[MarkeThings #8]: WhatsApp crea stati e banner per informare gli utenti, Facebook blocca le news in Australia e le altre notizie della settimana.

copertina Markethings, la rubrica di notizie selezionate a tema marketing, ogni settimana sul marketingignorante.it

L’incontro tra Marketing e Neuroscienze non può che sfociare in tecniche e strumenti eccezionali com’è successo per “Moods”. Allo stesso tempo, il “semplice” passaparola rappresenta pur sempre uno degli strumenti di marketing più potenti di sempre e ce lo dimostra Clubhouse.

Questa è la selezione #8 delle notizie più interessanti in ambito marketing e digital, secondo Marketing Ignorante.

Ogni lunedì, puoi sfogliare i titoli nelle Stories in evidenza del nostro profilo Instagram e qui nel Blog troverai sempre un approfondimento per ogni titolo citato.

Buona lettura! 

1. WhatsApp: Nuove informazioni sull’aggiornamento in arrivo.

Era il 15 Gennaio quando un comunicato ufficiale sul blog di WhatsApp annunciava lo slittamento di uno degli aggiornamenti che ha suscitato più clamore sul grande tema della privacy.

Abbiamo trattato l’argomento in MarkeThings #3 e quanto era stato promesso sul metodo di rilascio, sembra essere in linea con le ultime notizie giunte dal colosso della messaggistica istantanea.

“Abbiamo riflettuto su cosa avremmo potuto fare meglio”

Con le ultime dichiarazioni, WhatsApp informa gli utenti sulla presenza di un nuovo canale di comunicazione in real-time sugli aggiornamenti, consultabile nella sezione “Stato”.

Oltre alla comunicazione diretta attraverso gli stati, gli utenti verranno informati anche attraverso dei banner posti all’interno dell’App, che si potranno “leggere secondo i propri tempi”, come specifica WhatsApp.

I banner in questione, saranno accompagnati anche da una serie di promemoria che contribuiranno a mantenere viva l’attenzione degli utenti su questo complesso argomento, che spesso viene sottovalutato e considerato in modo superficiale da quella fascia di utenti che hanno semplicemente fretta di tornare ad usare il servizio.

Infine, a chiusura del comunicato, WhatsApp ha voluto anche fare un breve approfondimento sul modello di business che permette agli utenti privati di usufruire gratuitamente del servizio, così da chiarire ogni possibile dubbio sulla trasparenza dell’azienda.

Insomma, si è passati da una comunicazione complessa e quasi unilaterale ad una triangolazione di input informativi che lasciano ben poco all’immaginazione.

Ma non sarà un pò troppo? La User Experience potrebbe risentirne? Come reagiranno gli utenti? I business che utilizzano WhatsApp quotidianamente subiranno delle ripercussioni?

Quando si parla di argomenti così importanti, la chiarezza non è mai un’esagerazione.

Soprattutto quando un servizio così diffuso accoglie utenti di ogni fascia d’età e di ogni livello di “preparazione digitale”.

Ma allo stesso tempo, la scelta di un servizio specifico piuttosto che un altro, è una scelta appunto. Non si è costretti in nessun modo e le migrazioni degli ultimi mesi ne sono la dimostrazione.

A dare risposta agli interrogativi posti qualche riga più su, sarà sicuramente il tempo.

2. YouTube punta a rivoluzionare la user experience.

Con il primo appuntamento di una nuova serie dedicata ai retroscena del continuo lavoro d’implementazione della piattaforma, YouTube rivela gli obiettivi di ridefinizione dell’esperienza utente.

Quando parliamo di contenuti, i video, costituiscono il formato più consumato in assoluto su scala globale.

La diffusione delle CTV (Connected TV) e l’espansione di tutto l’ecosistema relativo, lascia intravedere delle occasioni particolarmente interessanti per ogni advertiser e per i creator del settore video.

Ed è così che Neal Mohan, Chief Product Officer di YouTube, ha dato il via ad una serie di articoli specifici, che mirano a coinvolgere gli utenti più curiosi nello sviluppo dei programmi d’implementazione della piattaforma di video streaming più frequentata del pianeta.

Gli obiettivi che sono stati resi pubblici, toccano quasi tutti gli aspetti legati alla fruizione dei contenuti, con un’attenzione particolare nei confronti dei creator.

Vediamo nello specifico di cosa stiamo parlando:

  • Semplificazione della navigazione: Una delle ultime implementazioni di navigazione è stata quella dei capitoli, volta a semplificare lo scorrimento tra le sezioni di contenuti a lunga durata. I prossimi cambiamenti in arrivo, andranno ad automatizzare la divisione in capitoli dei video più rilevanti e nel frattempo verranno messi in pratica una serie di test per renderne la fruizione più intuitiva oltre al restauro dell’interfaccia per navigazioni da tablet.

