[MarkeThings #5]: l’ascesa di Clubhouse, la pubblicità del domani e le altre notizie della settimana.

copertina Markethings, la rubrica di notizie selezionate a tema marketing, ogni settimana sul marketingignorante.it

Il nuovo trend dell’audio-network ha fatto subito parlare di sé, così i colossi dei social tradizionali corrono ai ripari tra nuovi servizi, nuove funzioni e nuove grandi, grandissime opportunità. Questa è la selezione #5 delle notizie più interessanti in ambito marketing e digital.

Ogni lunedì, puoi sfogliare i titoli nelle Stories in evidenza del nostro profilo Instagram e qui nel Blog troverai sempre un approfondimento per ogni titolo citato.

Buona lettura! 

1. Audio-Social: l’ascesa di Clubhouse e la reazione di Twitter.

Clubhouse è il nome che negli ultimi giorni ha fatto il giro del web ad una velocità incredibile.

Solo in Italia, e solo nell’ultima settimana, il picco di popolarità del termine nella Google Search, ha raggiunto il punteggio massimo in quasi tutta la penisola, secondo Google Trends.

Si è parlato già così tanto del nuovo “social vocale” che sarebbe superfluo spiegare di cosa si tratta, ma se non ne hai mai sentito parlare, dai un’occhiata qui.

Le possibilità create da questa nuova idea di network sono decisamente interessanti, ma nonostante la grandissima attenzione ricevuta nelle ultime settimane, Clubhouse, rimane aperto solo su invito e per il momento è accessibile esclusivamente agli utenti che operano in ambiente iOS.

Questa scelta non è un caso, ma una volontà ben precisa dei due fondatori Rohan Seth e Paul Davison, che dopo aver lanciato una moltitudine di app e servizi dal 2011 ad oggi, questa volta hanno scelto di far crescere il bacino di utenza in maniera graduale.

I motivi alla base di questa strategia progressiva sono due. Il primo riguarda lo sviluppo della piattaforma, che è tutt’ora in corso e che non riuscirebbe a supportare un’ondata di presenze non programmata.

Il secondo motivo è legato al desiderio di lasciar crescere la community con un’eterogeneità del tutto naturale.

Ad ogni modo, da quanto dichiarano i due fondatori nell’ultima comunicazione ufficiale, Clubhouse è in rapida evoluzione e l’obiettivo primario è quello di poter aprire le porte a tutti, nel minor tempo possibile.

Ma nel frattempo, tra i punti del programma diffuso da Rohan e Paul, è presente una voce interessantissima per i creator.

Clubhouse infatti è già a lavoro su dei metodi di retribuzione dei creator attraverso sistemi di tipping, ticketing e sottoscrizioni a pagamento.

Il trend che è stato ufficialmente inaugurato da Clubhouse, stava già iniziando a diffondersi a fine 2020 con l’uscita di “Spaces”, il formato vocale di Twitter.

Twitter Spaces, competitor direttissimo di Clubhouse, è stato lanciato con l’intenzione di creare delle stanze di conversazione live, dette appunto “space”, in cui poter discutere pubblicamente. Il roll-out di questa nuova funzione è in corso con modalità progressiva, a partire da un numero di utenti e communities molto ristretto.

Non ti sembra di averla già sentita questa storia?

Infatti, questo modus operandi estremamente somigliante a quello messo in atto da Clubhouse, ha permesso a Twitter di procedere nella fase di test di una piattaforma integrata così complessa, con maggiore cautela e renderà più semplice la gestione dei numerosissimi bug evidenziati dagli utenti che hanno avuto la possibilità di usare gli Spaces in anteprima.

2. Facebook: Nuova sezione “News” in UK e l’ombra delle Newsletter.

In un periodo in cui “polarizzazione” e “libertà di espressione” sono i termini più roventi intorno al mondo dell’informazione e della comunicazione, la necessità di cambiare la rotta per il futuro della libera informazione è sempre più pressante. Per fortuna, gli utenti diventano sempre più attenti e di conseguenza le piattaforme stanno cambiando proprio sotto i nostri occhi.

Disponibile negli USA già da tempo, Facebook News è ufficialmente arrivata in UK. La nuova sezione dedicata alle news è il frutto di una lunga conversazione tra gli editori ed il colosso di Menlo Park, che ha scelto come primo mercato al di fuori dagli USA, proprio quello inglese.

La nuova sezione, raccoglierà le pubblicazioni delle più grandi firme dell’editoria britannica e potrà essere completamente personalizzata in base agli interessi dell’utente.

“Questo è solo l’inizio di una serie di investimenti nell’ambito delle News” dichiara Jesper Doub, Partnerships Director per Facebook News Europa.

