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[MarkeThings #7]: Nascono le Web Stories di Google, lo smartwatch di Facebook e le altre notizie della settimana.

Emergono finalmente dei dati incoraggianti sull’evoluzione del comportamento online degli italiani, mentre TikTok sarà il primo social media a sponsorizzare un campionato europeo di calcio.

Questa è la selezione #7 delle notizie più interessanti in ambito marketing e digital, secondo Marketing Ignorante.

Ogni lunedì, puoi sfogliare i titoli nelle Stories in evidenza del nostro profilo Instagram e qui nel Blog troverai sempre un approfondimento per ogni titolo citato.

Buona lettura! 

1. Il comportamento online degli italiani: è uscito Digital 2021, il report di We Are Social.

È disponibile online l’interessantissimo report di We Are Social, svolto in collaborazione con HootSuite e costruito con i dati collezionati da GlobalWebIndex.

Le ricchissime slides, racchiudono informazioni molto utili a comprendere più nel dettaglio i trend iniziati nell’anno della pandemia e presentano una raccolta di dati su scala globale e nazionale.

Il tutto, è accessibile in forma integrale e gratuita proprio qui.

Un ottimo supporto dunque, per confermare ed approfondire le teorie che un qualsiasi interessato o attore del mercato del digital, ha potuto elaborare spontaneamente in questo singolare periodo di grandi cambiamenti.

Lo “sprint digitale” dovuto all’esigenza di fronteggiare le difficoltà imposte dal COVID, ha visto nella fascia di popolazione 16-64, un forte aumento del tempo trascorso online che oggi raggiunge le 6 ore al giorno.

© We Are Social

Un altro dettaglio importante conferma che i contenuti più consumati in assoluto sono quelli in formato video, mentre è possibile notare una buona crescita nel settore dell’audio e del gaming.

Esatto, gli italiani giocano, a prescindere dal dispositivo e consumano contenuti a tema. L’E-sports Adv, di conseguenza, ne guadagna in solidità.

Allo stesso tempo, sono in crescita generale gli utenti che hanno operato online per la prima volta in questo anno e vanno a sommarsi ai 50.54 milioni di italiani online, l’83.7% della popolazione.

Di questi 50.54 milioni, il 97% possiede uno smartphone ed è proprio da lì che il 47% degli italiani online accede al web.

© We Are Social

I social media più utilizzati sono, in ordine, Youtube, WhatsApp e Facebook. È bello notare come nel 2021, è in aumento del 4%, la percentuale di utenti italiani che hanno dichiarato di aver preso parte alla discussione online, per un totale dell’85% di tutti gli italiani online.

Infine, una crescita del 24% nel volume di spesa online rispetto al 2019 ed una propensione all’acquisto uniforme per tutte le fasce d’età, non può che favorire la visione nitida dei mercati di domani.

Quelli appena riportati e tutti gli altri contenuti di questo report, possono essere un valido aiuto per comprendere come i brand dovranno approcciarsi ai mercati di competenza, da ora in avanti.

2. Google presenta le Web Stories e ribalta la concezione del formato.

L’interesse di Google nei confronti del formato storia era noto da tempo.

Si è vociferato che queste potessero essere indicizzate direttamente dai social media che le supportano, all’interno dei risultati di ricerca.
Ma in realtà, la prima applicazione reale del nuovo formato, sarà prodotta da Google stessa.

Le Web Stories di Google, racchiudono un potenziale molto, molto forte.

In effetti, l’audience di riferimento non sarebbe più limitata alle cerchie raggiungibili in una community “chiusa” come quella di un social network, ma questo formato andrebbe ad impattare una web audience molto più ampia.

In un video di approfondimento pubblicato sul canale dei Google Web Creators, vengono messe in evidenza le differenze tra Web Stories e tutte le riproduzioni di Storie che abbiamo visto susseguirsi negli anni.

E quindi, cos’è che rende le Web Stories differenti?

Oltre all’aspetto legato all’audience e quindi alla possibile copertura, un’altra caratteristica veramente distintiva è che le Web Stories non sono un contenuto a tempo!

Proprio così, le Web Stories non scadono e questo è sicuramente legato al fatto che il formato nasce per una prima applicazione a supporto dell’editoria digitale.

Ricordi la questione australiana di cui abbiamo parlato in due appuntamenti di MarkeThings?

Ecco, le Web Stories rientrano sicuramente in una strategia più ampia che ha come protagonista la nuova sezione News Showcase, nata anche per ovviare alle obiezioni sollevate dagli editori e dai governi di alcune nazioni del mondo.

Perciò, questa innovativa variante di Storie, rimarrà sempre in possesso di chi la pubblica siccome quest’ultimo sarà responsabile dell’hosting del contenuto.

Un contenuto che non avrà alcun tipo di restrizione editoriale e non sarà dipendente dalle regole e dall’infrastruttura di una piattaforma chiusa.

Per citare Google “Your copyright, your content, your rules”.

Infine, l’ultima caratteristica indispensabile da citare, riguarda l’indicizzazione delle Web Stories.

