[MarkeThings #9]: Il marketplace di Spotify, nuovi orizzonti con Waze e le altre notizie della settimana.

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Twitter annuncia il suo modello a subscription, mentre sembra si sia raggiunta una tregua tra il Governo australiano e le big-tech, ma forse è solo l’inizio di una discussione globale…

Questa è la selezione #9 delle notizie più interessanti in ambito marketing e digital, secondo Marketing Ignorante.

Ogni lunedì, puoi sfogliare i titoli nelle Stories in evidenza del nostro profilo Instagram e qui nel Blog troverai sempre un approfondimento per ogni titolo citato.

Buona lettura! 

1. Questione australiana: Raggiunta una tregua.

Ne stiamo parlando da un mese ormai, (anche se la discussione generale sull’editoria è aperta da molto più tempo) ma quella che è stata ribattezzata da MarkeThings come la “Questione australiana“, sembra essere arrivata al dunque.

La scorsa settimana, abbiamo assistito al blocco improvviso da parte di Facebook, di tutti i contenuti di tipo news, per gli editori e per tutta l’audience australiana.

Agli albori della vicenda, la stessa mossa, era stata teorizzata anche da Google che infine ha optato per avviare le trattative con gli editori, come suggerito dal Governo australiano.

Il blocco dei contenuti news, ha portato ad una risposta istantanea da enti molto rilevanti, ma quella più incisiva è arrivata dal Dipartimento della Salute del Governo australiano, che ha prontamente minacciato di annullare le campagne pubblicitarie (a tema vaccini) in programma.

La stoccata, ha raggiunto Facebook dritta al cuore del business e le luci di un’intesa hanno iniziato a riaccendersi.

Oggi, la proposta di legge è stata accettata dal parlamento australiano, ma la regolamentazione è stata sottoposta a revisioni che sono il frutto della mediazione avvenuta negli ultimi giorni con i dirigenti del tech giant.

Al momento, è difficile decretare quale sia il vincitore e quale lo sconfitto in questa vicenda.

Ma allo stato attuale delle cose, una volta entrato in vigore, il nuovo codice rimarrà in stato di valutazione per un anno, al fine di comprenderne il valore reale per il raggiungimento degli obiettivi del Governo.

Alla versione iniziale del codice, sono state apportate delle modifiche che concedono un periodo di due mesi per portare avanti e confermare la mediazione con gli editori, la possibilità (per Facebook) di essere esclusi dal nuovo codice se in grado di dimostrare un numero sufficiente di accordi con gli editori ed un periodo di preavviso di un mese, nel caso in cui il parlamento decidesse di attuare il nuovo codice.

Insomma, l’unica cosa certa è che questa complessa vicenda, ha portato sotto i riflettori un problema costantemente sottovalutato dall’opinione pubblica e lasciato ai margini della discussione globale.

Da un lato, l’esistenza di grandi monopoli dell’informazione sia di origine digitale che analogica, che grazie a regolamentazioni più o meno favorevoli sono in grado di oscurare le più piccole fonti d’informazione indipendente.

Dall’altro lato, il potere estremo dei giganti del tech, che non solo possono favorire la polarizzazione dell’opinione pubblica grazie al modello di business che li caratterizza, ma che hanno dato (più volte) prova di come in un istante siano in grado di far piombare un’intera Nazione nell’isolamento e nella vulnerabilità informativa.

Credi sia possibile arrivare ad una soluzione reale, finché questi poteri rimarranno in mano alle governance centralizzate?

Intanto, come si poteva facilmente prevedere in seguito agli avvenimenti degli ultimi anni, altre Nazioni del mondo stanno iniziando a muoversi dopo aver osservato con attenzione le mosse del Governo australiano.

Inghilterra e Canada, hanno definito il modus operandi australiano come una soluzione agli stessi problemi che stanno vivendo internamente.

Mentre nel frattempo, gli editori francesi e tedeschi vedono la chiusura di accordi molto vantaggiosi con le piattaforme.

In conclusione, le questioni sulla competizione e sui monopoli sregolati dei “tech giants” sono aperte da anni, ma nell’ultimo periodo l’informazione stessa, con le sue evidenti problematiche, è riuscita ad accelerare un processo di sensibilizzazione tra la popolazione del web.

La speranza è sicuramente quella di vivere ben presto un equilibrio che sia in grado di proteggere la libera informazione e la libera espressione in ogni angolo del web.

Mi auguro fortemente che tutto ciò possa diventare qualcosa in più di una semplice speranza.

2. Estesa la partnership TikTok-Shopify: È inclusa anche l’Italia.

Nel mese di ottobre scorso, Shopify ha annunciato una partnership ufficiale con TikTok che ha visto l’attivazione di strumenti specifici volti ad espandere le opportunità di successo degli Shopify Merchants.

Dopo il primo test svolto negli Stati Uniti, Shopify ha scelto di espandere l’azione della partnership anche in Germania, Francia, Italia, Spagna e Regno Unito.

