mese, è il turno di uno dei più importanti brand di sportswear al mondo: Nike.

Qualora la relazione tra questo gioco e il marketing non ti sia perfettamente chiara, stiamo parlando di un fenomeno che sfiora la sfera del digital clothing per cui puoi consultare l’ottima risorsa prodotta dalla nostra Michela Zantedeschi e naturalmente di tutte le implicazioni tra marketing e metaverso che mi sembra superfluo definire.

Welcome to Nikeland.

Si, ok, forse il nome è leggermente scontato, ma è così che i creativi di Nike hanno voluto battezzare l’area virtuale completamente brandizzata che è stata appena aperta al pubblico dell’universo Roblox.

Nikeland è uno spazio all’interno del quale gli utenti possono svolgere una variegata serie di attività, proprio come avviene nei grandi store esperienziali tematici offline.

Vista panoramica dello showroom durante un soleggiato lunedì.

Nel dettaglio, i visitatori che parteciperanno agli eventi di lancio potranno prendere parte a sfide multi-player di mini-giochi come “the floor is lava“, dodgeball e tag game.

Oltre a poter esplorare per intero un vasto showroom dove saranno esposti i modelli di punta delle attuali collezioni oltre alle ultimissime uscite. Dalle calzature agli accessori, tutto potrà essere indossato e provato!

Questione di target.

Chiaramente, il target di questa iniziativa virtuale di Nike è prevalentemente costituito dai consumatori potenziali della Gen Z e della Gen Alpha.

Ad aggiungere un pò più di zucchero alle varie attività che i giocatori possono svolgere all’interno di Nikeland, vi è l’integrazione di dati biometrici utili a rendere il tempo trascorso all’interno dello spazio virtuale di Nike, ancora più cool!

All’interno di Nikeland infatti, il gioco “ascolterà” anche il potenziometro del dispositivo mobile da cui si sta giocando, così che spostandosi fisicamente o scuotendo il terminale, si potranno compiere movimenti particolari, come un long jump.

Infine, per rendere ancora più ricca l’esperienza all’interno di Nikeland, ogni visitatore potrà creare il suo mini-gioco utilizzando dei kit forniti dal brand, costituiti da accessori Nike interattivi.

Insomma, la versione moderna ed infinitamente più creativa delle iniziative di marketing con gadget, follemente in voga una ventina di anni fa (e non è mica finita).

IRL – In Real Life.

La cura dell’esperienza per questa prima iniziativa di Nike in relazione al concetto di metaverso, non termina all’interno del gioco.

Come accennato nelle righe precedenti infatti, i movimenti fisici del giocatore possono avere un impatto sui movimenti dell’avatar, ma c’è dell’altro.

Una partnership triangolare tra Nike, Snapchat e Roblox darà vita nel mese di dicembre ad un’iniziativa che mixa la dimensione di Nikeland con esperienze da vivere IRL.

All’interno del mega-store House Of Innovation di New York, l’intero piano dedicato ai bambini, potrà trasportare questi ultimi all’interno di Nikeland grazie all’utilizzo di una lente specifica per Snapchat.

La lente permetterà ai bambini (accompagnati ed assistiti dai genitori) di visualizzare una versione di Nikeland adattata all’ambiente offline dello store di New York, dove potranno partecipare a tanti mini-giochi e scovare tutti gli easter-egg che gli sviluppatori hanno “nascosto” nella versione virtuale del negozio.

Un altro grande successo quello appena portato a casa da Roblox, che dopo la quotazione in borsa avvenuta nello scorso mese di marzo, oggi dimostra un tasso di crescita netto del 102% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, con un picco di fatturato in Q3 di 509.3 milioni di dollari.

Qualcuno pensa ancora si tratti solo di un gioco?

4. YouTube nasconde i dislike: una settimana dopo.

A dire il vero, quando ho deciso di includere il titolo nel numero della scorsa settimana, non credevo che i feedback sulla questione dei dislike prendessero una conformazione così compatta.

Le ragioni che YouTube ha voluto trasmettere al suo pubblico attraverso la voce di Matt Koval, sono riuscite a spaccare dapprima l’opinione della community per poi canalizzarla quasi completamente verso il rigetto di una modifica che osservata da un altro punto di vista, può effettivamente destare preoccupazioni.

Delle preoccupazioni legate alla qualità dei contenuti presenti in piattaforma, alla possibilità per gli utenti di valutare un dato contenuto senza dover accedere per forza ai commenti e di conseguenza al probabile “appiattimento creativo” che l’omissione di un semplice numero potrebbe comportare.

Certo è che parlare di “un semplice numero” è riduttivo, molto riduttivo.

Si, perché quel numero rappresenta l’espressione degli utenti che oltre ai cari, vecchi algoritmi con cui ogni marketer deve prepararsi a combattere, è in grado di influenzare positivamente e negativamente la visione di un altro utente riguardo ad un dato contenuto.

Ma in fondo, non è proprio per questo che il team di YouTube ha deciso di nascondere il contatore dei dislike al pubblico?

La teoria dice di si.
Quello che potrà succedere in pratica contro il fenomeno del bombing controllato di dislike, è tutto da vedere.

Ma ci sono anche altri aspetti della questione come ci ha fatto notare il co-founder della piattaforma Jawed Karim che ha comunicato il suo dissenso tramite un aggiornamento della descrizione di un video che lo ritrae e che ha fatto la storia della piattaforma perché fu il primo video ad esservi caricato: lo storico “Me at the zoo“.