Si, le storie di Google si comporteranno esattamente come una pagina web e saranno raggiungibili anche attraverso la search.

Non è tutto, ma consigliamo l’approfondimento nella pagina ufficiale del prodotto che è attualmente in deploy sperimentale nella sezione Discover, ma solo per il mercato americano, indiano e brasiliano.

3. TikTok aumenta l’offerta di contenuti calcistici, mentre in Russia diventa teatro di scontri politici.

Già da quanto abbiamo potuto intuire in MarkeThings #3, i contenuti calcistici su TikTok raggiungono un altissimo grado di interesse.

Sembrerà una banalità, ma una buona progettazione strategica dal punto di vista delle preferenze nazionali può decretare il successo o l’insuccesso di una data piattaforma, in un dato paese.

L’ottimo riscontro ottenuto dagli account ufficiali della Serie A, ne è la conferma.

Ma a tal proposito, la grande novità di questa settimana è rappresentata dall’accordo di sponsorizzazione ufficiale nato tra TikTok e UEFA, per EURO2020.

Per la prima volta, una piattaforma di intrattenimento digitale sponsorizza un’importante competizione calcistica internazionale. D’altronde, i numeri parlano chiaro e basta pensare all’hashtag #football che ha superato i 70 miliardi di visualizzazioni.

Inoltre, dal giorno dell’annuncio, TikTok ha chiesto alla propria community di scegliere il nome ufficiale della partnership che avrà inizio con la creazione dell’account istituzionale di UEFA EURO 2020.

Allo stesso tempo, spostandoci in Russia, possiamo osservare un estremo cambiamento all’interno della piattaforma, che nel tempo ha aggiornato più volte le sue policy per ciò che riguarda gli argomenti politici.

Ciononostante, la sezione russa di TikTok, è improvvisamente passata da un’offerta di contenuti di puro intrattenimento ad un vero e proprio teatro di aspri scontri politici che vedono la piattaforma satura di contenuti tematici sul caso Navalny, all’interno di ogni categoria.

Cosa ne pensi del rapporto tra politica e social media?

Fonte: Tech Crunch.

4. Facebook annuncia che punterà a ridurre i contenuti politici.

In un comunicato ufficiale, Facebook dichiara che nelle prossime settimane procederà a variare temporaneamente in negativo la distribuzione dei contenuti politici.

L’unica eccezione riguarda i contenuti sulla cronaca sanitaria.

Il feedback da cui è nata la necessità di questo test, sarebbe arrivato direttamente dalla community che avrebbe lamentato una presenza massiva di contenuti politici nel News Feed.

Ad ogni modo, Facebook dichiara che seppure ogni Feed è differente dall’altro, l’ammontare generale dei contenuti politici negli Stati Uniti non supera il 6% della totalità di contenuti.

Ma dichiara anche che allo stesso tempo, è consapevole del fatto che anche un singolo contenuto può andare ad incidere negativamente sulla User Experience.

Che sia credibile o meno, questa dichiarazione d’intenti è un’ulteriore dimostrazione di quanto il ruolo dei social media si sia rivelato tremendamente incisivo nell’influenza delle dinamiche sociali – sia in negativo, che in positivo.

In America ad esempio (e di esempi ce ne sarebbero diversi), secondo un recente sondaggio svolto in seguito ai fatti di Capitol Hill, la concezione dei social network è molto cambiata e la maggior parte degli utenti americani vede le piattaforme mainstream come potenzialmente “radicalizzanti”.

Il report sul sondaggio di riferimento è stato distribuito in esclusiva da Axios.

Alla luce dei dati incoraggianti che vedono evolversi il comportamento degli italiani online, non credi che questo tipo di sondaggio possa rivelare dati importanti anche in Italia?

5. Twitter fa leva sulla chiarezza e assegna dei badge agli account dei rappresentanti delle istituzioni.

“Twitter è dove le persone vanno per sapere cosa sta succedendo e per essere informati dai rappresentanti del Governo”.

Con questa frase si apre la comunicazione ufficiale con cui Twitter annuncia l’ampliamento del programma di “etichettatura” degli account governativi e dei media affiliati.

Infatti, l’operazione ha avuto inizio nell’agosto 2020 ed è stata applicata ai paesi facenti parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Ma dal 17 febbraio, vedremo un’estensione del programma ai paesi che fanno parte del G7 ed altri paesi che sono stati identificati da Twitter come potenzialmente soggetti ad azioni di “information operations” riconducibili agli enti statali e parastatali.

Cosa sono le information operations?

Con questo termine, Twitter descrive i tentativi di manipolazione dei contenuti da parte di entità che sono in qualche modo connesse ad uno Stato.

Per mantenere alta la linea di principio che mette la trasparenza al primo posto ed il supporto della conversazione pubblica non influenzata, esiste un archivio che racchiude tutti i contenuti identificati da Twitter come contenuti potenzialmente polarizzanti, non autentici o distorsivi.

