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[MarkeThings #43]: Microsoft affronta le suore, la multa dell’AGCM per Amazon e Apple e le altre notizie della settimana.

Spotify annuncia una nuova partnership con Netflix dedicata agli amanti delle serie TV, mentre sono partiti ufficialmente i test sul prolungamento della durata del formato Storia!

Ti do il benvenuto nel numero 43 di MarkeThings, la selezione settimanale delle notizie più interessanti in ambito marketing e digital, secondo Marketing Ignorante.

Tutti i lunedì, puoi sfogliare i titoli nelle Stories in evidenza del nostro profilo Instagram, mentre qui nel Blog troverai sempre un approfondimento per ogni titolo citato.

Se ti va, inviaci feedback, suggerimenti ed opinioni su questo formato e sul suo contenuto.
Potresti contribuire a migliorarlo di settimana in settimana.

Buona lettura!

1. Partiti i test per le Instagram Stories da 60 secondi.

Torna a far parlare di sé il leaker e sviluppatore Alessandro Paluzzi, che abbiamo citato più volte in questo formato per aver anticipato l’uscita di gran parte delle più recenti funzionalità rilasciate da Instagram.

Questa volta, le anticipazioni dello scorso mese parlavano di una possibile estensione di durata nel formato storia.

Informazioni che sono state confermate ufficialmente da Instagram con una dichiarazione rilasciata a Social Media Today:

“La possibilità di creare Storie più lunghe è stata molto richiesta dalla community. Siamo perciò felici di testare i post Storia dalla durata di 60 secondi, così che gli utenti potranno creare e vedere Storie con molte meno interruzioni.”

Portavoce Instagram per Social Media Today.

Le recenti implementazioni in fatto di esperienza utente in relazione ai video, che sono a tutti gli effetti i contenuti più consumati all’interno della piattaforma, non fanno altro che confermare la prospettiva strategica di cui vi abbiamo parlato nel mese di luglio in MarkeThings #27.

Quest’ultima, unita al focus generale di Meta nel riconquistare le fasce di pubblico più giovane, lascia immaginare un futuro molto vicino in cui potremo avere un Instagram sempre più simile a TikTok, dopo averne riprodotto gli elementi chiave in fatto di UI e UX.

Il test relativo alla durata prolungata delle storie, è live su cerchie ristrette di utenti e consiste semplicemente nella possibilità di caricare un video di 60 secondi in Storie senza che l’App vada a “tagliuzzarlo” in porzioni da 15 secondi.

2. L’Antitrust italiano sanziona Amazon e Apple.

È ufficiale la risposta dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato italiano in merito ai fatti che vedono protagonisti Amazon ed Apple, nella distribuzione di prodotti Beats (di proprietà di Apple).

L’indagine, che si è risolta con una sanzione da 203 milioni di euro in totale (€134,5M per Apple e €68,7M per Amazon), si riferisce ad un accordo privato tra i due “tech-giants” stilato e sottoscritto nel 2018.

L’accordo prevedeva dei criteri di selezione per i canali di distribuzione dei prodotti Beats, definiti discriminatori dall’AGCM in virtù dell’Art. 101 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea.

I criteri in questione erano previsti da alcune clausole che impedivano a rivenditori ufficiali e non ufficiali di utilizzare Amazon.it per la vendita dei prodotti Beats.

I risultati dell’indagine svolta dall’AGCM hanno evidenziato una volontà, da parte di Apple, di introdurre delle restrizioni quantitative sul numero dei rivenditori, autorizzando di fatto solamente Amazon e pochi altri soggetti scrupolosamente selezionati.

Una scelta, che secondo l’AGCM si è riflessa non solo sui rivenditori, penalizzandoli, ma anche sui consumatori che si sono trovati di fronte ad una quantità minore di sconti e promozioni a cui poter aderire.

Il provvedimento dell’AGCM, sta funzionando come una sorta di precedente che ha dato il via allo stesso tipo di indagine anche in Spagna e Germania visto che le limitazioni applicate in Italia per Amazon.it si estendevano anche alla distribuzione al di fuori dei confini nazionali.

La risposta dei tech giants.

In merito alla conferma della sanzione, arrivata ufficialmente il 23 novembre scorso, Amazon e Apple hanno dichiarato entrambe che svolgeranno un’azione di ricorso nei confronti dell’AGCM.

Amazon, nella sua risposta, sottolinea l’incongruenza tra le accuse e quello che è il suo modello di business che “si basa sul successo dei rivenditori”, come riporta TechCrunch.

Mentre Apple, ha sottolineato l’importanza cruciale che l’azienda attribuisce alla qualità dei suoi prodotti (che intendono essere i migliori al mondo) e che non vi è quindi nulla di sbagliato nella volontà di selezionare con cura chi è autorizzato a distribuirli e chi non lo è, con riferimento diretto alla falsificazione.

Anche la risposta di Apple è leggibile in lingua originale nello stesso contenuto di TechCrunch.

Nonostante il Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea includa dei sistemi giuridici che mirano a tutelare i mercati della Federazione con lo scopo di creare un campo di gioco “equo” o come lo definisce la stessa AGCM, un level playing field, le pratiche di condizionamento della concorrenza non sono di certo estinte.