Nello specifico, la collaborazione diretta tra le due aziende, permette ai merchant Shopify di connettere direttamente il proprio account TikTok For Business e di accedere così alle sue funzioni essenziali, senza dover abbandonare il back office di Shopify.

In sintesi, sarà possibile lanciare delle video Adsshoppabili” nel feed di TikTok, direttamente da Shopify.

Le Ads “shoppabili” o più correttamente “acquistabili“, sono dei nuovi formati dedicati, nati proprio da questa collaborazione. Questo tipo di formato Ad, permette all’utente di finalizzare l’acquisto in pochissimi click.

Mentre dal punto di vista del merchant, il formato dedicato rende accessibile il nuovo canale di advertising a business di qualsiasi dimensione, visto che sarà possibile sfruttare dei template pre-impostati da riempire con i contenuti che già si possiedono.

In più, TikTok e Shopify, collaboreranno per lo sviluppo di nuove funzionalità legate al commercio, con l’obiettivo di espandere la reach organica e sponsorizzata per i profili dei merchants.

La partnership, sancisce il primo ingresso ufficiale di TikTok nel mondo del commercio digitale e rappresenta così un modo semplice per i proprietari di business legati a prodotti fisici, di testare nuove audience ad un livello di accessibilità estremamente semplificato.

3. Spotify annuncia lo sviluppo di un proprio Advertising Marketplace.

“A new era for podcast advertising”, inizia così il comunicato con cui Spotify ha annunciato lo sviluppo di una nuova piattaforma che permetterà agli advertiser di raggiungere l’immensa audience del servizio di streaming, con ads sempre più mirate ed efficaci.

Recentemente, Spotify ha introdotto una generosa quantità di novità funzionali alla monetizzazione dei podcast presenti nella piattaforma.

Un esempio è l’espansione della piattaforma Ad Studio (nata nel 2017) o più recentemente, l’acquisizione di Megaphone, piattaforma che permette di pubblicare podcast e creare Ad personalizzate in base al tipo di utente.

Quest’ultimo anno, ha visto un incremento esponenziale del consumo di podcast che da quanto riporta Spotify, facendo riferimento ai dati di eMarketer, negli Stati Uniti avrebbe superato i tempi di utilizzo dei social media, del consumo di video e del tempo trascorso a giocare.

Ma la vera novità riguarda Spotify Audience Network, un marketplace dedicato all’audio-advertising.

L’obiettivo è quello di lanciare una singola piattaforma, che darà l’opportunità agli advertiser di raggiungere l’audience di Spotify, Megaphone e Anchor.

Inoltre, grazie all’acquisizione di Megaphone, Spotify mira anche a trasformare il contenuto delle Ads e renderlo personalizzato per ogni ascoltatore, grazie ad un targeting in tempo reale.

Attualmente, l’azienda non ha rilasciato dettagli specifici sul funzionamento del marketplace, ma il lancio del sistema SAI (Streaming Ad Insertion) per il monitoraggio e la pubblicazione dei contenuti pubblicitari, avvenuto lo scorso anno, lascia presagire che si tratterà di una piattaforma complessa ad alto potenziale.

Attualmente, il sistema SAI è disponibile negli Stati Uniti, Regno Unito, Canada e Germania, ma nel corso del 2021 continuerà ad espandersi in altri mercati.

4. Twitter: in arrivo le membership da “Super Follower”.

Ancora novità da casa Twitter e questa volta vanno a confermare le indiscrezioni che avevamo captato qualche settimana a dietro.

Il 25 febbraio, durante l’Analyst Day, l’evento online organizzato dall’azienda per annunciare obiettivi, strategie e novità sui prodotti, si è parlato di una novità molto importante: l’avvento del modello a subscription.

Non è stato ancora specificato né quando, né come avverrà il roll-out della nuova funzionalità, ma le dichiarazioni ufficiali fanno riferimento alla volontà di Twitter di ripensare le modalità d’incentivazione che spingono utenti e creator a prendere parte alla conversazione pubblica.

Nel corso della presentazione live all’Analyst Day, sono stati presentati alcuni esempi dello strumento di monetizzazione “Super Follow” e di alcuni contenuti accessibili ai soli subscriber.

La subscription che trasformerà un utente standard in “Super Follower”, garantirà l’accesso ad una newsletter premium, un badge da supporter e l’accesso alla community privata.

Quest’ultimo dettaglio relativo alle communities private, potrebbe rappresentare la risposta concreta da parte di Twitter alle implementazioni recenti da parte di Facebook per i gruppi.

In questo modo, Twitter intende aumentare il focus delle conversazioni genuine tra gruppi di utenti con interessi e valori comuni.

L’offerta non è ancora definitiva e potrebbe variare prima del lancio ufficiale, ma il prezzo per usufruire delle funzionalità premium dovrebbe corrispondere a $4,99 al mese, senza vincoli.

5. Waze: Nuove opportunità a vantaggio delle PMI.

Con 140 milioni di utenti in tutto il mondo, Waze rappresenta oggi una vera e propria community di automobilisti più che un semplice tool di navigazione.

La caratteristica che fin dagli albori della sua storia ha distinto l’app di proprietà di Google è proprio l’interazione tra utenti.