Lo scopo di News, è quello di rendere il giornalismo e l’informazione reale (non quella nata e pensata per i social) più accessibile agli utenti, ma allo stesso tempo l’intento è anche quello di fornire agli editori stessi, nuove opportunità di monetizzazione dei propri contenuti, acquisizione degli iscritti e nuovi dati su cui strutturare campagne mirate.

I prossimi mercati nel mirino di Facebook News sono quello francese e quello tedesco.

Ora, come me, starai sicuramente pensando “Bene, ottimo per i grandi editori! Ma i piccoli creator?”.

A rispondere ci pensa il New York Times, che grazie ad una soffiata di “persone molto vicine a Facebook”, ha diffuso un’indiscrezione secondo cui Facebook starebbe lavorando ad uno strumento molto efficace e molto in voga nell’ambito delle pubblicazioni e delle news; le newsletter.

Dopo l’acquisizione di Revue (servizio per creare newsletter, simile a Substack) da parte di Twitter, anche Facebook ha inserito la buzzword “newsletter” nei progetti per il futuro prossimo (forse il servizio vedrà la luce in America durante la prossima estate).

L’obiettivo, sarebbe quello di supportare giornalisti e creator indipendenti con un’opportunità di monetizzazione diretta.
Si presume che verrà applicato lo stesso modello di business proposto dalle numerose start-up nate in seguito al nuovo boom delle newsletter:
la piattaforma guadagna in fees sul costo dell’abbonamento.

Nulla di certo per il momento, ma la prospettiva è sicuramente interessante.

3. Instagram presenta la sua Dashboard professionale e Twitter si da al birdwatching.

Proprio all’inizio della scorsa settimana, Instagram ha aperto ufficialmente la “Dashboard Professionale” ai suoi utenti business.

La dashboard è parte di un ampio programma di sviluppo che nel 2020 ha visto il lancio di diverse nuove features a supporto di creators ed utenti business. Questo nuovo pannello, permetterà nel tempo di avere uno sguardo sempre più approfondito sulle proprie insights.

Al momento, la sezione non è propriamente “rivoluzionaria”, ma Instagram ha comunicato che continuerà ad implementarne le funzionalità che al momento permettono solamente di avere delle insights sull’interazione più approfondite, di gestire i servizi offerti dalla pagina e di rimanere informati con news e tips direttamente da Instagram su come utilizzare al meglio la piattaforma.

Nel frattempo, da San Francisco, Twitter annuncia “Birdwatch”.

Con una scelta estremamente contestuale in fatto di naming, Birdwatch è il nuovo programma di Twitter contro la disinformazione.

La novità, risiede nel fatto che il programma funzionerà solo grazie alla community. Infatti, con Birdwatch, saranno gli utenti stessi a poter identificare i contenuti che ritengono fraintendibili o disinformativi, attraverso la creazione di note che saranno visibili nel tweet in questione.

Questo, secondo Twitter, permetterà un’identificazione molto più rapida di contenuti potenzialmente pericolosi per la veridicità e la qualità dell’informazione che circola all’interno della piattaforma. In più, la funzione delle note, potrà anche rappresentare un elemento di “social proof” che fornirà un contesto più “familiare” ad un’informazione dubbia o di dubbia provenienza.

4. Google: la questione australiana, il futuro dell’advertising e le app fai-da-te.

Lunedì scorso abbiamo parlato della questione australiana, che ha visto coinvolti Google e Facebook, seppure in un ruolo secondario.

Nel corso di questa settimana, Mel Silva, Managing Director di Google Australia è comparsa in un’audizione pubblica davanti alla Commissione di Legislazione Economica del Senato australiano per discutere delle proposte di modifica che Google intende sottoporre all’attenzione dei legislatori.

Per rendere più chiara la situazione agli occhi dell’opinione pubblica, Google ha pubblicato una sorta di pagina F.A.Q., che racchiude tutte le domande più comuni sulla delicata circostanza, oltre ad un video in cui Mel Silva descrive i fatti dalla prospettiva del gigante di Mountain View.

Ad alleggerire il clima in casa Google arrivano due ottime novità, una che riguarda l’advertising, l’altra che può rappresentare una curiosa svolta nell’uso che facciamo dei dispositivi digitali.

Nell’ambito dell’advertising, arrivano le prime buone notizie relative alla sperimentazione del metodo FLoC, per un futuro privacy-first del settore e per un internet cookie-less.

Se non ti occupi di advertising, FLoC è l’acronimo di Federated Learning of Cohorts.

Un nuovo algoritmo in fase di sviluppo open-source, nato nell’ambito del programma Privacy Sandbox di Chrome, con l’obiettivo di eliminare l’uso dei cookie di terze parti dalla faccia del web.