Un precedente però, può sempre fungere da “combustibile” nell’avviamento di azioni coordinate che possono avere un’efficacia maggiore.

Ma il momentum è pur sempre un fattore determinante, specialmente quando i tempi delle macchine giuridiche nostrane prevedono anni ed anni per produrre un singolo procedimento.

Un fattore, quest’ultimo, estremamente sfavorevole specialmente quando si ha a che fare con mercati caratterizzati da una volubilità estremamente rapida (come quello del tech).

3. Spotify: la nuova partnership con Netflix ed il feed stile TikTok.

Una novità succulenta per gli amanti delle serie TV, quella annunciata da Spotify il 23 novembre scorso.

Come spesso accade quando si entra fortemente in sintonia con prodotti di intrattenimento come film e serie TV, il consumatore dimostra la necessità di andare oltre il prodotto stesso per continuare a consumarlo attraverso prodotti collaterali come i famosi “contenuti speciali” o tutto ciò che viene caratterizzato a tema.

Ed è proprio in risposta a questa necessità tipica dei consumatori di serie TV che Spotify ha ideato uno spazio interamente dedicato a questa categoria di utenti.

Netflix Hub, nasce con lo scopo di fornire contenuti di approfondimento e raccolte musicali tematiche, interamente dedicati alle serie Netflix più in voga.

Spotify definisce questo meccanismo utilizzando il termine “ossessione” e per descriverlo fa un esatto riferimento numerico alle 22.500 playlist a tema Squid Game che sono state create dagli utenti nelle primissime settimane seguenti all’uscita della serie.

Dal podcast ufficiale della serie “The Crown” fino alle OST (Original Soundtrack) complete delle serie più amate, gli utenti potranno raggiungere i contenuti del Netflix Hub semplicemente digitando “Netflix” nella barra di ricerca.

Sfortunatamente, al momento, Netflix Hub verrà rilasciato in America, Canada, Australia, Nuova Zelanda, Inghilterra, Irlanda ed India.

Non è ancora noto se anche gli appassionati di serie TV italiani potranno, in futuro, accedere alla raccolta ufficiale di audio-prodotti Netflix, attraverso Spotify.

È tempo di sperimentazione.

Un’altra novità interessante che riguarda Spotify, è legata al lancio di una serie di test che in caso di buona riuscita potrebbero portare anche Spotify ad assomigliare a quella che oggi possiamo definire a tutti gli effetti la piattaforma trendsetter più “spiata” del mondo digital: TikTok.

Il primo a scovare la funzionalità in fase di test “chiuso” è stato Chris Messina, l’inventore dell’hashtag in persona (e non l’attore), che ha distribuito informazioni sull’aspetto e sul funzionamento della feature attraverso un tweet:

Discover“, visibile tra le icone nella barra di comando in fondo alla schermata primaria dell’App, consiste in un feed verticale dove gli utenti potranno visualizzare i video musicali prodotti dagli artisti.

A giudicare dall’esprienza divulgata da Messina, i video in questione sarebbero in formato Canvas, una sorta di Boomerang che è disponibile per gli artisti dal 2019.

All’interno di Discover, l’utente potrà “scrollare” verso l’alto o verso il basso e giudicare con un “Mi piace” o “Non mi piace” i contenuti proposti all’interno del feed.

Alcuni portavoce di Spotify hanno confermato l’evidenza a numerose testate di settore, ma tutti hanno evitato di fornire ulteriori informazioni in merito ad un eventuale rilascio e/o mercati d’interesse.

Non si può quindi negare che la lista di player del tech che hanno deciso di emulare la UI di TikTok con la speranza di offrire una UX similmente attrattiva, si arricchisce di giorno in giorno.

4. Dopo Apple e Google, Microsoft ha un nuovo avversario: le suore.

Il 30 di novembre, si svolgerà un importante meeting tra il colosso del tech Microsoft ed i suoi azionisti.

Quello in arrivo però, non sarà un meeting ordinario, siccome includerà due proposte provenienti da un gruppo di investitori che desiderano tutelare “l’integrità” dei prodotti sviluppati da Microsoft, in osservanza dei principi di giustizia razziale, diritti dell’uomo e privacy.

Tematiche, queste ultime, che sono state messe in discussione più volte nel corso degli ultimi anni a causa dei noti avvenimenti che hanno coinvolto tutto il mondo, ma che specialmente in America, hanno dato vita a grandi movimenti e nuovi gruppi di attivisti.

Tra questi, vi è un gruppo in particolare che rientra, per una parte della sua missione, nella classificazione di “attivismo digitale” e sto parlando dell’Ordine delle suore di S. Giuseppe della Pace.

L’Ordine, è stato fondato nel 1884 a Nottingham in Inghilterra con lo scopo di difendere e promuovere la giustizia sociale, come strumento di pace. Attualmente le suore di S. Giuseppe della Pace, operano in America, Inghilterra e Haiti.

Cosa ha portato le suore attiviste contro Microsoft?