  • Supportare i nuovi formati: SD, HD, 4K, VR, HDR e Live, sono i formati attualmente supportati dalla piattaforma. Il formato VR, ha visto un’importante crescita ed è per questo che nel corso del 2021, l’App YouTube VR, subirà un restauro della User Interface.

  • Implementazione di YouTube TV (disponibile solo in America): La sezione premium on-demand YouTube TV, conta ad oggi più di 3 milioni di utenti paganti. Questo traguardo raggiunto in così poco tempo ha spinto l’azienda a mettere in programma l’aggiunta di un numero sempre maggiore di contenuti in 4K sotto forma di Add-on a scelta, la possibilità di scaricare questi contenuti per visualizzarli anche offline in qualsiasi momento e per finire, sarà sbloccata la visione simultanea per un numero illimitato di schermi all’interno della rete domestica.

  • Implementazione di YouTube Music: “Il panorama musicale continua a mutare in modo sempre più dinamico” e YouTube Music oggi raccoglie 70 milioni di tracce, video, live performance, remix e playlist, costituendo così una valida offerta alternativa ai numerosi provider di musica in streaming. Seguiranno alla vasta offerta già esistente, una serie di implementazioni riguardanti le playlist create dalla piattaforma, mentre le playlist create dagli utenti verranno rese più visibili e riproducibili dagli altri utenti.

  • Fortificazione della UX infantile: L’intrattenimento per bambini, è diventato ormai una parte integrante della quotidianità per le nuove generazioni digitali, con tutti gli aspetti positivi e negativi del caso. YouTube Kids, è stato lanciato nel 2015 e offre ai genitori la possibilità di monitorare il tempo di utilizzo ed i contenuti che i minori andranno a consumare. Con 35 milioni di visualizzazioni settimanali in più di 80 paesi, YouTube Kids propone contenuti ludici e formativi. Nel corso del 2021 verranno introdotti dei nuovi tool per il parental control, come quello più richiesto dalla community, che permetterà ai genitori di selezionare ed aggiungere dei contenuti specifici alle watchlist dei bambini.

  • Nuove opportunità per i creators: Shorts, il nuovo formato da 15 secondi che ha riscosso un incredibile successo nella fase di test in India, vedrà un secondo roll-out di prova nel mercato statunitense. YPP (YouTube Partner Portal), continuerà ad essere implementato per offrire ai creator, sempre più opportunità di monetizzazione diversificata all’interno della stessa piattaforma. È in corso di sviluppo, una nuova funzione che segue quella delle super chat e dei super stickers per i livestreamer: la funzione applauso. E se gli applausi non sono abbastanza, l’annuncio di un focus sul commercio, può sicuramente riaccendere l’attenzione. È in beta-testing, la funzione di shopping integrato, che permetterà di finalizzare gli acquisti di prodotti fisici direttamente all’interno dell’App.

Continueremo a seguire con attenzione questa serie di annunci con l’obiettivo di tenervi informati su tutte le nuove opportunità offerte da YouTube.

3. Facebook blocca le news in Australia.

Torniamo ad affrontare l’argomento della questione australiana che abbiamo trattato in MarkeThings #4.

In seguito alla proposta di legge del Governo australiano che autorizzerebbe gli editori ad esigere la retribuzione dei propri contenuti da parte di Google e Facebook, le reazioni dei due tech-giants hanno preso strade decisamente differenti.

Google ha deciso di avviare le trattative dirette con gli editori e di lanciare una serie d’implementazioni (distribuite poi anche in altre nazioni) nelle sezioni riguardanti le news (approfondimento al titolo n. 5).

Al contrario, Facebook, nella giornata del 18 febbraio scorso, ha pubblicato un comunicato ufficiale in cui ha annunciato l’interruzione totale dell’accessibilità a contenuti di tipo news per tutta l’audience australiana e la sospensione delle funzioni di pubblicazione per gli editori australiani.

Le conseguenze di questa azione improvvisa e drastica, non hanno tardato a presentarsi.

Il blocco delle news da parte di Facebook ha coinvolto anche due servizi governativi australiani, uno riguardante le informazioni metereologiche e l’altro riguardante le informazioni sulla salute nazionale.

Nello specifico, il blocco impedirà a tutti gli utenti di Facebook di condividere o visualizzare contenuti di tipo news australiani e contenuti provenienti da pagine news australiane.