In estrema sintesi, FLoC, non andrà più a raccogliere dati di utilizzo e navigazione dal singolo utente, ma raggrupperà gli utenti in coorti suddivise per interessi.

La buona notizia è che i risultati ottenuti fino ad ora, lasciano intendere che FLoC costituisce un perfetto sostituto all’utilizzo dei cookie con un risultato minimo del 95% di conversioni per dollaro speso se comparato al sistema tradizionale di pubblicità basata sui cookie.

Infine, un’altra interessante novità da Google riguarda l’acquisizione di AppSheet.

AppSheet è un progetto nato nel 2014 che permette agli utenti di creare applicazioni personalizzate, senza l’uso di una singola linea di codice.

Bensì, le fonti di dati a cui AppSheet deve accedere per assecondare le richieste di creazione di applicazioni mobile, tablet e web, sono Google Drive, Dropbox oppure Office365.

La versione gratuita di AppSheet permette di creare la propria App con tutti gli strumenti disponibili e farla testare ad un massimo di 10 persone. Dopodiché, sarà necessario selezionare uno dei due piani a pagamento per continuare a sfruttare le funzionalità senza limiti.

Dalla semplice app personalizzata di fitness tracking, all’agenda perfetta, fino alle prospettive d’impiego nell’ambito della digitalizzazione aziendale, l’acquisizione di AppSheet da parte di Google lascia immaginare delle curiose prospettive per la compagnia e per noi attori della digital economy.

5. Telegram ti aiuta a progettare la “fuga” da WhatsApp, Line e Kakao Talk.

Con due video tutorial dal tono ironico, Telegram ha comunicato ai suoi utenti l’esistenza della nuova possibilità di trasportare integralmente le chat da App come WhatsApp, Line e Kakao Talk.

Nel farlo, il servizio di messaggistica guidato da Pavel Durov, non ha perso l’occasione per sottolineare la presenza di strumenti di comunicazione più accattivanti, come gli stickers animati visibili nei tutorial.

Gli strumenti che permettono di esportare le chat dalle App di messaggistica più usate al mondo erano già presenti da molto tempo e Telegram non ha fatto altro che sfruttare questa opportunità per creare un collegamento diretto con la propria App.

Per gli utenti che utilizzano WhatsApp in ambiente iOS basterà entrare nella sezione “Info” di singoli contatti o gruppi, cliccare “esporta chat” e selezionare Telegram tra le proposte della finestra successiva.

Per compiere la stessa operazione in ambiente Android, sarà necessario entrare nella chat che desideriamo esportare e cliccare il menù in alto a destra, selezionare “Altro”, cliccare “esporta chat” e poi selezionare Telegram come destinazione.

6. Nuova sezione per Pinterest: l’ibrido Instagram-TikTok.

Dopo aver superato il record di 400 milioni di utenti mensili e dopo aver annunciato a settembre l’adozione del formato “Storia”, Pinterest è pronta a rendere la propria user experience ancora più completa.

Nascono gli Story Pins (icone per la visione rapida delle storie nella parte alta dell’App, come per Instagram) ed il nuovo feed che permetterà agli utenti di navigare tra le storie dei loro creator preferiti, scoprire nuovi creator o tornare a rivedere gli Story Pins che non sono riusciti a vedere in tempo reale.

Esatto, gli Story Pins non sono contenuti a tempo!

Tutt’altro, gli Story Pins sono arrivati per restare e per portare un ulteriore carico di valore all’interno della community.

Secondo la dichiarazione ufficiale di Pinterest durante l’annuncio del nuovo formato, la scelta d’introdurre uno strumento così diffuso, si è basata sulla possibilità di poterlo usare diversamente.

Infatti, da quanto descritto nel comunicato ufficiale, gli utenti usano Pinterest alla ricerca dell’ispirazione, dello spunto, dell’idea che potrebbe cambiare loro la giornata.

È per questo motivo che gli Story Pins, non mirano al puro ed effimero intrattenimento, ma sono nati con l’obiettivo di durare nel tempo ed essere una nuova fonte di scoperta e d’ispirazione per chi frequenta la piattaforma.

Queste erano le notizie della settimana.
Se sono state utili, ti do appuntamento a lunedì prossimo 😉

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Andrea Felicella

Andrea Felicella

Napoletano d'origine, cresciuto immerso nella natura Umbra. 27 anni, nerd dal primo respiro, sportivo e fortemente appassionato di tutto ciò che è "geek" oltre che di Musica e di Economia. Sono sempre stato affascinato dalle dinamiche dell’imprenditoria e sono particolarmente legato alle discipline che riguardano il Marketing. È così che ho deciso di diventare un Marketer a tutto tondo. Dopo aver venduto la mia prima attività commerciale nell'estate del 2020, ora lavoro come consulente per piccole imprese e professionisti.

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