E per favorire ancora di più gli utenti nella valutazione critica dei contenuti che consumano, Twitter ha scelto di fornire automaticamente gli account verificati di personaggi politici, rappresentanti e capi di Stato, con un’etichetta che ha lo scopo di creare un contesto ancora più chiaro e distinguibile agli occhi di tutti gli utenti lettori.

6. Uno smartwatch per tracciare gli Health Data? Nulla di nuovo, se non fosse che a produrlo potrebbe essere Facebook.

Secondo delle indiscrezioni riportate da Mashable, che riporta a sua volta la fonte iniziale, Facebook starebbe lavorando ad una propria linea di smartwatch da lanciare nel 2022.

Dal punto di vista del gigante di Menlo Park, l’accessorio tech darebbe agli utenti la possibilità di sfruttare le funzionalità del social network, incluso messenger, per condividere i propri dati relativi all’attività fisica direttamente con amici, personal trainer e addetti ai lavori.

Questo, secondo Facebook, risulterebbe in un’esperienza di allenamento più immersiva, sicura ed avvincente.

A confermarlo sono anche i provider di servizi per il fitness, che attraverso dei sondaggi rivolti ai propri utenti, hanno identificato dei segmenti che sarebbero più motivati a portare avanti i programmi di allenamento, se questi fossero più sociali e condivisibili.

Allo stesso tempo, è impossibile non tenere conto del fatto che un vettore di raccolta dati come quello che stiamo ipotizzando ora, non ha precedenti e potrebbe rappresentare un grande vantaggio strategico per l’azienda.

Considerando gli eventi degli ultimi anni, come lo scandalo di Cambridge Analytica e tutte le questioni legate alla privacy degli utenti, è difficile prevedere la reazione dell’audience nei confronti di un dispositivo volto alla condivisione dei propri dati biometrici.

7. Burger King: entrata trionfale nel mondo del gaming con una geniale campagna contro l’odio in chat.

Il mondo del gaming è un universo in continua espansione, che come abbiamo potuto vedere all’inizio di questo approfondimento, giorno dopo giorno sta includendo al suo interno una varietà sempre più ampia di utenti.

È per questo che a giovarne, oltre ai produttori ed i vari fornitori di servizi inerenti, sarà anche l’ambito della pubblicità.

In base a questo principio, Burger King, ha iniziato ad essere attivo nell’ambito del gaming a gennaio 2020, quando ha stretto una partnership con Riot Games, il produttore di uno dei videogame competitivi più giocati al mondo: League of Legends, che conta ad oggi, più di 8 milioni di giocatori.

L’accordo ha dato vita alla prima lega ufficiale belga del gioco, impegnando il gigante del fast food a finanziare almeno la prima stagione competitiva, come riportava il portale di settore Daily Esports.

Ma l’iconico brand, ha stupito tutti gli amanti del titolo, con la sua ultima campagna che attraverso la creatività e l’irriverenza che contraddistingue la comunicazione di Burger King, ha preso di mira i flamers.

Se il gaming non rientra tra i tuoi interessi primari, ti starai domandando chi sono i flamers.

Con il termine flamer, si descrive un utente che fa della maleducazione, dell’odio e dell’aggressività, il contenuto principale della sua comunicazione in-game. Insomma, l’esatto contrario del concetto di fairplay.

L’ingegnosa campagna, nata dalla stretta collaborazione con Riot Games, si è svolta tramite la sostituzione dei tipici asterischi di censura che andavano a coprire le parole offensive non consentite in chat, con la parola che secondo Burger King “tutti amano”: whopper.

Questa modifica temporanea dell’algoritmo che monitora le chat di gioco, ha fatto sì che in un ambiente virtuale frequentato da una grande quantità di flamers che influenzano negativamente le condizioni di gioco, si sviluppasse una situazione esilarante ricca di “mother whopper”, “what the whopper” e “go whopper yourself”.

Infine, per incentivare la viralità dell’iniziativa, Burger King ha sfidato i giocatori a condividere le proprie chat piene di whopper su Twitter in cambio di un’inaspettata, sensazionale ed imprevedibile ricompensa.

Di cosa si tratta? Di un whopper, naturalmente.

A chiusura della divertente iniziativa pubblicitaria, troviamo un claim che recita:

“Le uniche fiamme che ci piacciono, sono quelle delle nostre griglie.
Go WHOPPER yourself!”


Guarda il video completo.

Queste erano le notizie della settimana.
Se sono state utili, ti do appuntamento a lunedì prossimo 😉

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Andrea Felicella

Andrea Felicella

Napoletano d'origine, cresciuto immerso nella natura Umbra. Nerd dal primo respiro, sportivo e fortemente appassionato di tutto ciò che è "geek" oltre che di Musica e di Economia. Le dinamiche dell’imprenditoria mi affascinano da sempre e sono particolarmente legato alle discipline che riguardano il Marketing. È così che dopo aver venduto la mia prima attività commerciale nell'estate del 2020, ho deciso di diventare un Marketer a tutto tondo. Oggi svolgo attività di consulenza per PMI e professionisti.

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