Gli editori australiani non potranno più pubblicare o condividere alcun contenuto all’interno delle loro pagine ufficiali, ma continueranno ad avere accesso a Creator Studio e Page Insights.

L’audience australiana non avrà più accesso né ai contenuti di tipo news australiani né tanto meno ai contenuti di tipo news internazionali.

Insomma, con la definizione “contenuti di tipo news” è possibile descrivere uno spettro abbastanza ampio di contenuti e questa considerazione non può fare altro che accrescere il disappunto nei confronti di una manovra che Google rifiuta di commentare pubblicamente.

La discussione tra Governo australiano e tech-giants rimane aperta e si conferma sempre più accesa.

Continueremo a monitorare gli aggiornamenti sulla questione, siccome questa inizia a rendersi d’interesse internazionale se consideriamo le preoccupazioni sollevate da alcuni operatori di settori affini come anche il marketing.

In effetti, in uno scenario grigio e negativo sui possibili risvolti della questione, non è da sottovalutare come gli avvenimenti recenti possano costituire un precedente per manovre analoghe in altre regioni del mondo che stanno iniziando a manifestare lo stesso dissenso in merito agli ambiti editoriali e non.

Torneremo certamente a parlare dell’argomento, ne sono certo.

Ma nell’attesa di nuovi risvolti, basti sapere che secondo uno studio del 2020, condotto dalla University of Canberra, il 39% della popolazione australiana usa Facebook per consultare le news e globalmente, il 21% degli australiani utilizza un social network come fonte primaria d’informazione.

4. Instagram Reels: le best practices per sfruttare al meglio il formato e non rimanere nell’ombra.

Abbiamo osservato i primi segni d’irritazione da parte di Instagram per l’uso improprio dei formati in MarkeThings #6.

Dopo il test (ancora in corso di svolgimento, a quanto pare) di validazione volto ad eliminare la funzione che permette di condividere un feed post nelle storie, nato con l’obiettivo di evitare le ridondanze di contenuto e rendere così l’esperienza utente più gradevole e meno ripetitiva, un post sull’account @creators di Instagram ha finalmente puntato i riflettori sul formato Reel.

L’algoritmo che regola la distribuzione dei contenuti, potrebbe iniziare a penalizzare fortemente i Reels che non sono stati prodotti in maniera nativa.

Per nativo, si fa riferimento ad un contenuto pensato e prodotto specificamente per un tipo di piattaforma o per un certo tipo di formato.

Il riferimento è abbastanza chiaro.

Si sta parlando dell’enorme quantità di contenuti di tipo Reel, che vengono “re-postati” dopo essere stati prodotti e condivisi all’interno della piattaforma rivale TikTok.

Il semplice carosello che contiene le best practices, si divide in “Dos” e “Dont’s” per indicare con chiarezza cosa conviene fare e cosa non conviene fare.

Fonte: account Instagram @creators

Il contenuto dei nostri Reels dovrà quindi essere originale, ispirazionale, creativo, sperimentale e soprattutto verticale!

Fonte: account Instagram @creators

Al contrario, i nostri Reels NON dovranno essere sfocati, caricati con bordature grafiche, ripieni di testo e soprattutto non dovranno essere visibilmente riciclati da altre app!

In caso contrario, i contenuti che rispecchiano queste ultime caratteristiche, verranno esclusi dai contenuti consigliati nella sezione discover, ma potranno essere comunque visualizzati dai followers già esistenti, sempre se questi ultimi rispettano le linee guida generali della community.

È proprio il momento di rievocare un antico detto che recita: “severo ma giusto”.

Nonostante certe imposizioni non possono piacere proprio a tutti, in questo caso, l’obiettivo di salvaguardare l’originalità dei contenuti interni ad Instagram è fortemente condivisibile.

5. Vevo mette in campo l’AI con uno strumento di pubblicità emozionale allo stato puro.

Moods è il nome dello strumento pubblicitario lanciato da Vevo nel corso della settimana appena passata.

Il network leader nella promozione e distribuzione di video musicali premium, offre ad oggi una vasta copertura in fatto di visibilità.

Vevo è visibile su YouTube, Apple TV, SkyQ, Echo, FireTV, NowTV, SamsungTV e molti altri.

Per questo, agli occhi di un advertiser interessato al segmento musicale, cifre come 1 miliardo di visualizzazioni mensili e 149 milioni di monthly users tra i 18 ed i 49 anni, rappresentano sicuramente un’attrattiva che guadagna ancora più appeal con l’inserimento di uno strumento pubblicitario innovativo.