La questione, ha iniziato a delinearsi da quando Microsoft ha pubblicamente annunciato che avrebbe diminuito la fornitura di strumenti di riconoscimento facciale alle forze dell’ordine americane, in seguito alle rivolte dei movimenti BLM.

Ciò che poi non è stato messo in chiaro pubblicamente dall’azienda, è in quali altri ambiti queste forniture abbiano continuato ad essere distribuite e con quale volume, nonostante che dai documenti pubblici dell’azienda sia emerso un rapporto commerciale con la ICE (ente di controllo sull’immigrazione americano) e con alcuni regimi totalitari (fonte: The Next Web).

A tal proposito, le suore di S. Giuseppe della Pace hanno richiesto in più occasioni a Microsoft di esprimersi in merito a questi dati e di chiarire se le operazioni in corso fossero ancora in linea con i principi etici a cui abbiamo fatto riferimento sopra.

A fronte della mancata risposta da parte del tech giant, le suore attiviste digitali sono entrate in comunicazione diretta e poi in collaborazione con un gruppo di azionisti Microsoft sensibili alle tematiche del rispetto dei principi etici in questione.

Ed è attraverso questo gruppo di azionisti, che durante il meeting del 30 novembre, tutti gli stakeholders Microsoft potranno votare due proposte:

1. Far sì che Microsoft si assicuri che i lobbisti con cui ha instaurato rapporti, rispettino i valori e le policy in materia di diritti umani, giustizia razziale e privacy.
2. Interrompere tutte le vendite di strumenti per il riconoscimento facciale agli enti governativi.

Certo è, che purtroppo si parla di proposte ambiziose in un contesto di dimensioni simili, dove i rapporti con soggetti esterni possono esercitare delle pressioni incredibili, una volta intrapresi.

Ma è ancora più certo che l’operato delle suore di S. Giuseppe della Pace, contribuirà in maniera positiva a diffondere questo tipo di informazioni e di conseguenza ad attivare l’attenzione degli utenti spesso ignari di alcune dinamiche complesse.

Una serie di operazioni, quella portata avanti dalle “suore attiviste digitali” che non solo può contribuire ad avviare una conversazione conscia rispetto ad argomenti tanto importanti quanto complessi, ma che è anche in grado di abbattere molti stereotipi legati a categorie simili di ordini ecclesiastici.

5. Twitter testa il live shopping con Jason Derulo e Walmart.

Era il mese di agosto quando, prima della pausa estiva, vi abbiamo parlato del lancio dei test per l’introduzione dei moduli all’interno di Twitter.

I moduli, sono strutture aggiuntive ideate da Twitter per estendere la serie di strumenti a disposizione dei business e rendere l’App qualcosa di più di un canale di engagement con l’utenza (come se fosse poco, ma la concorrenza è spietata).

In particolare, il modulo che potrebbe attirare una fetta importante di nuovi utenti lato business è il modulo “shopping“, con il quale è possibile trasformare il profilo Twitter di un business, nell’estensione del suo e-commerce.

La novità di questa settimana, riguarda il grande test pubblico del Live Shopping: una modalità che collega il live streaming di Twitter alla funzionalità shopping.

Durante la diretta, l’utente spettatore avrà la possibilità di acquistare in tempo reale i prodotti dal business host della diretta streaming.

Un test in grande stile.

Le funzioni di cui sto parlando, sono attualmente un probabile spoiler di quello che forse potremo vedere in futuro anche qui, dall’altra parte dell’Oceano.

Trattandosi quindi di un test rivolto esclusivamente al mercato americano, il primo evento di live shopping su Twitter si è svolto proprio ieri, coinvolgendo due pesi massimi dei mercati americani: Walmart e Jason Derulo.

L’evento, organizzato da Walmart, è consistito in uno show di varietà della durata di 30 minuti, con Derulo come protagonista principale, alle prese con le imperdibili offerte della cyber week.

Twitter non è affatto alle prime armi in materia di e-commerce, ma il suo ultimo tentativo di strutturare una piattaforma di commercio connessa all’app social è sfumato nel 2017.

La forte spinta che la condizione sociale degli ultimi due anni ha dato al commercio elettronico, è servita a rinnovare l’interesse di Twitter (oltre che di molte altre piattaforme social) nell’implementazione di strumenti e-commerce per le aziende.

Un approccio senz’altro utile ad avvicinare nuove categorie di business alla piattaforma che prima poteva essere vista come “interessante a livello economico” solo dalle media company.

Queste erano le notizie della settimana n. 43 di MarkeThings!
Se sono state utili, ti do appuntamento a lunedì prossimo 😉

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Andrea Felicella
Andrea Felicella
Napoletano d'origine, cresciuto immerso nella natura Umbra. Nerd dal primo respiro, sportivo e fortemente appassionato di tutto ciò che è "geek" oltre che di Musica e di Economia. Le dinamiche dell’imprenditoria mi affascinano da sempre e sono particolarmente legato alle discipline che riguardano il Marketing. È così che dopo aver venduto la mia prima attività commerciale nell'estate del 2020, ho deciso di diventare un Marketer a tutto tondo. Oggi svolgo attività di consulenza per PMI e professionisti.

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