Gli automobilisti possono interagire con gli altri utenti attraverso aggiornamenti in tempo reale sul percorso e suggerimenti o segnalazioni per ottimizzare i tragitti.

Anche lo strumento pubblicitario di Waze, introdotto nel 2018, è sempre stato caratteristico grazie ad una tipologia di Ad che contestualizzata in un software di navigazione, ha preso le sembianze di una sorta di “insegna digitale”.

La risposta dell’azienda alla condizione di forte disagio che i proprietari di piccoli business stanno vivendo in questo momento storico è arrivata sotto forma di una piattaforma semplificata di advertising.

Ad Manager è la nuova dashboard di gestione delle campagne che permette di avviare e monitorare l’attività di advertising all’interno di un’unica ed intuitiva piattaforma.

Con lo scopo di espandere le opportunità per i piccoli business locali, l’ultimo aggiornamento ha introdotto i nuovi formati Arrow e Takeover, al fianco dei formati già presenti: Pin (indicatore di posizione brandizzato) e Search (posizionamento premium nella sezione di ricerca).

Il formato Arrow si presenta come un’indicazione non invasiva sul percorso stradale e punta ad evidenziare la posizione dell’attività sponsorizzata così da favorirne la memorizzazione da parte dell’utente.

Il formato Takeover invece viene paragonato ad un cartellone pubblicitario ed entra in gioco nel momento in cui un utente si trova ad uno stop completo, come un semaforo.

Il meccanismo del formato Takeover, permette di attirare l’attenzione del guidatore in maniera più incisiva, soprattutto se supportato dalle nuove call to action “Salva posizione”, “Salva per dopo”, “Chiama ora”, “Raggiungi”.

Un’altra importante novità introdotta dall’aggiornamento riguarda i criteri di targeting, che permettono ora di puntare le campagne in base al CAP specifico, alla città di riferimento, su base regionale oppure in base a delle coordinate geografiche specifiche.

Infine, un ulteriore incentivo per le piccole attività, riguarda la flessibilità delle campagne, che possono essere gestite anche su scala giornaliera e con un investimento iniziale minimo.

Per citare Waze, è proprio il caso di dire che questo tipo di strumento è realmente in grado di rendere la tua attività parte del “customer’s journey”.

6. Il Governo Tribale Cherokee si oppone all’uso del nome da parte di JEEP e altri.

Per decenni, ci siamo abituati a vedere simboli e nomi provenienti dalla storia dei Nativi Americani in ambito commerciale, ma oggi la Cherokee Nation ha scelto di opporsi a quello che ritiene un utilizzo improprio di elementi caratterizzanti della propria cultura.

Per quasi 50 anni, Jeep è stata rappresentata nel mondo dal suo modello di punta, l’iconico Cherokee, il modello di SUV che nella versione Grand Cherokee, quest’anno ha ottenuto il titolo di fuoristrada più premiato di sempre.

Ma Chuck Hoskin Jr., l’attuale presidente della Cherokee Nation ha dichiarato di non ritenere questo uso del nome Cherokee, un buon modo per onorare la cultura nativa.

In diverse occasioni, la casa automobilistica è stata criticata per la scelta di un nome tanto importante per la linea di fuoristrada best-seller e dopo un periodo di sospensione, nel 2013, il nome Cherokee ha fatto nuovamente la sua comparsa.

In risposta alle dichiarazioni di Hoskin, Jeep ha comunicato che il nome del veicolo è stato scelto con attenzione, proprio per voler omaggiare i Nativi Americani, per il loro onore e per la loro prodezza.

Ma allo stesso tempo, non si è accennato alla volontà di apportare modifiche ad un marchio commerciale di altissimo valore.

In pieno stile Cherokee, Chuck Hoskin Jr., ha dichiarato con gentilezza che la casa automobilistica non ha certamente la sua benedizione per l’utilizzo del nome Cherokee e che Jeep, ha rispettosamente rifiutato di agire in tal senso lasciando però una finestra di dialogo aperta, come la stessa Cherokee Nation ha fatto a sua volta.

Insomma, un nulla di fatto da parte di Jeep, per ora, mentre nel corso del 2020 alcuni team di baseball e di football hanno intrapreso un’immediata azione di rebranding come nel caso dell’attuale National Football League’s Washington, D.C., un tempo nota come “Washington Redskins”.

Fonti: CarAndDriver, CNBC.

Queste erano le notizie della settimana.
Se sono state utili, ti do appuntamento a lunedì prossimo 😉

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Andrea Felicella

Andrea Felicella

Napoletano d'origine, cresciuto immerso nella natura Umbra. Nerd dal primo respiro, sportivo e fortemente appassionato di tutto ciò che è "geek" oltre che di Musica e di Economia. Le dinamiche dell’imprenditoria mi affascinano da sempre e sono particolarmente legato alle discipline che riguardano il Marketing. È così che ho deciso di diventare un Marketer a tutto tondo. Dopo aver venduto la mia prima attività commerciale nell'estate del 2020, ora sono un consulente per PMI e professionisti.

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