Nell’ultima versione del suo messaggio al pubblico di YouTube, Karim sottolinea dapprima la visibile dissonanza tra il linguaggio verbale ed il linguaggio del corpo di Matt Koval nel video che contiene la comunicazione ufficiale da parte di YouTube e che nella data di pubblicazione di questo articolo conta un numero di dislike quindici volte superiore a quello dei like.

“The spoken words did not match the eyes. The video reminded me of an interview Admiral Jeremiah Denton gave in 1966. I have never seen a less enthusiastic, more reluctant announcement of something that is supposed to be great.”

Inizia così la critica di Jawed Karim che punta a sottolineare un aspetto che per molti potrà essere sembrato scontato o che peggio, potrà essere passato inosservato.

“Nothing can be great if nothing is bad.”

Il fulcro della tesi sostenuta da Karim ruota intorno all’affermazione “nulla può essere grandioso, se nulla è penoso”.

Un concetto che una volta applicato a piattaforme come YouTube, che hanno sviluppato le radici del proprio business model intorno agli UGC (User Generated Content) ha perfettamente senso.
Specialmente se si osserva la piattaforma in ottica di lungo termine.

Come segnala Jawed Karim, l’eliminazione del conteggio dei dislike e quindi del dissenso visibile, di una metrica importantissima proprio per la sua negatività, rischia di trascinare la piattaforma verso la mediocrità.

Una mediocrità risultante da contenuti pensati per compiacere, per rimanere sulla cresta dell’algoritmo.
Una mediocrità che in generale, per tutte le piattaforme, scaturisce dalla paura del rifiuto, dalla paura di essere feriti dai pareri negativi.

Certo il motivo alla base della decisione di YouTube, da quanto è stato dichiarato, riguarda un altro contesto altrettanto spiacevole, ovvero quello della veicolazione dell’odio.

Ma come in tutte le cose, “da grandi poteri, derivano grandi responsabilità” (R.i.p. Zio Ben) e speriamo proprio che dal potere di nascondere i dislike al pubblico, non derivi per YouTube la responsabilità di aver accompagnato la piattaforma verso un lento e triste declino.

5. Il primo spot natalizio di Prime Video in Europa.

“An Unlikely Friendship” è il titolo semplice ma fortemente esplicativo che Prime Video ha assegnato al suo primo spot natalizio, realizzato per il mercato europeo.

Prodotto dal noto Blur Studio, lo spot è parte della più ampia campagna “Every Smile Tells a Story”, che mira ad evidenziare le numerose emozioni che gli show televisivi possono evocare negli spettatori.

Facendo leva sullo spirito del Natale, lo spot “An Unlikely Friendship” (tradotto: “un’amicizia improbabile”), racconta la storia assurda di un’amicizia più inverosimile che improbabile: quella tra un guardiano dello Zoo ed una iena.

Nell’immaginario collettivo, la iena è nota proprio per essere un animale dalla risata facile, l’esatto contrario del protagonista dello spot che capiamo subito essere un uomo cupo, dal sorriso raro se non estinto.

Ma è proprio grazie ad uno show guardato nelle pause del suo turno di lavoro che il guardiano ricomincia lentamente a sorridere fino a quando non viene notato da una iena, con cui decide di condividere la visione dello show che era riuscito a rallegrarlo.

Da quel momento, tra i due nasce un’amicizia decisamente improbabile che li porta a condividere lo spirito del Natale tra una risata e l’altra.

Un modo creativo e divertente quello sfruttato da Prime Video per comunicare una probabile utilità sociale del suo prodotto attraverso un’improbabile visione della realtà che inevitabilmente strapperà un sorriso allo spettatore, confermando così la tesi sostenuta dalla campagna globale del servizio di streaming.

Il simbolismo della iena.

Interamente realizzata in CGI (computer-generated imagery), “Hattie” la iena simboleggia non solo il bello di una risata condivisa, ma anche il fortissimo supporto emotivo che gli animali domestici possono dare alle persone in difficoltà.

Infatti, alle spalle dello spot si cela un’iniziativa benefica che spiega ancora di più il profondo senso dell’Ad.

In riferimento allo spot “An Unlikely Friendship”, Prime Video ha donato 100.000 sterline (fonte dato: campaignlive.co.uk) all’associazione no-profit Pets As Therapy, che si occupa di procurare animali da compagnia e quindi da terapia, a soggetti in difficoltà che non potrebbero permetterseli altrimenti.

Allo stesso tempo, Pets As Therapy è anche parte del programma Amazon Smile, per cui acquistando dal dominio smile.amazon.co.uk, gli utenti inglesi possono effettuare una donazione automatica inclusa nel prezzo non maggiorato della merce, verso tutte le associazioni che fanno parte del programma.

Ecco lo spot, buona visione!

Queste erano le notizie della settimana n. 42 di MarkeThings!
Se sono state utili, ti do appuntamento a lunedì prossimo 😉

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Andrea Felicella

Andrea Felicella

Napoletano d'origine, cresciuto immerso nella natura Umbra. Nerd dal primo respiro, sportivo e fortemente appassionato di tutto ciò che è "geek" oltre che di Musica e di Economia. Le dinamiche dell’imprenditoria mi affascinano da sempre e sono particolarmente legato alle discipline che riguardano il Marketing. È così che dopo aver venduto la mia prima attività commerciale nell'estate del 2020, ho deciso di diventare un Marketer a tutto tondo. Oggi svolgo attività di consulenza per PMI e professionisti.

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