Moods, sfrutta un’Intelligenza Artificiale in grado di connettere l’offerta pubblicitaria al target più emotivamente affine a recepire profondamente l’ad.

Questo “matching emotivo”, sarebbe in grado di potenziare fortemente l’ad recall, ovvero il coefficiente di ricordo per un dato input pubblicitario ricevuto.

L’idea si fonda sul principio ben definito dalle neuroscienze, secondo cui la musica è in grado di stimolare la memoria, attraverso l’umore.

In effetti, ognuno di noi ha un particolare elenco di canzoni che sono in grado di rievocare stati d’animo e ricordi, anche molto lontani.

Questo interessantissimo meccanismo, se incentivato volutamente da uno strumento pubblicitario, può svolgere una sorta di “indicizzazione emotiva” che permetterebbe di posizionare al meglio le ad, in base al contesto emozionale dell’ascoltatore target.

I principi di cui abbiamo appena parlato, trovano riscontro nella nuova UI (User Interface) di Vevo, che permette agli utenti di selezionare i propri ascolti sulla base di quattro categorie: hearthfelt, impassioned, empowering e fun.

Allo stesso tempo, dall’altro capo della piattaforma, l’advertiser potrà indirizzare le proprie creatività in modo più preciso, basandosi sul mood più adatto a ricevere il tipo di messaggio in questione.

O più semplicemente, potrà confezionare più varianti di messaggi pubblicitari, corrispondenti a diversi scenari emotivi così da proporli ad un audience certamente più predisposta.

6. Clubhouse: un pre-lancio da 8 milioni di downloads.

Numeri interessanti e coefficiente di viralità altissimo per l’app che è sulla bocca di tutti da settimane, soprattutto se consideriamo che ancora non si è neanche svolto il lancio ufficiale.

Una roadmap atipica e certamente interessante quella che vede al centro dell’attenzione un’applicazione che sembra profetizzare il futuro prossimo dei social network o almeno del modo di rapportarsi ad essi.

Da parte di ClubHouse, nelle ultime settimane non è stato rilasciato alcun aggiornamento o comunicato, ma secondo il servizio di mobile analytics App Annie, l’app è passata da quota 3.5 milioni di downloads del 1 febbraio scorso a 8.1 milioni, in soli 15 giorni.

Il fenomeno sarebbe dovuto all’ingresso di nomi fortemente influenti come Elon Musk e Mark Zuckerberg, ma in poco tempo, quello che possiamo definire “effetto Clubhouse” ha iniziato ad irradiarsi in tutto il mondo digitale.

Infatti, a giovare del sistema di on-boarding chiuso, messo in atto da Clubhouse per la fase di pre-lancio, sono state le app concorrenti che in tempi record hanno iniziato a proliferare in gran parte del mondo.

Tiya e Yalla sono l’alternativa asiatica e quella araba a Clubhouse, che nell’ondata d’interesse nei confronti dell’audio-social hanno iniziato ad accumulare download provenienti da Cina, Stati Uniti, Arabia Saudita e Turchia.

Nel frattempo, i colossi del tech, hanno iniziato a lavorare sui propri servizi audio, come risposta ad una prevedibile ed inevitabile tendenza globale in arrivo. Come abbiamo già visto in MarkeThings #5 e come il New York Times conferma anche nei riguardi di Facebook, che starebbe progettando il suo contrattacco.

L’offerta di contenuti italiani sembra essere di livello molto alto, nonostante la presenza di alcune stanze “di convenienza” progettate solamente per scambiare followers anziché valore puro, come avviene invece nella stragrande maggioranza delle stanze italiane e non.

Nell’attesa di un rilascio per ambienti Android (si, come molti altri Android marketers sfigati, sono in preda alla FOMO) continueremo a monitorare questo interessantissimo trend così da potervi mettere a conoscenza delle nuove opportunità offerte dal mercato, nel minor tempo possibile!

Fonti: TechCrunch, New York Times.

Queste erano le notizie della settimana.
Se sono state utili, ti do appuntamento a lunedì prossimo 😉

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Andrea Felicella

Andrea Felicella

Napoletano d'origine, cresciuto immerso nella natura Umbra. 27 anni, nerd dal primo respiro, sportivo e fortemente appassionato di tutto ciò che è "geek" oltre che di Musica e di Economia. Sono sempre stato affascinato dalle dinamiche dell’imprenditoria e sono particolarmente legato alle discipline che riguardano il Marketing. È così che ho deciso di diventare un Marketer a tutto tondo. Dopo aver venduto la mia prima attività commerciale nell'estate del 2020, ora lavoro come consulente per piccole imprese e professionisti.

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